E c’è che vorrei il cielo elementare / azzurro come i mari degli atlanti / la tersità di un indice che dica / questa è la terra, il blu che vedi è mare”. Così scrive uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, Pierluigi Cappello. Friulano, è nato a Gemona 44 anni fa. Un incidente di moto capitato quando aveva 16 anni – scendeva trasportato da un amico dalle nevi di Sella verso la sua Chiusaforte – lo costringe su una sedia a rotelle. Non si è dato per vinto. Ha letto, ha riflettuto, ha scritto. Ha vinto il premio Bagutta nel 2007 con “Assetto di volo”, il Viareggio Repaci nel 2010 con “Mandate a dire all’imperatore” (entrambi editi da Crocetti). Ma di poesia è difficile vivere, specialmente se si ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. La piccola pensione d’invalidità non basta. Fino a poco prima del Natale scorso, Pierluigi viveva a Tricesimo, in una baracca di quelle che ospitarono i friulani dopo il terremoto del 1976. Ora hanno vinto i topi, e il poeta ha dovuto abbandonarla. È tornato dalla madre, in un appartamento minuscolo, tagliato fuori dal mondo, senza un computer collegato alla rete Internet.

Pierluigi Cappello lavora anche per noi: legge, scrive, distilla parole che fanno bene al mondo e che ci aiutano a capire chi siamo. Compone versi delicati e duri, forti e intensi, in italiano e in lingua friulana. Crea poesia, “inutile in quanto necessaria”, dice, perché la poesia è “linguaggio della gratuità”, “parola imperitura”, antitesi della comunicazione basata sull’utile, che si consuma in un soffio. Senza le sue parole “inutili” saremmo tutti più poveri di quanto può farci diventare la più dura delle crisi. Merita dunque di essere aiutato: è un aiuto non soltanto a lui, ma a noi. Circola un appello che chiede gli siano concessi i benefici della legge Bacchelli, che prevede un vitalizio per gli artisti di chiara fama che versino in condizioni disagiate. Lo ha proposto la Regione Friuli-Venezia Giulia, con un ordine del giorno sostenuto dal presidente Renzo Tondo e votato all’unanimità dal Consiglio regionale. L’appello è sostenuto anche dalle università di Siena, Firenze, Udine, Roma Tre e dall’Accademia della Crusca ed è stato firmato da migliaia di intellettuali e cittadini. Si può aderire inviando una email all’indirizzo istituzionale del presidente del Consiglio regionale, Maurizio Franz (presidente. consiglio@regione. fvg. it). Crescono di ora in ora anche le adesioni alla pagina Facebook per l’ “Assegnazione dei benefici della legge Bacchelli a Pierluigi Cappello”.

A concedere i benefici della legge Bacchelli è la presidenza del Consiglio dei ministri con la controfirma del presidente della Repubblica. Chiediamo dunque a Mario Monti e a Giorgio Napolitano di dire sì e di farlo presto. Sia istruita subito la pratica burocratica e sia rapidamente concesso il vitalizio a Pierluigi, come già in passato ai letterati Anna Maria Ortese e Alda Merini, Gavino Ledda e Federico Tavan, ai cantanti Umberto Bindi e Joe Sentieri, alle attrici Alida Valli e Tina Lattanzi, al “giusto” Giorgio Perlasca. “Ci vuole un’estate piena e un padre calmo / un dio non assiso in mezzo agli sconfitti / ma così in tutta bellezza lo posso immaginare / come un bambino alle prime pedalate, / reggilo, eccolo, tienilo così – adesso tiene / uniti la terra e il cielo dell’estate / non sbanda più, vince, è in equilibrio, / vola via”.

Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2012