“L’Ugl non è un sindacato di destra, è un sindacato e basta”. Giovanni Centrella, 46 anni, a maggio del 2010 ha sostituito Renata Polverini alla guida dell’Unione Generale del Lavoro, sigla storicamente vicino al Movimento Sociale Italiano. Oggi però si trova davanti a Montecitorio insieme agli altri sindacati, Cgil compresa, per protestare contro la manovra del governo Monti.

Centrella, Susanna Camusso ha definito questa manovra “una follia senza equità”, lei una “batosta per il ceto medio-basso”. Valutazioni molto simili.
Siamo d’accordo al 99 per cento. Va bene il rigore, ma Monti non è stato capace di dare equità: i sacrifici dovevano essere suddivisi in maniera proporzionale tra tutti i cittadini. Siamo in piazza insieme e vorremmo restarci anche dopo la manovra, perché l’unità sindacale è fondamentale per i lavoratori.

L’Ugl si è schierata da subito contro la proposta di riforma del mercato del lavoro del senatore Ichino. Anche per voi l’articolo 18 non si tocca?
L’articolo 18 è un segno di cultura, uno dei pilastri dei rapporti di lavoro. Non vogliamo sia toccato, anche perché non è quello il modo per creare occupazione e far crescere il Paese.

Ma così non si difendono i lavoratori già tutelati a discapito di tutti gli altri che non lo sono, come molti giovani?
Al contrario: noi vorremmo che le tutele siano allargate a tutti. Siamo disposti a sederci attorno ad un tavolo con il Governo e parlare di lavoro proprio perché abbiamo a cuore anche chi oggi un lavoro non ce l’ha. Ma è necessario estendere l’applicazione dell’articolo 18, non eliminarlo.

L’Europa però chiede più flessibilità.
Fatemi vedere una lettera in cui l’Europa parli dell’articolo 18. Bruxelles semmai si riferisce alla marea di tipologie contrattuali italiane, tra determinati, indeterminati, a progetto. È qui che bisognerebbe snellire. Il contratto unico però sarebbe un errore, per non dire di peggio: ogni settore ha le sue specificità, quindi ci vogliono tanti contratti collettivi, uno per categoria professionale. Al momento i metalmeccanici ne hanno 7-8 tipi diversi. Facciamone uno, ma che sia per tutti i metalmeccanici.

E per i giovani cosa proponete?
Due cose. Primo: detassare le buste paga di operai, impiegati e pensionati, in modo da sostenere i consumi e rilanciare l’economia. Questo creerebbe occupazione. I soldi, come dice Camusso, si possono trovare con una patrimoniale. Secondo: indirizzare i ragazzi verso i settori in cui l’offerta di lavoro è scarsa e la richiesta alta, come l’ingegneria meccanica. Un nostro studio mostra che c’è grande domanda di operai e impiegati specializzati. Se anziché studiare ingegneria edile, qualche giovane in più facesse meccanica, poi il lavoro lo troverebbe.

Ma non è necessario un superamento del dualismo tra garantiti e non? In Parlamento non c’è solo la proposta Ichino, ma anche quelle targate Madia e Nerozzi-Boeri. Quale le piace di più?
“Ribadisco: l’articolo 18 non si tocca. Anzi, va allargato a tutti i lavoratori. Le proposte che vanno in questo senso le sottoscriviamo. Potrebbero arrivare pure dal Partito Comunista, noi guardiamo il contenuto. Quella di Ichino è bocciata in partenza, su tutte altre si può discutere”.

Lei si augura che il fronte sindacale rimanga unito. Intanto però insieme a Cisl e Uil, l’Ugl ha firmato un contratto dei metalmeccanici che sotto molti aspetti – come turni e straordinari – ammicca al modello Pomigliano di Sergio Marchionne. La Fiom non era neppure al tavolo.
Anche qui va cercata una sintesi. Se il più grande sindacato metalmeccanico resta fuori da Fiat tutti i lavoratori sono penalizzati. E’ vero che su alcuni punti questo accordo va incontro a Marchionne, ma noi l’abbiamo sottoscritto perché porta più soldi nelle tasche dei lavoratori. E poi nel 1993 la stessa Fiom alla Fma di Pratola Serra (Avellino, dove lo stesso Centrella ha lavorato, ndr) e alla Sata di Melfi, entrambi stabilimenti Fiat, ha firmato accordi molto peggiori rispetto a quello Pomigliano. Lì la pausa fisiologica è stata ridotta da 40 a 30 minuti, in Sata è di 17. Cosa sono quelli, lavoratori di serie B?

Susanna Camusso ha definito quella del ministro Fornero “un’aggressione ai lavoratori”, e si è stupita che sia arrivata da una donna. Cosa ne pensa?

Ma è andata effettivamente così. Susanna è una persona che io rispetto moltissimo, che parla sempre a ragion veduta. Questa manovra ha penalizzato in maniera forte le donne e molti lavoratori vicini alla pensione che ora dovranno aspettare. Non sono certo le parole che fanno aumentano la tensione, ma il fatto che un lavoratore si trovi senza stipendio e non sappia come far vivere la famiglia.

A proposito di tensione: lo scorso aprile un rappresentante milanese di Ugl-Taxi ha detto che l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo rischiava di finire come Marco Biagi…
Frasi che non ci appartengono. Le abbiamo condannate in modo deciso, sospendendo il sindacalista e deferendolo ai probi viri. Lui ha fatto ricorso: ora sarà il nostro tribunale interno a decidere.

I tassisti sono una delle categorie tra cui l’Ugl ha più iscritti. Anche questa volta si sono salvati dalle liberalizzazioni, scamperanno pure alla fase due?
I tassisti difendono le loro licenze. Se un anno fa l’ho acquistata a 120mila euro devo avere il tempo di ripagarmela. Non è giusto che un mio concorrente oggi uno la paghi zero. E poi siamo sicuri che a Roma ci vogliano più taxi? Roma avrebbe bisogno di corsie preferenziali e snellimento del traffico. Così i taxi che ci sono già basterebbero.

Ma questo non è un tipico male italiano, difendere degli interessi di pochi a discapito di quelli collettivi?
Intendiamoci: io sono a favore delle liberalizzazioni. Perché solo un figlio di notaio può diventare notaio, e il figlio di un contadino no? In tutti i casi però, anche in quello dei tassisti, bisogna discutere con la categoria interessata, magari dando un lasso di tempo per adeguarsi. Fino ad oggi in Italia non si è liberalizzato proprio perché le misure venivano calate dall’alto.

Ma la base del suo sindacato non è irritata da tanta vicinanza con la Cgil?
Per nulla. E’ vero che l’Ugl parte su posizioni vicine all’Msi, ma si è evoluto e oggi non si riconosce in nessun partito. Pensi che il rappresentante dei lavoratori più votato a Mirafiori è stato Vincenzo Miele, un elettore di Rifondazione Comunista che però si trova molto bene nel nostro sindacato. Allo stesso modo parliamo anche con l’Italia dei Valori. Proprio qualche giorno fa abbiamo avuto un incontro molto costruttivo con il loro responsabile per il lavoro, Maurizio Zipponi.

E il governo Monti è di centro-destra o di centro-sinistra?
E’ un governo di centro-destra, conservatore, che prende misure a favore dei poteri forti. Noi invece difendiamo il ceto medio-basso.

di Giuliana De Vivo e Filippo Santelli