L’apertura del cardinal Bagnasco arriva verso la fine dell’ennesima giornata di polemica sulla questione dell’applicazione dell’Ici agli immobili della Chiesa: ”Se ci sono punti della legge da rivedere o da discutere, non ci sono pregiudiziali da parte nostra”, ha detto il presidente della Cei rispondendo a una domanda a margine di un convegno a Genova. ”Com’è noto – ha aggiunto Bagnasco – il Concordato prevede un particolare riconoscimento del valore sociale delle attività degli enti no profit, tra cui la Chiesa cattolica e, quindi, anche di quegli ambienti che vengono utilizzati per specifiche finalità. Bisogna aggiungere che laddove si verificasse qualche inadempienza, auspichiamo che ci sia l’accertamento e l’assunzione conseguente come è giusto per tutti”.

Prima del cardinale era intervenuta l’agenzia della Conferenza episcopale italiana (Sir) con una nota: ”La Chiesa cattolica paga quello che c’è da pagare, paga quello che è previsto, come tutti, e non gode di nessun privilegio”. Se è vero che “c’è bisogno di una rendicontazione puntuale e scrupolosa sui soldi”, questo deve valere anche per i “beni immateriali”, relativi cioè ai servizi che la Chiesa offre, sottolinea il Sir.

Sulla questione si è espresso in termini molto generali anche il premier Mario Monti: “In 17 giorni non abbiamo preso alcuna decisione e sono a conoscenza di una procedura di aiuti di Stato”, ha detto in conferenza stampa a Bruxelles.

Dalla politica arrivano proposte di emendamenti alla manovra: quattro deputati del Pdl – Maurizio Bianconi, Viviana Beccalossi, Monica Faenzi e Francesco Biava – hanno proposto di far pagare l’Ici anche alle parrocchie, agli oratori e agli edifici di culto o, almeno a quegli oratori che affittano campi di calcio o sale per le feste di compleanno. L’emendamento, spiegano, renderebbe la manovra più equa. Viene proposto di esentare dal pagamento dell’imposta chi possiede una sola casa sotto i 100 metri quadrati. E come copertura propongono di colpire gli Enti Religiosi, con due diverse ipotesi. La prima è quella far pagare l’Ici agli “enti ecclesiastici che svolgono attività commerciale, anche in parte”. Ed è quello che fanno abitualmente tutte le parrocchie e gli oratori che affittano sale per le feste di compleanno dei bambini o campi di calcio la sera, per poter pagare le attività sociali. I quattro parlamentari propongono anche di elevare l’Imposta sugli immobili delle banche. La seconda forma di copertura è ancora più “hard’’. Verrebbe eliminata l’esenzione dall’Ici per gli edifici di culto, per tutte le Associazioni (enti ecclesiastici, onlus, sindacati e partiti) e per gli immobili a destinazione uso culturale”. “Siamo davanti ad una manovra – dichiarano Bianconi, Beccalossi, Biava e Faenzi – che, al di là del nome che porta, deve offrire un forte segnale di equità. E se equità deve essere quindi, è giusto che anche quegli enti, quelle associazioni e tutti quei soggetti che finora sono stati esenti dal pagamento di una tassa, quella sugli immobili, che non fa davvero piacere a nessuno pagare, contribuiscano a risollevare le casse dello Stato”. Secondo i quattro deputati vanno corrette “vere e proprie storture della normativa, che ha permesso ad enti che svolgono attività ‘non esclusivamente commercialì sulla carta, ma che nella pratica sono veri e propri centri di business, di non pagare l’Ici”. Infine c’è “un profilo di concorrenza sleale rispetto ad analoghe attività in mano a privati che non va affatto sottovalutato”.

Una proposta arriva anche da un’altra deputata Pdl, Gabriella Giammanco: “Propongo che, solo e soltanto, gli edifici che hanno finalità commerciali siano sottoposti a tassazione. E’ necessario – prosegue la deputata Pdl – sostenere le attività meritorie che ogni giorno la Chiesa porta avanti a favore del prossimo, ma se per correggere la manovra a favore delle fasce più deboli, sul fronte delle pensioni e su quello dell’Imu sulla prima casa, il problema rimane quello della copertura finanziaria credo che anche la Chiesa, come tutti, debba essere chiamata a un piccolo sacrificio”. “Ferma restando la buona fede della Chiesa, per evitare zone grigie e dubbi interpretativi sulla legge vigente – conclude – penso sia necessario abrogare la norma del 2006 per cui anche gli immobili che non hanno ‘esclusivamente natura commerciale’ possono essere esentati dal pagamento dell’Ici. In questo modo si manterrebbero ferme le esenzioni della legge del ’92 e pagherebbero solo gli edifici utilizzati a scopi commerciali”

Contrario invece alla tassazione sugli immobili della Chiesa è Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera: “Mi sembra che nel dibattito sul pagamento dell’Ici da parte della Chiesa si stia facendo una gran confusione. In discussione non è infatti un privilegio ma un principio di libertà e di sussidiarietà che interessa tutti quei soggetti che svolgono una funzione pubblica. In tal senso è giusto che determinate attività, in parte svolte dalla Chiesa, in parte da altri soggetti, siano esenti”. Insomma, per Lupi “la discussione di questi giorni” è viziata da “rigurgiti di anticlericalismo”.

Ma se la polemica politica si accende in maniera trasversale, l’opinione pubblica sembra avere le idee molto chiare. Non solo l’appello di Micromega per reintrodurre l’imposta sugli immobili ecclesiastici raggiunge 100 mila adesioni in tre giorni, ma anche il sondaggio di Sky fornisce un quadro preciso con la quasi totalità (il 93%) dei partecipanti alla domanda del giorno che riterrebbe opportuna una stretta sull’Ici a carico della Chiesa.