E’ stato presentato all’ultimo festival di Venezia nella sezione Controcampo Italiano e stasera lo si può vedere in proiezione doppia al Lumiere di Bologna alle 20 e alle 23. Parliamo di Black Block, il documentario dell’architetto-regista Carlo A. Bachschmidt, dove riemergono le voci di sette testimoni per raccontare in dettaglio pestaggi e torture da loro subiti nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 alle scuole Diaz di Genova.

A dieci anni dal tragico evento che sconvolse il mondo no-global e il sistema democratico italiano nelle sue fondamenta, il cinema è tornato ad occuparsi di quei concitati giorni in cui per poche ore e in uno spazio geografico ristretto saltò ogni principio basilare dei diritti della persona.

Un’esperienza professionale nello studio Renzo Piano Building Workshop, attività di progettazione e organizzazione di eventi culturali presso Palazzo Ducale, l’architetto genovese Carlo A. Bachschmidt a metà anni Novanta si è specializzato in comunicazione sociale e informazione web rivolta soprattutto ai giovani, fino alla partecipazione nell’organizzazione del Genoa Social Forum.

Nei giorni del G8, Bachschmidt si trovava in piazzale Kennedy, tra l’Infopoint e il Mediacenter. Poi dopo l’incursione alle scuole Diaz e le violenze nel carcere di Bolzaneto è divenuto consulente tecnico responsabile del Genoa Legal Forum per l’analisi e l’archiviazione di tutto il materiale video fotografico relativo alle giornate di quel luglio 2001. Una sorta di archivio in carne, ossa e file, di tutto ciò che è testimonianza video di quei drammatici giorni.

Gioco facile recuperare voci e facce dei ragazzi inglesi, tedeschi e spagnoli intervistati per il documentario partendo dalle manifestazioni festose antiG8, fino alle prime aggressioni della polizia in strada e in quella scuola maledetta. I protagonisti del racconto ripercorrono con lucidità e in ogni dettaglio il tipo di violenza a cui ognuno di loro è stato sottoposto, prima alla Diaz e poi a Bolzaneto.

A dieci anni di distanza tutti i protagonisti del documentario, poi parti lese durante i processi contro la polizia che si sono succeduti, convivono con quel trauma: alcuni hanno impiegato anni ad elaborarlo, molti hanno deciso di trasferire la loro lotta antagonista solo nella propria quotidianità.

“Black Block nasce con l’intenzione di raccontare come la repressione delle Forze dell’ordine abbia controllato le vite, i desideri e le passioni di coloro che hanno vissuto l’episodio più violento mai attuato dalla polizia italiana”, ha spiegato Bachschmidt, stasera presente alla proiezione al Lumiere, “Il mio è stato un modo come un altro di restituire importanza alla memoria di tutti i manifestanti che hanno partecipato alle giornate del G8 e che in forma diversa portano ancora oggi una ferita aperta”.

“In questi anni è stato difficile poter portare fuori dalle aule del tribunale i risultati che sono emersi durante i processi”, prosegue Bachschmidt, “è mancata una comunicazione costante sui risultati processuali che dal 2004 al 2010 sono stati ottenuti”.

Poi sui Black Block da cui prende il titolo il documentario aggiungendo una peregrina “k”, e di cui ancora si parla per le ultime devastazioni del 15 ottobre scorso a Roma: “A Genova i cittadini avvisarono subito le forze dell’ordine. Abbiamo migliaia di telefonate che lo testimoniano. Le valutazioni sul perché non siano intervenute lasciamole stare, però il dato è che sono intervenuti molto dopo. E questo era un dato sul quale si cercava di ragionare durante il processo per vedere se effettivamente si potesse imputare il reato di devastazione e saccheggio. Questo significa che queste persone hanno potuto agire tranquillamente e che l’hanno fatto perché le forze dell’ordine non le hanno mai raggiunte. Allora tecnicamente si può ragionare su questo dato: se le forze dell’ordine non si sono tempestivamente adoperate per fermare il cosiddetto blocco nero, probabilmente questo blocco nero non era così pericoloso per l’ordine pubblico”.

Il documentario è prodotto dalla Fandango di Domenico Procacci che lo scorso settembre presentando il film al festival di Venezia ha dichiarato: “Black Block è nato dall’esigenza che avevamo di documentarci per il nuovo film di Daniele Vicari, Diaz, di cui sono appena finite le riprese (protagonisti Elio Germano e Claudio Santamaria, ndr). E non c’è niente di più efficace delle immagini vere”.

La proiezione è seguita da un dibattito con il regista, l’avvocato di parte civile al processo Diaz-Bolzaneto, Simone Sabattini e il giornalista Filippo Vendemmiati.