Fra i nomi del Governo Monti non mi dispiace quello di Francesco Profumo all’Istruzione.

Spero di non essere smentita dai fatti, ma penso che un ingegnere possa portare una ventata di novità e innovazione in una scuola stanca di essere trattata da ultima della classe e nell’università e nella ricerca che perdono cervelli a favore degli atenei (e mercati) esteri. Anche se mancano le risorse finanziarie, una mente organizzativa può fare davvero molto per la fucina in cui si formano i nostri giovani.

Insegnando negli istituti tecnici e occupandomi a vario titolo di tecnologie –  la chiave del futuro anche se declinata in altri settori, come l’agricoltura, la sanità o l’ambiente, per citarne alcuni – ritengo che abbiamo sempre scontato la mancanza di un tecnologo al vertice del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Basta guardare certi programmi ministeriali, in cui non è rispettata la propedeuticità fra le materie, per cui i docenti e gli allievi arrancano per arrivare a fine anno pronti per l’esame di Stato. Basta guardare i criteri di assegnazione dei dirigenti scolastici, che spesso non sono in grado nemmeno di capire i bisogni didattici delle materie di indirizzo dell’Istituto che dirigono e quindi di intuire, prima ancora che di saper ascoltare, le richieste dei docenti e degli allievi in ordine alle tecnologie. Basta considerare quanti soldi sono stati buttati con il pretesto di tagliare spese e quanti danni hanno fatto tagli e accorpamenti dissennati. Basta vedere i pregiudizi con cui sono stati tagliati corsi universitari avanzati che invece le imprese richiedevano.

Ovviamente tutto dipende anche dalla volontà di analisi dell’esistente e dalla voglia di reale miglioramento che il prof. Profumo saprà dimostrare. E dipende anche dalla impostazione che vorrà dare all’importantissima relazione con il mondo delle imprese, ovvero se l’istruzione sarà posta in un rapporto di confronto oppure di traino rispetto alle imprese, in un rapporto di scambio o piuttosto di servitù.

Infatti il rischio che esiste è che questo governo – scelto, si vede, per fronteggiare la crisi – operi con una logica aziendalista e – per quanto riguarda la scuola – al servizio di Confindustria. La logica imprenditoriale che magari in altri campi potrebbe essere giusta e pagante non si attaglia affatto alla scuola e alla ricerca, per propria natura libere e indipendenti.

Oppure il ministero di Profumo potrebbe cogliere il meglio di tutte le esperienze – quella culturale e quella operativa, quella organizzativa e quella di ricerca  – per farci finalmente uscire dall’oscurantismo in cui purtroppo ci troviamo oggi noi docenti, ricercatori e studenti. Non credo infatti che la crisi della scuola sia (o sia solo) una questione di soldi, ma di logica e di organizzazione, e da un ingegnere ci aspettiamo che le sappia usare un pò meglio della Gelmini.