“Questa alluvione non è certo una novità per noi, e questo è triste. Ma le cose peggiori sono l’indifferenza della gente e lo scaricabarile dei politici”. Don Andrea Gallo, 83 anni trascorsi a lottare per gli emarginati e contro i pregiudizi, parla dal suo studio vicino al porto di Genova, la sua città. Nella voce, la consapevolezza di chi ne ha viste parecchie.

Don Gallo, dopo le Cinque Terre la natura se l’è presa con Genova.
I ragazzi della mia comunità (San Benedetto al porto, ndr) vengono di continuo a portarmi notizie terribili, la città è sconvolta. Io dovevo andare a Sant’Arcangelo di Romagna, pensi che lì oggi (ieri, ndr) c’era il sole. Abbiamo telefonato, per spiegare che io non potevo partire con l’autostrada allagata e con questa situazione. Sono morti anche dei bambini…

L’opposizione accusa il sindaco Vincenzi di non aver fatto abbastanza per prevenire l’alluvione.
Guardi, i tagli del governo alle amministrazioni sono stati tremendi, e questo pesa tanto. Però bisognava organizzarsi meglio. Dalla parte del Bisagno, sul Levante, non hanno previsto nulla. E dire che c’era l’allerta, dopo quello che è successo alle Cinque Terre. E poi, perché non hanno chiuso le scuole questa mattina?

Il sindaco replica che la chiusura avrebbe ingolfato la viabilità (“i genitori avrebbero portato i bimbi dai nonni”), e che “comunque tanta gente che era in giro si è potuta rifugiare nelle scuole”.
Sarà, ma in certe scuole per salvarsi sono dovuti arrivare al quarto piano. Se parliamo di viabilità che non funzionava, ma di chi è la colpa? Ricominciamo con lo scaricabarile dei politici. La pioggia sarà pure stata eccezionale, però a Genova le alluvioni non sono certo una novità. E si capisce: basta guardare come hanno deturpato le colline in 50 anni. Ma c’è un’altra cosa che mi preoccupa.

Ovvero?
L’indifferenza. Tanta gente ti dice: ‘ L’alluvione? Non mi ha toccato, quindi pazienza’. E non va bene, perché stare in una città significa condividere delle cose, partecipare alla vita di tutti.

Vede troppa indifferenza nella sua Genova?
Sì, anche tra i giovani. Qualche sera fa sono stato a una premiazione, a Pegli, e spiegavano che qui in città è molto peggiorata la situazione del volontariato per la pubblica assistenza.

Eppure quando ci fu un’altra alluvione nel 1970 furono proprio i giovani a rimettere in piedi la città.
Certo, io ero con loro in mezzo a quel fango. Pensi che al tempo volevano costruire il monumento al giovane, per celebrare quell’impegno. Ma oggi è diverso. I ragazzi sono scoraggia-ti, delusi. Non cercano più lavoro, sognano di andarsene altrove, all’estero. E questa città è preda di una lenta eutanasia. Non c’è quel vento del cambiamento che soffia da qualche anno a Milano. Le persone e la politica si mobilitano solo per vietare. Per esempio, per impedire la costruzione della moschea.

Lei sembra mettere in correlazione l’alluvione con i problemi di Genova.
Penso che questo dramma faccia emergere le ferite della nostra città. Dobbiamo utilizzare quanto accaduto per un momento di riflessione, per guardarci dentro. Io voglio bene a Genova, è la mia città e la conosco molto bene. Ma dobbiamo tornare tutti a partecipare, ad aiutarci. Lo ripeto: la pioggia è stata eccezionale, ma la non-partecipazione è la normalità.

Ora come si riparte?
I ragazzi delle nostre comunità sono pronti ad aiutare, come sempre. Pur essendo stati emarginati in questa città, sono molto felici di aiutarla. Per loro, è uno stimolo a migliorarsi. In diversi sono già andati nelle Cinque Terre per aiutare la Protezione Civile. E poi abbiamo raccolto scorte e fondi. Lo faremo anche nella nostra Genova.

Don Gallo, cosa chiederebbe a Dio dopo un dramma come l’alluvione?
Gli chiederei perché non ha dato a Mosè l’ 11 ° comandamento: “Rispetta la natura”. Padre Zanotelli (missionario, ndr) me lo ripete sempre: la Bibbia è una contemplazione della natura e delle sue bellezze.