Il premier greco Papandreou e la cancelliera tedesca Merkel

Prima o poi, per dirla alla Bertolt Brecht, anche Georgios Papandreou troverà finalmente il suo ‘giudice a Berlino’. Qualcuno, cioè, in grado di pronunciare davanti a lui quella sentenza che Angela Merkel non ha ancora il coraggio di esprimere: la Grecia è fallita e nessun fondo ‘salva-Stati’ potrà sottrarla al suo destino. Un destino, quello ellenico, che si chiama essenzialmente haircut, termine del gergo finanziario che meglio di ogni altro funge da eufemismo per la parola default. Prima o poi, insomma, i creditori di Atene saranno costretti a passare dal barbiere per spuntare quegli interessi sulle obbligazioni che sono ormai apertamente fuori controllo. Resta solo da stabilire la misura del taglio. E questa, purtroppo, rischia di essere decisamente drastica.

Ne è convinto, tra gli altri, Nicholas Economides, uno che di disgrazie contabili se ne intende e non poco. Professore di Economia alla Leonard Stern School of Business di New York, Economides svolge la funzione di consulente per la US Federal Trade Commission, ma anche per gli esecutivi di Irlanda, Portogallo, Nuova Zelanda e ovviamente Grecia. Ad oggi, probabilmente, il governo di Atene non sembra avergli dato molta retta. Ma presto o tardi la situazione potrebbe cambiare. Interpellato da IlFattoquotidiano.it, Economides ha tracciato un quadro decisamente poco rassicurante, drammatico, decisamente peggiore rispetto alle immagini ufficiali. La Grecia, spiega, dovrà svalutare del 50% i suoi titoli realizzando un concambio in stile sudamericano (ricordate il vecchio Plan Brady?). L’Europa, che la Merkel lo voglia o meno, dovrà garantire l’operazione attraverso emissioni congiunte ma non potrà fare troppo affidamento su un piano di privatizzazioni come quello odierno. Progetto troppo ambizioso, quest‘ultimo, per essere davvero ritenuto credibile.

Professore, lei ha recentemente sostenuto che il secondo pacchetto di aiuti dell’Ue alla Grecia avrebbe condotto il Paese sull’orlo della bancarotta. Ritiene che il default della Grecia sia inevitabile?

La Grecia non è in grado di pagare gli interessi sulla combinazione dei prestiti provenienti dall’Ue, dal Fondo monetario internazionale e dai privati. L’attuale peso del debito greco equivale a circa un quarto dei ricavi totali del settore pubblico. La restituzione dei prestiti, dunque, è chiaramente irrealizzabile. La Grecia deve quindi rinegoziare gli aiuti presentando un’istanza di fallimento sul debito (debt forgiveness). Vorrei inoltre sottolineare che il possibile haircut del 21% sui titoli è reale solo sulla carta e, come ha sottolineato Barclays, stante le opzioni in mano alle banche, questo varrà circa il 10%. (*)

Che fare dunque?

Un taglio pari al 50% degli interessi sull’intero debito greco renderebbe gestibile la situazione. Il governo greco dovrebbe essere onesto con i partner europei spiegando loro di essere impossibilitato a pagare e di avere la necessità di una bancarotta e di un significativo taglio dei premi. Come ho già avuto modo di proporre, dopo l’applicazione dell’haircut la Grecia dovrebbe scambiare le sue obbligazioni con nuovi bond in stile “Plan Brady”. Nuovi titoli garantiti da collaterali di alta qualità, come ad esempio obbligazioni tedesche o eurobond. La strategia dovrebbe essere perseguita il prima possibile. Oggi la Grecia può far leva sulle forti esposizioni delle banche europee sui suoi titoli. Una volta che gli istituti del continente avessero risolto i propri problemi, ci ritroveremmo senza più argomenti e l’uscita dall’euro sarebbe decisamente più probabile.

Insomma, bisogna agire in fretta…

Se la Grecia fa quello che io vado proponendo, sarà ancora necessario ricevere piccoli finanziamenti per uno o due anni dal momento che non abbiamo ancora un surplus economico. Ma attenzione, sto parlando di fondi di scarsa entità, niente a che vedere con i maxi finanziamenti dei due pacchetti Ue/Fmi che sono stati e dovrebbero essere usati per pagare gli interessi alle banche sui vecchi prestiti. Ricordiamoci che i piani Ue servono soprattutto a salvare gli istituti europei, non la Grecia.

Crede che il governo greco stia effettivamente facendo il possibile per evitare la bancarotta? E in caso contrario perché non lo starebbe facendo?

In Grecia come nel resto d’Europa i politici hanno scelto strategie di breve periodo che a lungo termine si rivelano inutili e incapaci di risolvere i problemi. Il governo greco fa soltanto quello che l’Ue gli dice di fare sperando così di sopravvivere ancora per qualche mese. Allo stesso modo, molti altri esecutivi europei preferiscono assecondare le esigenze politiche nazionali o locali proponendo soluzioni chiaramente inefficaci. Sfortunatamente, insomma, tanto in Grecia come in Europa mancano grandi figure politiche capaci di ammettere l’amara verità di fronte ai loro cittadini e di convincere questi ultimi della necessità di misure impopolari.

Difficile che la Grecia riesca a completare il suo primo programma di privatizzazione entro la fine di settembre. Lei pensa che l’obiettivo finale – ricavi complessivi per 50 miliardi di euro entro il 2015 – possa essere raggiunto?

Uno dei principali problemi della crisi greca consiste nel fatto che gli obiettivi imposti dall’Ue non sono realistici. Per i greci sarà impossibile ricavare più di 10, 15 miliardi di euro al massimo, dalle privatizzazioni. E anche in questo caso, per altro, si tratterebbe di numeri da ottimisti. I politici europei hanno tirato fuori queste cifre-obiettivo dal nulla solo per mostrare al proprio elettorato che la Grecia aveva intenzione di prendere parte alla sua stessa operazione di salvataggio. Ma in realtà, che si tratti di numeri davvero assurdi lo capirebbero anche su Marte.

Quali assets dovrebbero, e potrebbero, essere liquidati per primi?

In prima fila quelli “liquidi”, ovvero le partecipazioni statali nelle quote azionarie delle aziende, come la compagnia dell’elettricità Deh, il monopolista delle scommesse Opap, la National Bank of Greece e le altre banche controllate dallo Stato. Inoltre la Grecia dovrebbe privatizzare tutto il suo sistema di trasporto pubblico su strada e le ferrovie. In questo modo potrebbe arginare le sue infinite perdite.

(*) L’ipotesi, in questo caso, è che le obbligazioni greche siano al momento sottovalutate, ovvero scambiate sul mercato ad interessi eccessivamente alti. Di conseguenza un taglio del 21% su un premio attualmente sopravvalutato equivarrebbe, secondo i calcoli di Barclays, a una riduzione pari a non più del 10% premio reale.

di Matteo Cavallito e Mauro Meggiolaro