A Roma il Senato si appresta ad approvare una legge che limiterebbe pesantemente il ricorso dei magistrati alle intercettazioni disposte legalmente nel corso di indagini giudiziarie, e impedirebbe inoltre ai giornalisti la pubblicazione delle trascrizioni allegate agli atti.

Intanto, a Londra, in pieno scandalo Murdoch, dopo una prima fase organizzativa, si terranno prossimamente le prime udienze dell’inchiesta indipendente su Cultura, Metodi ed Etica della Stampa, nel contesto dei loro rapporti con il pubblico, la polizia e i politici. L’inchiesta, voluta dal primo ministro Cameron, è affidata al giudice di corte d’Appello Brian Leveson.

Nel frattempo proseguono le indagini della polizia sulle intercettazioni illegali compiute per conto del settimanale News of the World, che ha cessato le pubblicazioni lo scorso luglio, quando sono emerse le dimensioni dello scandalo, ben più ampio di quanto si potesse immaginare.

Leveson non affronterà subito il problema delle responsabilità e delle condotte messe in atto nel gruppo che fa capo a News International ma, giustamente, aspetterà fino al completamento delle indagini della polizia e dei procedimenti giudiziari che dovessero derivarne. Si occuperà invece di approfondire problemi di ordine generale riguardanti la libertà di stampa e il rispetto della privacy. Buona premessa per soddisfare le esigenze per cui l’inchiesta nasce, cioè per formulare consigli per “una nuova e più efficace linea di azione e un regime di regole che favorisca la libertà di stampa, il pluralismo dell’informazione e la sua indipendenza, anche dal governo, incoraggiando i più alti standard etici e professionali”.

Sono partite le lettere indirizzate a giornali e televisioni per conoscere i principi e i protocolli ai quali attualmente si ispirano i giornalisti che conducono inchieste che possono violare la privacy delle persone. La violazione non va esclusa a priori, ma si può accettare solo se avviene nel pubblico interesse. Da qui la necessità, se possibile, di dare una definizione al “pubblico interesse”, che dovrebbe poi diventare vincolante.

Il giudice sarà assistito da un gruppo di sette esperti tra cui due giornalisti (Elinor Goodman, ex capo redazione politica di Channel 4 News, e George Jones, ex capo redazione politica del Daily Telegraph), un’attivista per le libertà civili (Shami Chakrabarti, responsabile di Liberty), l’ex capo della polizia delle West Midlands, Sir Paul Scott-Lee, l’ex presidente di Ofcom (l’autorità regolatrice indipendente per le società di comunicazione), Lord Currie, e l’ex presidente del Financial Times, Sir David Bell.

Sono stati inoltre ammessi, con diritto di intervento, 46 rappresentanti di tutte le categorie interessate alla discussione, che potranno rivolgere domande e fare proposte anche tramite i loro legali.

La prima parte dell’inchiesta avrà carattere informativo e servirà a fornire un retroterra di conoscenze comuni su cui sviluppare la discussione. Tre sono gli aspetti di carattere generale che verranno sviscerati.

Il primo, che verte sulle tecniche di accesso ai dati personali, è già stato affrontato qualche giorno fa.

Il secondo, che verrà presentato il 28 settembre, riguarda l’attuale quadro normativo che governa l’attività dei media, con particolare riguardo al rapporto tra l’articolo 8 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l’articolo 10 (libertà di espressione), alla protezione dei dati, alla libertà di informazione su argomenti ritenuti di interesse pubblico, e alla legge relativa alla radio e televisione, sia a livello nazionale che europeo.

Il 5 ottobre, invece, si parlerà dei sistemi di regolamentazione dei media, dei loro potenziali, dei loro limiti, delle idee che li ispirano, delle forme che assumono, come autoregolamentazione o come dettagliati regimi di legge.

Alla conclusione delle “udienze didattiche”, il giudice Leveson ha previsto una serie di seminari per stimolare la discussione tra pubblico ed esperti sugli argomenti trattati.

Per il 5 ottobre è prevista anche la presentazione di una rassegna dei modelli in uso in diversi settori, aree e paesi. Se dunque il ddl sulle intercettazioni venisse approvato entro questa data, l’Italia sarebbe ancora in tempo per offrire un inedito contributo alla discussione, presentando un modello particolarmente sensibile al valore della privacy (o della censura?), tanto da sacrificare il pubblico interesse fino al punto di impedire la diffusione di documenti pubblici.

Ammesso che nei seminari di Londra se ne volesse parlare, la discussione potrebbe risultare interessante anche per gli italiani, ai quali nessuno ha mai chiesto un parere. Perchè è vero che le categorie interessate, sia magistrati che giornalisti, hanno espresso il loro pensiero in merito al disegno di legge, ma l’hanno fatto di loro iniziativa, guardati quasi con fastidio dai legislatori.