Non si quanti di voi abbiano messo in relazione la recente nomina di Massimo D’Alema a viceconte pontificale, con tanto di fascia papalina e medaglia e le sue recenti dichiarazioni secondo cui il matrimonio fra omosessuali “offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente”. Io si, l’ho fatto subito, perché – come dice Andreotti – a pensare male si commette peccato, peró non si sbaglia. Ci voleva quel genio di Zoro, da cui i politici del Pd si fanno intervistare perché sono stoltamente convinti che sia un comico, perché spesso fa ridere, e che basti una battuta per uscire d’impiccio con lui. Buffo: sarebbe come considerare loro attori drammatici, visto che ci fanno sempre piangere.

Conosco abbastanza D’Alema per sapere che solo venti anni fa avrebbe irriso un politico che avesse detto una castroneria così grande, e che dieci anni fa avrebbe taciuto pensandolo, visto l’opportunismo e l’autoimposto dogma moderato dei leader della sinistra italiana. Adesso D’Alema dice una cosa che é contro il buonsenso e anche contro la sua stessa biografica laica. Diventa più imprudente di Giovanardi. C’é in questo feticcio del presunto “sentimento religioso offeso”, il ribaltamento dell’idea di libertà a cui la sinistra dovrebbe aspirare: i diritti diventano una subordinata delle paure altrui, l’invadenza delle gerarchie clericali nella sfera privata un dato di fatto da cui non si può più prescindere. C’é bisogno di mandare a casa i leader della sinistra del 1989, perché – anche quando si autopresumono “maximi” – sono decisamente molto logori. Ho trovato ancora più grottesco che dopo aver fatto questo disastro D’Alema abbia detto di non essere stato capito bene, e che abbia aggiunto: “nel Pd C’é una commissione che ci sta lavorando”. Mi dispiace per lui. E mi dispiace soprattutto per noi. Visto che ormai esistono tre tipi di risposte a ogni domanda sensibile: sì, no, mettiamoci a lavorare una commissione del Pd. In questi casi a Oxford si dice: “Mecojoni”.