Vita e morte: guardare negli occhi la paura con lo sguardo colmo di coraggio

Coraggio e pauraCoraggio e Paura è il primo libro pubblicato da Cristian Riva ed edito da Cinquemarzo. Cristian lavora come infermiere e da oltre dieci anni si occupa di cure palliative domiciliari nella città e nella provincia di Bergamo, guidando, a casa dei pazienti che stanno attraversando la fase avanzata di una malattia, il periodo terminale di fine vita. Cristian ha sentito necessario il bisogno di non buttare via la ricchezza delle esperienze che vive quotidianamente, come a dire: “Non è possibile che tanta bellezza resti solo nelle mie mani”.

Con Coraggio e Paura, Cristian ha inteso testimoniare, attraverso una serie di racconti, storie di vita e di fine vita, l’impegno legato al servizio reso attraverso le cure palliative domiciliari. Un piccolo gioiello per affrontare il tema del fine vita con gli occhi dell’operatore, che, al meglio delle proprie potenzialità, supportato dall’amore e dagli affetti ed anche da un punto di vista specialistico, vuole trasmettere l’impegno delle cure prestate a domicilio, spesso, ancora oggi, poco conosciuto.

Anche se il libro non è contraddistinto da aspetti prettamente tecnici e tecnicistici ha l’ambizione di affrontare il tema del fine vita facendo emergere il vissuto, le emozioni, le contraddizioni – il coraggio e la paura – di ogni persona incontrata e la situazione nella quale si trova ad affrontare la morte.

Il libro sarà presentato a Parma, questa sera, alle ore 18.00, presso la Libreria Feltrinelli, all’interno della manifestazione culturale Il Rumore del Lutto.

Programma completo della rassegna.

San Marino, indagati ex segretario di Stato ed ex capitano reggente

Qui negli ultimi mesi si è visto di tutto: arresti eccellenti, dimissioni di ministri. Eppure quelle due perquisizioni seguite da sequestri, hanno fatto molto scalpore. I due sono nomi che contano. Gli investigatori inviati dai commissari della legge (omologhi dei pm italiani) Alberto BurianiAntonella Volpinari e Simon Luca Morsiani, martedì pomeriggio si sono presentati infatti a casa di Pier Marino Mularoni Pier Marino Menicucci. Il primo tutt’oggi è parlamentare, ex segretario di stato (ministro) al Lavoro, poi alle Finanze nel periodo dal 2002-2006. Ma soprattutto Mularoni è stato Capitano reggente nel 1997: un vero e proprio capo di stato. La stessa carica nel 2003 l’aveva ricoperta anche Menicucci che in passato era stato anche segretario del Pdcs, il partito della Democrazia cristiana (di cui anche Mularoni è stato membro sino al 2007) oggi maggioranza relativa al governo della città-stato. Entrambi sono finiti indagati nella maxi-inchiesta sul cosiddetto Conto Mazzini: un sistema che nel decennio scorso – secondo l’accusa – avrebbe permesso a molti politici di San Marino di finanziarsi in maniera illecita. Il succo della vicenda secondo i commissari era semplice: in un conto intestato a un tale Giuseppe Mazzini nella Bcs (la Banca commerciale sammarinese, oggi chiusa), c’era chi versava dei soldi e c’erano i politici che le ritiravano tramite una serie di altri libretti che venivano aperti ad hoc.

La parte d’indagine nell’ambito della quale Mularoni e Menicucci sono finiti sotto l’occhio della magistratura è quella della Penta immobiliare. Al centro delle indagini c’è soprattutto l’acquisto della attuale sede della Banca centrale di San Marino in via del Voltone, negli anni in cui Mularoni era ministro delle Finanze. Il venditore dell’edificio, una società di San Marino, dopo avere incassato diversi milioni dalla vendita, ne avrebbe versato una parte (523 mila euro) su un libretto al portatore. Da qui una fetta della somma sarebbe stata girata, tramite un faccendiere italiano, alla Penta. L’immobiliare – tra i cui proprietari ‘occulti’, secondo gli inquirenti, ci sarebbero Mularoni e Menicucci (attraverso una scrittura privata) – a sua volta avrebbe comprato un loft a Bologna, poi venduto allo stesso Mularoni. Nell’ambito di questa vicenda la magistratura sammarinese a metà ottobre 2014 ha ottenuto dalla Corte d’appello di Bologna il sequestro preventivo del loft nel capoluogo emiliano. Non solo. Dopo che Mularoni staccò l’assegno per l’acquisto del loft a Bologna, l’assegno stesso non sarebbe mai stato messo all’incasso.

Ma c’è un’altra vicenda che potrebbe avere a che fare con la vicenda del Conto Mazzini. Giovedì 23 ottobre, a Pesaro, due uomini hanno aggredito con bastone e manganello (e ripreso tutto con una telecamera) Gian Luca Bruscoli, mentre camminava per la strada. Bruscoli, anche lui tra gli indagati nella ‘tangentopoli’ sammarinese, prima della messa in amministrazione straordinaria del 2011, era uno dei dirigenti proprio della Banca commerciale sammarinese, quella in cui era depositato il Conto Mazzini. Inoltre era alla guida della finanziaria Finproject, anch’essa messa in amministrazione straordinaria e che deteneva il 20% di Bcs. Munito di passaporto di San Marino, per lungo tempo Bruscoli era stato ancheconsigliere diplomatico in Libia per la Repubblica del Titano. Giovedì, dopo essere stato aggredito Bruscoli è andato a farsi medicare in pronto soccorso per due volte, con il naso rotto e 25 giorni di prognosi. Ma poi ha firmato la richiesta di dimissioni, non ha sporto denuncia e ha fatto perdere le sue tracce.

Per il Conto Mazzini sono 23 in totale gli indagati tra banchieri, politici e uomini della finanza, con accuse diverse da caso a caso: riciclaggio e associazione a delinquere le accuse. Cinque anche gli arresti eccellenti: tra loro Claudio Podeschi, della Democrazia cristiana e Fiorenzo Stolfi, del Partito dei socialisti e democratici, entrambi ex segretari di stato. A metà ottobre, ancora per la vicenda del Conto Mazzini, il segretario di stato alle finanze Claudio Felici si è dimesso.

Social Concert, l’orchestra bolognese Senzaspine finirà su Facebook

Anche una scaletta di musica classica per un concerto dal vivo può essere scelta via Facebook dagli spettatori che andranno a teatro. L’idea è venuta all’orchestra bolognese Senzaspine, una ottantina di orchestrali under 30 di musica classica e operistica, che da quasi un paio d’anni sta sperimentando nuove forme di “svecchiamento”, come amano dire loro, di un genere musicale spesso irrigidito nelle proprie forme storiche di comunicazione. Ecco allora che a poche ore dalla data d’inizio della loro prima tournée ufficiale al teatro Duse di Bologna – il 30 ottobre 2014 si apre con la serata Ouverture dove si spazierà nel repertorio di Verdi, Rossini e Donizetti – lanciano il “Social Concert” per il 29 aprile 2015.

“L’idea in sé non è sconvolgente e ci stiamo lavorando da tempo”, spiega il vicepresidente dell’associazione dell’orchestra, Matteo Parmeggiani, “l’obiettivo è quello di rompere gli schemi entro cui si è confinata la musica classica. Ci chiamiamo Senzaspine proprio per questo motivo: l’arte e la cultura non pungono, se ci si avvicina non fanno male. Vogliamo proprio invitare il pubblico ad avvicinarsi alla classica senza preconcetti o paure”. A disposizione a partire dal 2015 sia su Twitter che sulla pagina Facebook dell’orchestra (www.facebook.com/orchestrasenzaspine) i brani possibili per una playlist sinfonica che potrà spaziare da Dvorak (Sinfonia dal Nuovo Mondo), a Berlioz (Sinfonia Fantastica), a Tchaikovsky: “Metteremo dei link di Youtube ad ogni pezzo, perché spesso il pubblico ha ascoltato spezzoni di sinfonie ma non sa il titolo dell’intera opera”, prosegue Parmeggiani, “in fondo stuzzichiamo il pubblico potenziale ad una scelta consapevole. Poi certo non possiamo permettere qualunque titolo passi per la mente dello spettatore. I repertori di classica sono complessi e articolati. I suggerimenti saranno comunque ben accetti e nei limiti del possibile accontenteremo chi ci chiederà nuove richieste”.

A disposizione dal 2015 sia su Twitter che sulla pagina Facebook i brani possibili per una playlist sinfonica che potrà spaziare da Dvorak, a Berlioz, a Tchaikovsky

L’iniziativa rimane comunque fuori dalle regole di un mondo, come quelle delle orchestre sinfoniche, che spesso hanno pronto un concerto anche anni prima rispetto alle date dell’esibizione: “Noi vogliamo solo fare del bene alla nostra amata classica. Non portiamo un prodotto diverso dalle altre orchestre, vogliamo solo svecchiarlo. Portiamo la classica dove non arriva e il web in questo passaggio è fondamentale, un po’ come la tv negli anni immediatamente successivi alla sua nascita”. La Senzaspine, infatti, durante il 2014 ha già portato “fuori” dal classico spazio teatrale la sua offerta musicale: i concerti nelle carceri minorili, ma anche in strada e nelle piazze. “Abbiamo suonato in Piazza Verdi a Bologna, sotto un tendone, in mezzo a centinaia di studenti. Avevamo persino una tastiera elettronica al posto del pianoforte, ma quando ci siamo messi a suonare si è creata un’attenzione incredibile. La classica comunica tantissimo anche senza saperlo”.

Nella città dove il grande Claudio Abbado riuscì dal nulla a costruire un’orchestra, la Mozart, di giovani promesse, Senzaspine trova la sua naturale collocazione artistica: “Alcuni membri della Mozart suonano con noi. Nessun nostro componente riceve uno stipendio, ma solo rimborsi spese. E soprattutto guadagniamo qualche euro dalla biglietteria. Siamo un’associazione e cerchiamo fondi per andare oltre il galleggiamento che alcuni piccoli sponsor ci permettono di avere”. Per informazioni concerti orchestra Senzaspine: http://www.teatrodusebologna.it/

Sisma Emilia, ancora centinaia di famiglie nei container. Comune sgombera abusivi

Per la legge erano abusivi, perché occupavano i moduli abitativi provvisori allestiti nella bassa dell’Emilia Romagna dopo il terremoto del maggio 2012 senza averne diritto. Così a Mirandola, città della provincia di Modena duramente colpita dai fenomeni sismici di due anni fa, quattro famiglie originarie del Marocco e della Tunisia sono state sgomberate dalle forze dell’ordine, dopo una trattativa durata mesi, e le proteste di chi si era stabilito all’interno dei container in maniera irregolare. Secondo la normativa, infatti, ad avere diritto al modulo abitativo, o map, sono le famiglie che in seguito alle scosse hanno perso la propria casa o l’abitazione occupata in affitto, purché il proprietario abbia manifestato la volontà di ricostruirla e ripristinare il contratto di locazione. Chi ad esempio aveva ricevuto lo sfratto prima del terremoto al map non ha diritto. Quindi a Mirandola sono arrivati i primi sgomberi, e altri potrebbero scattare nei prossimi mesi. Ma anche a Novi di Modena, spiega il sindaco Luisa Turci, “si sono verificati episodi simili. Non parliamo solo di cittadini di origine straniera, però, ma anche di italiani che magari hanno perso il lavoro, e piuttosto che andare in affitto hanno deciso di rimanere nei container, che non saranno la soluzione abitativa ideale ma sono gratuiti, eccezione fatta per le bollette di luce e gas”. O ancora di casi in cui alla famiglia il proprietario dell’abitazione ha deciso di non rinnovare il contratto di locazione dopo il terremoto, con conseguente perdita del diritto al container. “Non possiamo, quindi, parlare solo di furbetti – sottolinea Turci – perché in Emilia il terremoto ci ha lasciato in eredità una crisi economica e occupazionale fortissima”.

In due anni le gru installate nel cratere terremotato sono aumentate, “ma ci vorranno almeno 4 o 5 anni perché si arrivi al 90% del lavoro fatto” precisa Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio. E anche per questo inverno più della metà delle famiglie che risiedono nei container dall’autunno del 2012 non avranno una casa. Complice una burocrazia che intrica le procedure necessarie a ottenere i fondi stanziati per la ricostruzione, a Novi di Modena, su 125 container abitativi installati dopo il terremoto, sono solo 30 quelli lasciati liberi da famiglie già rientrate nelle proprie case, e 7 quelli in corso di smantellamento. “Stiamo cercando soluzioni abitative alternative – precisa Turci – ma la strada della ricostruzione è lunga: da tutta l’area del cratere sono giunte 7.300 domande di rimborso relative ad altrettanti edifici, case o aziende, da ricostruire, 500 solo in questo Comune. Non sono interventi che si concludono in un anno”.

Se a Mirandola, invece, si procede a ritmo più sostenuto, su 260 moduli installati nel dopo sisma, 148 sono quelli ancora occupati, “ed entro gennaio 2015 prevediamo di smantellarne altri”, spiega il sindaco Maino Benatti, a San Possidonio il bilancio è simile a quello di Novi. I map occupati, soprattutto da famiglie italiane, secondo i dati del Comune, sono ancora 50, mentre a 15 ammonta il numero dei container liberati. “Noi ci siamo dati come scadenza giugno del 2015 per smantellare i due quartieri abitativi provvisori – spiega Accorsi – e se non riusciremo a ricostruire tutte le case per quella data, faremo in modo di spostare le famiglie in appartamenti del Comune. Vivere nei container alla lunga diventa molto difficile, specie per le persone anziane o malate”.

Stesso discorso a Concordia sulla Secchia, 14 alloggi liberati su 94 totali, a cui si sommano le 8 famiglie che lasceranno i map entro la fine dell’anno, “l’obiettivo – spiega il sindaco Luca Prandini – è dismettere i container entro il 2015”, e a San Felice sul Panaro, dove dopo le scosse erano stati installati 80 container a uso abitativo, 58 dei quali ad oggi risultano ancora occupati. “La situazione è complessa – racconta il sindaco Alberto Silvestri – sia perché ripristinare le case sta richiedendo più tempo del previsto, sia perché c’è crisi. 10 – 15 nuclei che vivono nei container ancora oggi hanno situazioni precarie, e servirà l’aiuto della Regione per trovare una soluzione, tuttavia contiamo, entro i primi mesi del 2015, di liberare altri map”. Anche Cento e a Cavezzo più della metà degli sfollati che nel 2012 avevano scelto di abitare nei container non ha ancora una casa: nel Comune del ferrarese sono 60 su 85 i moduli provvisori tuttora occupati, mentre nella cittadina del modenese il bilancio è di 45 container abitati sui 60 totali. “Abbiamo intenzione di aprire un bando per trovare degli appartamenti dove collocare queste famiglie – spiega il sindaco Lisa Luppi – perché la vita nei map non è tollerabile a lungo, e parliamo di persone che vivono in quelle strutture provvisorie già da due anni”.

“Nel cratere abbiamo sofferto lo stop che si è verificato in seguito alle dimissioni del presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani, e alle conseguenti elezioni – racconta Accorsi – perché ci sono una serie di necessità da risolvere, come l’attivazione di una zona franca urbana per rivitalizzare i centri storici terremotati, e la proroga dei finanziamenti europei per le aziende agricole”. “Procediamo più velocemente che possiamo – allarga le braccia Silvestri – ma ricordiamo che manca ancora 1 miliardo per le opere pubbliche, e che senza una legge nazionale sulle emergenze i tempi sono destinati ad allungarsi: è incredibile che nel 2014, dopo tutto ciò che è capitato in Italia, manchi ancora un quadro normativo nazionale di riferimento”.

Gay, ‘Teatro arcobaleno’ per bambini: “Differenze di genere spiegate ai piccoli”

Un anno fa bastò una bella addormentata innamorata di una principessa, al posto di un principe, per scatenare le ire del centrodestra, con conseguente scia di polemiche. Oggi, mentre la politica ancora discute e si divide sul tema dei diritti, il teatro fa un altro passo avanti, sorpassa partiti e Parlamento, e porta in scena a Bologna un’intera serie di spettacoli e incontri sulle differenze di genere dedicata a famiglie, educatori ma soprattutto bambini. Il progetto si chiama Teatro arcobaleno e fa parte di un percorso iniziato tre anni fa per cercare, attraverso il palcoscenico, di avvicinare i più piccoli al tema della diversità, e di insegnare loro a rifiutare le discriminazioni e a combattere stereotipi e pregiudizi.

Promossa da Gender Bender, il festival del Cassero lgbt center, e in collaborazione con il Centro studi sul genere e l’educazione dell’Università di Bologna, la rassegna inaugurerà il 29 ottobre per terminare il 16 dicembre. In tutto gli appuntamenti sono dieci, distribuiti tra il Teatro Testoni ragazzi di Bologna, il teatro e la Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno. Cinque rappresentazioni, talvolta rivisitazioni di grandi classici, aperte a giovanissimi, alle scolaresche e alle famiglie. Da affiancare poi ad altrettanti incontri con esperti, rivolti invece a insegnanti, genitori e studenti universitari. “L’obiettivo – spiegano gli organizzatori – è quello di fornire a tutti i protagonisti del contesto scolastico, quindi a ragazzi e ragazze, insegnanti e genitori, delle risposte sui temi delle differenze di genere, per superare in maniera condivisa pregiudizi e luoghi comuni, avviando contemporaneamente un percorso di affiancamento pedagogico”. Un’iniziativa dove la danza e il teatro diventano strumenti per educare alla comprensione e al rispetto dell’altro, qualunque sia il suo genere. In un gioco di ruoli che si rincorrono e si ribaltano, aprendo lo sguardo dello spettatore ai tanti punti di vista con cui si può leggere la realtà.

E se l’anno scorso a sollevare un polverone politico era stata una rilettura in chiave gay della favola della bella addormentata, questa volta in calendario c’è, tra le altre cose, una Cenerentola alle prese con una matrigna interpretata da un uomo (ma ugualmente perfida, a dimostrazione che il genere conta poco). Lo spettacolo di teatro e danza è pensato per bambini dai sei anni in su, ed è proposto accanto al dibattito intitolato “Generi, ruoli e famiglie in trasformazione” con Laura Mariani, storica del teatro, e Giovanna Guerzoni, antropologa del Centro studi sul genere e l’educazione dell’Università di Bologna. Il tema dell’omogenitorialità è al centro di Dura crosta, rappresentazione in cui due uomini danno vita, impastando il pane, a un adolescente ribelle, che a sua volta inizierà un percorso di crescita per diventare adulto. L’inaugurazione invece è affidata a Joseph_kids, monologo in cui l’attore va alla ricerca della sua immagine, che di volta in volta viene proiettata, deformata, raddoppiata e scomposta attraverso una webcam.

“Al centro della proposta, ci sono spettacoli di teatro e danza che affrontano il tema delle differenze con leggerezza e poesia, attraverso la danza e il fiabesco, il gioco e i nuovi media, senza mai perdere di vista il pubblico di riferimento. Ogni spettacolo è associato a un incontro, una riflessione guidata da esperte e rivolta agli adulti: insegnanti, genitori e studenti. A partire da alcune parole chiave si traccerà un percorso sulla costruzione delle identità di genere sin dalla prima infanzia”.

Henrique Pizzolato, no all’estradizione in Brasile per il banchiere condannato

Henrique Pizzolato resta in Italia. I giudici della Corte d’appello di Bologna hanno respinto la richiesta dello Stato brasiliano di estradizione per l’ex dirigente del Banco do Brasil, condannato in patria a 12 anni e 7 mesi nello scandalo ‘Mensalao’ e arrestato a febbraio a Maranello (Modena). Il governo brasiliano presenterà ricorso per cassazione contro la sentenza. Le accuse a carico di Pizzolato sono di corruzione, peculato e riciclaggio. La decisione è stata riferita dall’avvocato dello Stato del Brasile Michele Gentiloni, aggiungendo che per le motivazioni bisognerà attendere 15 giorni. Henrique Pizzolato è uscito dalla Corte di Appello di Bologna all’interno di un furgoncino della polizia penitenziaria. “E’ molto frastornato – ha detto il difensore dell’ex banchiere, avv. Alessandro Sivelli di Modena, ai giornalisti che hanno chiesto come avesse reagito alla decisione dei giudici – anche perché è stato scarcerato subito”.  che ha respinto la richiesta di estradizione in Brasile di Henrique Pizzolato, condannato nel processo per il cosiddetto Mensalao, la Tangentopoli brasiliana.

Sivelli ha quindi ricapitolato gli argomenti portati dalla difesa contro l’estradizione. In primo luogo, il fatto che in Brasile “non doveva avere il processo davanti al supremo tribunale” ma un processo “ordinario così come lo hanno avuto altri imputati che non avevano la pubblica funzione”. Poi “la violazione del doppio grado di giudizio” e “il fatto che non è stata consentita l’acquisizione di prove dell’indagine parallela”. Infine, probabilmente elemento decisivo, secondo i difensori “il problema delle carceri, anche perché dall’altra parte non sono state in grado di confutare le nostre documentazioni”. Il riferimento è alla mancanza di garanzia del rispetto dei diritti umani nelle carceri brasiliane, sostenuto dalla difesa.

Festival del Novecento 2014, a Predappio si presenta il museo del Fascismo

Diceva lo scrittore Primo Levi, deportato ad Auschwitz durante la Seconda Guerra Mondiale: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Ed è per tramandare la memoria di ciò che furono, in Europa, gli anni tra il 1901 e il 2000, anni di guerre mondiali, di dittature, ma anche di Resistenza e di democrazia, che tra i Comuni di Forlì e Predappio, dal 28 ottobre al 1 novembre, si svolgerà la prima edizione del 900Fest, il Festival europeo di storia del Novecento. Un viaggio lungo cinque giornate di incontri, convegni, proiezioni cinematografiche e presentazioni letterarie “per costruire un momento di riflessione internazionale sul fascismo, e sui totalitarismi che hanno distrutto il 900’ europeo”, ideato della Fondazione Alfred Lewin e dell’Istituto per la storia della Resistenza di Forlì – Cesena, con la collaborazione di Anpi, Cgil, Cisl e Uil, Arci, Endas e Unione degli Universitari, e il patrocino di Regione Emilia Romagna ed enti locali.

“L’iniziativa – spiega l’organizzazione del Festival – intende affrontare un tema cruciale, ma negletto, della coscienza civile e storica contemporanea: Quello, cioè, del ruolo delle dittature (e dei totalitarismi che ne costituiscono la versione moderna e di massa più completa), della loro origine e del loro successo, delle forme di consenso che sono state capaci di ottenere. Ma anche delle modalità eversive, violente e illegali con cui hanno conquistato e mantenuto il potere, e dei valori profondamente antidemocratici, intolleranti e razzisti che hanno trasmesso e su cui hanno educato i propri giovani”.

E non è un caso se la prima edizione della kermesse europea si svolgerà tra Forlì e Predappio, la città che diede i natali a Benito Mussolini e che ancora oggi rappresenta una meta di pellegrinaggio per i nostalgici del Ventennio e della dittatura fascista. “Nei periodi di crisi è sempre accaduto che le democrazie – soprattutto se recenti – entrassero in crisi. Le spinte a criticare istituzioni provengono da ogni parte, da radicali o conservatori, da chi vuole un ritorno al passato o prefigura un futuro alternativo. Le colpe dei governi democratici diventano così la base per la messa in discussione completa della stessa democrazia. E il bisogno di ordine o di giustizia, la fine della corruzione o dell’inefficienza, sembrano motivi sufficienti per affidarsi a un dittatore, che nell’epoca contemporanea non è mai solo un uomo, ma anche un partito, un’ideologia, un progetto di rifondazione dello Stato e della società. L’esperienza delle dittature e dei totalitarismi del XX secolo deve quindi essere compresa e raccontata: E’ importante capire come i tentativi di superare la democrazia abbiano sempre avuto esiti tragici, opposti a quelli auspicati dagli stessi che avevano aiutato ad affossarla”.

Direttore scientifico del 900Fest sarà lo storico Marcello Flores, responsabile del master europeo Human Rights and Genocide Studies dell’Università di Siena, affiancato da esperti provenienti dagli atenei di tutto il mondo: Da Parigi a New York, dall’Inghilterra all’Italia. A inaugurare il Festival, che aprirà il 28 ottobre, sarà la celebrazione del 70° anniversario della liberazione di Predappio e del territorio forlivese per mano delle truppe partigiane e polacche, a cui sarà dedicata una mostra allestita nel salone comunale di Forlì.

A seguire un calendario lungo cinque giornate di appuntamenti, tra cui la presentazione del piano di valorizzazione dell’ex Casa del Fascio di Predappio, oggi in transennata e in stato di degrado, che si svolgerà il 30 ottobre a palazzo dei Romagnoli. Un progetto da circa 6 milioni euro messo in campo nel 2011, e non senza polemiche, dal sindaco democratico di Predappio Giorgio Frassineti, con l’appoggio trasversale di Pd e Pdl, per la realizzazione del Museo del Fascismo. “Che non va inteso come una celebrazione del Ventennio – precisa il primo cittadino di Predappio a ilfattoquotidiano.it – ma come restauro di un luogo di memoria storica di una delle fasi cruciali del Novecento. Il museo avrà una parte espositiva e un centro studi, che sarà deputato a indagarne il contesto, le ragioni, l’ascesa e il declino del fascismo in Italia”.

Sahid Belamel, morì di freddo davanti a disco: 4 condanne per omissione soccorso

“Un caso di indifferenza umana”. Così l’ha battezzato il sostituto procuratore Nicola Proto nella sua requisitoria, al termine della quale ha chiesto un anno e due mesi di reclusione per tutti gli imputati di omissione di soccorso nella morte di Sahid Belamel. Il giovane di 25 anni, di nazionalità marocchina, morì la notte del 14 febbraio 2010 nella periferia di Ferrara. L’autopsia dirà assideramento. Prima dell’ultimo respiro Sahid passò ore di agonia. Il 25enne si era allontanato a piedi dal locale, cadendo in una canale e riemergendo fradicio e infreddolito. Dopo essersi spogliato, provò disperatamente ad orientarsi per tornare in città, senza esito. Verrà trovato ormai in fin di vita alle 8 di mattina da una guardia giurata – la prima e unica persona a fermarsi per soccorrerlo. Un video di una telecamera di sicurezza di un’azienda lo riprese mentre gridava aiuto, mezzo nudo dopo i postumi di uno sballo in discoteca, con le mani aggrappate all’inferriata del cancello. Sullo sfondo un via vai di fanali nemmeno troppo curiosi di automobilisti che, pur notandolo in quelle condizioni, passano oltre. Nessuno si fermò per aiutarlo. Nessuno di loro chiamò soccorso.

Quelle immagini, che rimbalzarono oltremare fino a raggiungere la famiglia del ragazzo, costituitasi poi parte civile attraverso l’avvocato Gianluca Filippone, ispirarono anche un film, Carta Bianca, del regista colombiano di Andres Arce Maldonado. Intanto, fuori dalla pellicola, la responsabilità di quei fatti è stata individuata dalla procura di Ferrara in quattro imputati. L’amico che accompagnò Sahid quella sera e se ne tornò dentro la discoteca con il suo telefonino, Mounir Zouina (per lui un anno e due mesi); Sandro Bruini, addetto alla sicurezza e Paolo Nicolini, addetto al parcheggio della discoteca, che lo allontanarono più volte dall’ingresso del locale (un anno per entrambi); e Paolo Campagnoli, il tassista che si rifiutò di portare a casa Sahid a causa delle sue condizioni (sei mesi). Questo perché, riprendendo le parole del pm “il dovere di solidarietà che la norma eleva a obbligo è venuto meno in tutti i soggetti che si sono imbattuti in Sahid. Un comportamento omissivo che ha contribuito a cagionare la morte del giovane”. Oltre alla pena detentiva, il giudice Alessandra Testoni li ha condannati in solido al pagamento di 100mila euro di risarcimento, con una provvisionale di 50mila euro, oltre al pagamento di ulteriori 4mila euro per le spese processuali.

Regionali Emilia Romagna 2014: ecco le liste ammesse per i sei candidati

La macchina delle elezioni regionali, in Emilia-Romagna, è pronta a partire per il voto del 23 novembre. Fino all’ultimo, c’è stata incertezza sull’ammissione di alcune liste dopo la battaglia dei ricorsi e la commissione della Corte d’Appello si è riunita per decidere chi potrà competere alle regionali. Alla fine ha stabilito di riammettere alla corsa la lista di “Emilia Romagna Civica” a Piacenza e Rimini, dopo l’esclusione e il ricorso. La formazione, di cui fanno parte il presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini, i Verdi e i socialisti, potrà ora presentarsi in tutte e nove le province emiliano-romagnole.

Anche “Centro per Bonaccini”, la lista di “Centro democratico” di Bruno Tabacci e “Democrazia solidale”, dopo essere stata esclusa per irregolarità nella raccolta delle firme, è stata riammessa al fotofinish, dopo la presentazione di un ricorso. Niente da fare, invece, per la lista degli ex grillini “Liberi cittadini”, fondata da espulsi eccellenti come Giovanni Favia e Federica Salsi, che sostiene il candidato Maurizio Mazzanti. Il suo ricorso, presentato al fine di poter correre anche a Ferrara, è stato respinto. La formazione dei dissidenti grillini potrà essere votata a Bologna, Parma, Forlì-Cesena, Rimini e Modena. La lista di Fratelli d’Italia, infine, non si presenterà in alcune province, come Ravenna, perché non ha raggiunto il numero di firme necessario.

Ecco quali  sono i candidati in campo: Stefano Bonaccini, il segretario regionale del Pd, sarà sostenuto dalle liste del Pd, Centro Democratico, Emilia Romagna Civica e Sel. Alan Fabbri (Lega Nord), sindaco di Bondeno, sarà il candidato della coalizione di centrodestra formata da Forza Italia, Lega Nord, e Fratelli d’Italia. Alessandro Rondoni, invece, sarà sostenuto da Ncd e Udc. Maria Grazia Quintavalla è la candidata alla presidenza per L’Altra Emilia Romagna, la formazione nata dall’esperienza di sostegno a Tsipras, in cui sono confluiti molti esponenti del Pcdi, del Prc ed ex del M5s. Giulia Gibertoni correrà per il Movimento 5 Stelle; Maurizio Mazzanti per la neonata lista “Liberi Cittadini”. In un primo momento avrebbe dovuto esserci anche Michele Terra, leader del Partito Comunista dei Lavoratori, ma all’ultimo momento è stato escluso.

Sulla scheda elettorale i cittadini emiliano-romagnoli troveranno anche il nome di Berlusconi, apposto nel simbolo di Forza Italia (al posto di quello di Alan Fabbri, il candidato alla presidenza della lista) e, per la prima volta, quello di Matteo Salvini, segretario della lega Nord.

modificato dalla redazione web il 29/10/2014

Minacce ad amministratori locali, Emilia Romagna prima tra le Regioni del Nord

Lettere minatorie, insulti via web, ma anche proiettili e ordigni inesplosi. Si classifica al primo posto tra le regioni del Nord, e settima in tutta l’Italia, per il numero di casi di minacce indirizzate agli amministratori pubblici del territorio, l’Emilia Romagna, secondo i dati della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli eletti negli enti locali. Tra il 2013 e il primo quadrimestre del 2014, infatti, in regione si sono verificati 50 episodi di minacce indirizzate agli amministratori locali emiliano romagnoli, il 68% dei quali solo nella provincia di Bologna. Bossoli recapitati in buste di carta, lettere minatorie, ma anche messaggi dal contenuto offensivo e intimidatorio pubblicati sui social network. “Episodi simili nei confronti di sindaci e amministratori – spiega la senatrice Doris Lo Moro, presidente della commissione parlamentare – si verificano secondo modalità che variano di regione in regione: in Sardegna, ad esempio, per minacciare un rappresentante dei cittadini è capitato che gli venissero recapitati animali morti. In Emilia Romagna, invece, si è evidenziata una specificità: la diffamazione via internet. Messaggi offensivi, cioè, pubblicati sui social network contro i sindaci e gli eletti del territorio allo scopo di delegittimarli e influenzare, tramite l’intimidazione, la loro azione pubblica”.

I dati ufficiali, spiega Lo Moro, arriveranno con la pubblicazione della relazione scritta dalla commissione parlamentare. Tuttavia, al primo posto in Italia per numero di casi di minacce si colloca la Puglia, seguita da Sicilia, Campania, Sardegna, Calabria e Basilicata. Al settimo posto c’è l’Emilia Romagna, prima di Liguria e Veneto, e soprattutto prima tra le regioni del Nord, con 50 episodi intimidatori messi in atto tra il 2013 e il primo quadrimestre del 2014, concentrati soprattutto nella provincia del Capoluogo. Episodi, spiega Lo Moro, segnalati tutti alle autorità, ma che spesso si sono conclusi senza soluzione giudiziaria, se non nei casi in cui il responsabile era affetto da disagio mentale.

A Bologna l’anno scorso sono stati 24 i fatti intimidatori ai danni degli amministratori pubblici della provincia, e 10 all’inizio di quest’anno, 26 dei quali tramite lettere minatorie e messaggi su Facebook. Ma episodi simili si sono verificati anche a Finale Emilia, nella bassa modenese terremotata, il cui primo cittadino, Fernando Ferioli del Pd, è stato vittima, in più di un’occasione, di atti di vandalismo. O nel ferrarese, a Jolanda di Savoia, con il sindaco Elisa Trombin che per un alloggio popolare non assegnato, un anno fa si era sentita dire da un cittadino di origine straniera “stia attenta o le farò del male gettandole dell’acido addosso”.

Episodi, segnalati da procuratori, questori, sindaci, carabinieri e prefetture alla commissione d’inchiesta, che per violenza “non eguagliano il livello raggiunto in altre regioni italiane, ad esempio al Sud – precisa Lo Moro – ma che dimostrano come non sia più possibile circoscrivere il fenomeno a una sola parte dell’Italia. Oggi la distinzione tra Nord e Sud Italia non esiste più, ed è necessario monitorare attentamente tutto il territorio per garantire ai Comuni la possibilità di svolgere le proprie funzioni in sicurezza”.

Secondo l’associazione Avviso Pubblico, infatti, il fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali è in aumento: dal 2010 al 2013 il numero delle segnalazioni è cresciuto del 66%. E la ragione, spiega Lo Moro, è legata anche alla crisi. “Nelle aree in cui il disagio economico è più forte si sono verificati episodi di minacce anche reiterati, ad esempio nel modenese, che da due anni a questa parte è impegnato nella ricostruzione post terremoto. Si crea una situazione di sfiducia nei confronti delle istituzioni e in taluni casi quella sfiducia sfocia nella violenza, il cui bersaglio è l’amministratore locale”.

Un discorso a parte, poi, la commissione parlamentare lo fa per la criminalità organizzata, che nella regione rossa per eccellenza è particolarmente radicata tra le provincie di Modena, Reggio Emilia, Bologna e Rimini. “I clan, che pure in Emilia Romagna sono presenti in maniera stabile da anni ormai – spiega Lo Moro – ad oggi tendono ad insidiare maggiormente il tessuto economico della regione. Sono frequenti, infatti, gli episodi intimidatori ai danni delle imprese, grandi e piccole, mentre non si sono riscontrati casi di minacce rivolte ai sindaci da parte delle cosche”. Ciononostante, precisa il prefetto di Bologna Ennio Mario Sodano, “terremo alta l’attenzione”. In Italia, infatti, sono 140 gli amministratori pubblici uccisi negli ultimi 40 anni, “e il territorio va monitorato, per evitare che si verifichino episodi più gravi rispetto a quelli messi in atto sino ad oggi, o che la criminalità organizzata possa entrare anche nelle amministrazioni”.