Elezioni Emilia Romagna 2014, come e quando si vota e chi sono i candidati

Seggi allestiti regolarmente in tutta l’Emilia Romagna nelle oltre 4.500 sezioni dove domani 23 novembre, dalle 7 alle 23, circa 3,4 milioni di cittadini saranno chiamati ad eleggere il nuovo consiglio regionale e il nuovo presidente. Lo scrutinio comincerà subito dopo la chiusura delle urne. La giunta uscente, di centrosinistra, è caduta anticipatamente (il mandato si sarebbe concluso nel 2015) a causa delle dimissioni che il governatore Vasco Errani ha rassegnato a luglio, nel giorno in cui la corte d’appello lo ha condannato per falso.

Sulle schede gli elettori troveranno i nomi dei sei candidati presidenti (4 uomini e due donne, età media 48 anni) e le liste che li sostengono con lo spazio per le due preferenze. In totale le liste sono 11, tutte presenti solo nelle circoscrizioni di Bologna e Forlì-Cesena. I 507 candidati consiglieri corrono per 50 seggi.

Come votare regolarmente
Ciascun elettore può votare per una lista tracciando un segno sul contrassegno (il voto si intende espresso anche per il candidato presidente a essa collegato). Oppure può votare solo per un candidato alla carica di presidente tracciando un segno sul relativo rettangolo. Terza opzione: votare per un candidato alla carica di presidente, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per una delle liste a esso collegate. Infine l’elettore può scegliere di votare disgiuntamente per un candidato alla carica di presidente, segnando il relativo rettangolo, e per una delle altre liste a esso non collegate. L’elettore può esprimere nelle apposite righe della scheda, uno o due voti di preferenza per un candidato a consigliere regionale, scrivendo il cognome (o il cognome e nome) del candidato o dei due candidati compresi nella stessa lista. Nel caso di espressione di due preferenze, esse devono riguardare candidati di sesso diverso della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.

L’elettore dovrà presentarsi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Chi non ha la tessera o l’ha smarrita può richiederla all’ufficio elettorale del comune di residenza.

I 6 candidati alla presidenza
Il favorito è Stefano Bonaccini, 47 anni, segretario regionale del Partito Democratico, sostenuto anche da Sel, Centro Democratico e Emilia Romagna civica. Coordinatore della campagna elettorale delle primarie (vincenti) di Matteo Renzi, è anche consigliere regionale uscente. E’ stato designato dal centrosinistra con le primarie del 28 settembre, nelle quali, con il 61%, ha prevalso su Roberto Balzani, anch’esso renziano ma sostenuto anche da alcune correnti di minoranza.

Il centrodestra ha scelto di puntare su Alan Fabbri (Lega Nord) appoggiato anche da Forza Italia e da Fratelli d’Italia. Ha 35 anni è dal 2009 è sindaco di Bondeno, comune terremotato della provincia di Ferrara, dove, lo scorso gennaio è stato confermato con il 65%. Capelli lunghi e look anticonformista, è un fedelissimo di Matteo Salvini che lo ha spesso affiancato in questa campagna elettorale.

Giulia Gibertoni, 38 anni, ricercatrice all’Università cattolica di Milano, è stata scelta – con un voto online – come candidata dal Movimento 5 Stelle. Arriva da Mirandola (Modena), uno dei centri più colpiti dal sisma del 2012. Candidata alle Europee 2014, non è stata eletta solo per due preferenze, dopo un riconteggio. In un primo momento era stata considerata eletta.

Alessandro Rondoni, 54 anni, forlivese, è il candidato alla presidenza della Regione per Nuovo centrodestra e Udc. Giornalista e editore, è stato il candidato per il centrodestra alle comunali di Forlì del 2009 (poi vinte da Balzani), dove è anche attivo nell’associazionismo culturale e sportivo. E’ anche un dirigente di Federcultura-Confcooperative. E’ fratello di Daniele Rondoni, poeta e scrittore, opinionista di Avvenire e critico del Sole 24 Ore, considerato vicino alle posizioni di Comunione e liberazione.

Cristina Quintavalla, parmigiana, 63 anni, docente di storia e filosofia, è la candidata per l’Altra Emilia Romagna, lista nata dall’esperienza della lista Tsipras alle ultime europee (ma in questo caso Sel sostiene il candidato del Pd). Da sempre impegnata nei movimenti di sinistra della sua città, ha partecipato alle proteste contro la giunta Vignali, caduta per le inchieste sulla corruzione.

Maurizio Mazzanti, 52 anni, tecnico di comunicazioni, guida la lista Liberi cittadini. Consigliere comunale di Budrio (Bologna) dove si era candidato a sindaco con una lista civica ottenendo il 14%, è sostenuto da una buona parte di ex del Movimento 5 Stelle, fra cui gli espulsi Giovanni Favia e Federica Salsi.

Maserati Modena, 400 auto in meno nel 2015. I sindacati: “Timori di dismissione”

Dal 1 gennaio 2015 la Maserati di Modena produrrà meno automobili. E senza un piano industriale che chiarisca una volta per tutte quale sarà il futuro dello stabilimento, quartier generale del Tridente italiano, il timore che l’azienda voglia dismettere il sito produttivo si fa sempre più pressante. Guardano al futuro con crescente preoccupazione i 700 lavoratori della Maserati di Modena – gruppo Fiat – dopo che il 19 novembre scorso la direzione aziendale ha convocato le tute blu della Fiom per comunicare loro che a partire dal prossimo anno il numero di autovetture che usciranno dai cancelli di viale Ciro Menotti diminuirà drasticamente di circa 400 unità.

Se già da qualche anno, infatti, le politiche aziendali relative alla fabbrica incuneata nel cuore della Motor Valley emiliana non lasciavano ben sperare, soprattutto perché le nuove linee automobilistiche sono state affidate ad altri stabilimenti italiani, Mirafiori e Grugliasco, la riduzione dei volumi produttivi sembrerebbe traghettare la fabbrica modenese verso una lenta dismissione. “Un processo che secondo noi è iniziato nel 2008 – racconta Simone Selmi, responsabile provinciale della Fiom Cgil di Modena per il gruppo Fiat – quando l’azienda decise di licenziare 120 lavoratori interinali e che oggi è confermato dall’andamento della Maserati: altrove la produzione cresce, solo che gli investimenti vengono fatti a Grugliasco”.

L’ipotesi della Fiom è che Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, voglia trasferire nella provincia di Torino un intero comparto produttivo, quello delle auto di lusso. Nate e cresciute, almeno per quanto riguarda il Tridente, proprio in quella stessa Modena che oggi teme di perdere uno stabilimento chiave per il tessuto economico del territorio. “Se a Grugliasco la produzione aumenta, a Modena, a partire da gennaio, le linee Maserati produrranno 15 anziché 19 vetture, mentre il progetto dell’Alfa 4C, assegnato all’Emilia due anni fa, si stabilizzerà attorno alle 12 vetture giornaliere”. Conti alla mano, quindi, si parla di circa 800 Maserati in meno e di 400 Alfa in più, con un bilancio complessivo in perdita. “Purtroppo non basta a mandare avanti un sito che occupa 700 persone – sottolinea Selmi – e l’azienda continua a ignorare le nostre richieste di conoscere il piano industriale. Ma non è possibile che un colosso come il Tridente non sappia cosa farà nei prossimi tre anni. Quali progetti sostituiranno le vetture oggi a fine ciclo produttivo?”.

Per questa ragione la Fiom si rivolge direttamente agli altri sindacati, Cisl e Uil, scegliendo di accantonare i contrasti nati in seguito alla mancata firma del contratto collettivo del gruppo Fiat. “Dobbiamo fare fronte comune e pretendere risposte chiare dall’azienda, perché questo è un problema che riguarda tutti i lavoratori, e quindi tutte le sigle. Lo stabilimento Maserati è una delle ragioni per cui l’Emilia Romagna è definita la terra dei motori, e tutti, dai sindacati alle istituzioni, devono impegnarsi per salvaguardarne il futuro”.

Regionali Emilia, Grillo a Bologna: “Ora dovete camminare sulle vostre gambe”

La sua visita al circolo Mazzini non era attesa, così quando si è presentato i primi ad essere colti di sorpresa sono stati i suoi stessi “ragazzi”, gli attivisti del Movimento. Beppe Grillo arriva senza preavviso alla manifestazione di chiusura della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle per le Regionali in Emilia Romagna. Il leader M5s si unisce al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e alla candidata governatrice Giulia Gibertoni. “Puntiamo a 5 o 6 consiglieri, non a vincere, ma questo si sa, ora dovete camminare sulle vostre gambe, tocca a voi“.

L’Emilia Romagna è la terra dei primi successi elettorali del Movimento 5 stelle, ma anche il posto dove i grillini hanno cominciato a frammentarsi tra espulsioni e faide interne. Se il clima a livello nazionale è sempre più teso, tra difficoltà del gruppo dei parlamentari a Roma e malumori degli attivisti, la preoccupazione ora è per le elezioni Regionali. “Non scoraggiatevi”, dice il leader, “siamo molto determinati, non abbiamo più bisogno dei giornali e della televisione”. Una dichiarazione che getta una luce nuova sulla campagna elettorale: se Matteo Salvini imperversa da settimane in lungo e in largo in Emilia e in Romagna, dove si sono fatti vedere anche Giovanni Toti, Renato Brunetta e Ignazio La Russa, Grillo non si era ancora visto. Una decisione che, si commenta in ambienti cinquestelle, farebbe preludere ad un cambio di strategia comunicativa.

“Sono stato un po’ fuori, perché questo è un momento molto particolare. Basta che adesso entri qualcuno e mi urli ‘Basta Grillo’ e subito ecco i titoli. Io sto defilato per una ragione di tattica. Anche se ora loro, i candidati e gli eletti, cammineranno con le loro gambe, sono in grado di andare avanti benissimo, io rimango un po’ dietro. Poco, non troppo”. Grillo arriva al Circolo Mazzini, quartiere generale del gruppo 5 stelle di Bologna, intorno alle 22. Parla davanti a 200 persone, soprattutto attivisti e militanti, quelli che passano i weekend a raccogliere firme ai banchetti. “In parlamento? Dovremmo uscire”. Grillo si sente a casa, fa analisi e autocritica. Dà consigli su come muoversi. “Noi dovremmo stare nelle strade nelle piazze. In Parlamento abbiamo delle difficoltà. Ci hanno messo in un angolo. Si vede”.

Poi va avanti.  Ricorda le contestazioni incontrate a Genova, durante l’alluvione, e a Roma, da Paola Taverna. “Il problema è che ci hanno impastato in mezzo agli altri partiti. Sono andato a Genova dove alcuni ragazzini mi hanno detto di andare a spalare il fango. Se la sono presa con me, mi vedevano come politico perché ero l’unico presente. Anche alla Taverna è successa la stessa cosa. Ma capisco questo lato. Ed è questo il pericolo: ci confondono con i politici. Per questo noi dobbiamo affermare la nostra identità, ossia quella di cittadini che stanno lì due legislature poi tornano a fare quello che facevano prima”.

Sul voto di domenica mette le mani avanti. Sa che l’Emilia Romagna è ancora enclave del Pd, impossibile da espugnare. Ed è consapevole che puntare troppo in alto si potrebbe rivelare un autogol. “Qui faremo un bel risultato. Ma il bel risultato per me è mettere dentro 4 o 5 consiglieri, non è prendere la presidenza. Non siamo a caccia di una poltrona a tutti i costi. E in Calabria forse non dovevamo presentarci. Quando non ci sono i requisiti o i meet up hanno lavorato male e sono uno contro l’altro, non dobbiamo correre a tutti i costi. Ci sono infiltrati da tutte le parti. Adesso è il momento di fare pulizia”.

Regionali Emilia, l’appello di Salvini: “Noi speranza per chi è rassegnato”

“Sogno di vincere il derby domenica, e di ridare speranza agli emiliani e romagnoli che erano rassegnati negli anni passati”. Matteo Salvini chiude così la sua campagna elettorale in Emilia Romagna. “Del centrodestra parleremo da lunedì in avanti”, si smarca il leader. Sì perché la campagna è stata la sua, di Salvini, anche perché la rilevanza politica del candidato leghista a presidente della Regione, Alan Fabbri, sindaco del paese di Bondeno (15 mila in provincia di Ferrara) è molto limitata. Sui cartelli elettorali Vota Fabbri c’è la faccia di Salvini. Al cinema Fossolo le centinaia di persone accorse per le chiusura della campagna erano tutte per lui: Fabbri, ma anche Enrico Toti e Ignazio La Russa, hanno fatto i comprimari. Per il centrodestra partecipare alle elezioni in Emilia Romagna è sempre stato un puro esercizio di stile. Al massimo un modo per piazzare il maggior numero di consiglieri in assemblea. Pensare di vincere è quasi impossibile. Figurarsi: qui Silvio Berlusconi non si vede da anni. Inutile venire a prendersi fischi e contestazioni. Qui vince il Partitone (si chiami Pci, Pds, Ds o Pd). Eppure stavolta, se non per tutto il centrodestra, per la Lega nord il voto del 23 novembre conta. Proprio per il suo esito scontato sul nome del vincitore, Stefano Bonaccini, gli occhi della stampa nazionale sono puntati sulla performance di Matteo Salvini, che a seconda del risultato che otterrà sulla via Emilia potrà giocarsi una sua futura leadership nazionale.

Nelle ultime tre settimane il carismatico leader non è mancato un giorno dall’Emilia e Romagna (i leghisti separano i due territori, anzi li chiamano nazioni e guai a non mettere la congiunzione), sempre a fianco del poco più che trentenne aspirante governatore Fabbri. Tra visite ai campi nomadi (“Sgomberarli”, la sua parola d’ordine) e faccia a faccia ad alta tensione coi collettivi che lo contestavano, il suo spazio sui tg Salvini se lo è conquistato ogni giorno. Poco importa che abbia messo sulla stessa bilancia, in maniera opinabile, le spese per l’accoglienza degli immigrati con quelle per i terremotati dell’Emilia (che, per la cronaca, in buona parte sono immigrati): “La sinistra è marcia perché ha dimenticato i terremotati e gli alluvionati”, ha urlato ancora ieri. Poco importa se non passa giorno che Salvini attacchi la politica di integrazione degli stranieri, che qui è tra le più avanzate d’Italia. Tutto ha fatto brodo pur di comparire come il leader del nuovo partito dell’ordine, mentre dal repertorio sono scomparse parole come secessione, federalismo, Padania. Non è un caso che quando Ignazio La Russa al cinema Fossolo di Bologna ha ricordato Giorgio Almirante, dalla sala sia partito un applauso. Sentito. Sincero.

A dare una mano a Salvini per fare un buon risultato, va detto, potrebbe influire l’inchiesta sulle “spese pazze” in Regione che potrebbe allontanare molti elettori Pd dalle urne. Il partito di Renzi è stato quello che ne ha fatto più le spese in termini mediatici, con 18 indagati (su 25 consiglieri della passata legislatura), anche perché metà degli eletti nel parlamentino regionale erano i suoi. Sul tema però Salvini non ha potuto battere più di tanto: anche 3 (su 3) consiglieri regionali della Lega nord sono stati indagati per peculato con l’accusa di avere messo a rimborso illecitamente decine e decine di migliaia di euro di soldi pubblici in un anno e mezzo. Il segretario leghista ha sorvolato e ha fatto quello che sa fare meglio e cioè far parlare di sé e usare un linguaggio da duri: “In Emilia coop rosse e Cgil ci hanno rotto le palle”.

Certo, a vedere le percentuali degli ultimi anni la missione leghista sembra davvero difficile. Alle europee di maggio il dato della Lega in regione si fermava al 5%. Considerandolo assieme a quello di Forza Italia e Fratelli d’Italia a fatica si arrivava al 18%. Tuttavia nel frattempo, a luglio, c’è stata la condanna e poi le dimissioni di Vasco Errani, e la stella di Renzi è già offuscata rispetto a sei mesi fa. Ma a meno di una improbabile astensione in massa dello zoccolo duro del partitone, qui non si passa.

Il Carroccio può però tornare alle percentuali dei suoi ‘tempi d’oro’. Quelle di alcuni anni fa, quando il movimento di Umberto Bossi sembrava seriamente capace di insidiare il dominio Pd da Piacenza a Rimini. Alle regionali del 2010 la Lega nord arrivò addirittura al 13%. Erano i tempi in cui un bel documentario intitolato Occupiamo l’Emilia raccontava come qui in tanti ci credessero. Come oggi con Fabbri, nel 2011 la Lega nord riuscì a strappare alla coalizione di centrodestra il nome da contrapporre al candidato Pd per la carica di sindaco di Bologna. In piazza Maggiore a fare campagna arrivarono Bossi e persino l’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti . Ma non bastò. Il candidato Manes Bernardini non fece il colpaccio e la percentuale della Lega nel capoluogo si fermò a un 10%.

Poi arrivò il crollo anche in Emilia: complice la bufera legata al caso Belsito, anche in Emilia il Carroccio ha rischiato di sparire. A dire il vero, nonostante i buoni risultati alle urne, tra il 2009 e il 2012 dentro il partito in Emilia qualcosa iniziava a scricchiolare. Già nel 2010 il Senatùr aveva mandato a Bologna la sua fedelissima Rosi Mauro a commissariare il partito a causa delle lotte intestine tra i dirigenti locali. Ma non servì a niente. Poi nel 2012 a complicare le cose ci si misero anche le procure emiliane, che iniziarono ad aprire fascicoli dopo esposti e denunce da parte di ex militanti ed ex dirigenti che denunciavano una presunta gestione opaca dei soldi della Lega in Emilia. Non sorprende che alle politiche 2013 il partito guidato da Bobo Maroni toccò il 2,6% in regione.

La riscossa potrebbe essere ora quella di colmare il 13% che il centrosinistra aveva di vantaggio sul centrodestra nel 2010 è impresa titanica. Più facile potrebbe essere invece vincere l’altra sfida, quella per la medaglia d’argento. Il Movimento 5 stelle, questo sì, tra lotte fratricide e la quasi completa assenza di Beppe Grillo durante la campagna elettorale, potrebbe essere superato dalla coalizione di centrodestra, o addirittura solo dalle percentuali della Lega nord.

Enologica, al via la kermesse che porta in piazza i sapori dell’Emilia Romagna

Un incontro tra sapori e bellezza italiana, una vetrina dei prodotti migliori della terra dell’Emilia Romagna nella cornice del centro di Bologna. È questo il cuore pulsante di Enologica, il salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna che dal 22 al 24 novembre porterà sotto le Due Torri 130 produttori e cantine. Per tre giorni i visitatori potranno conoscere e assaporare il meglio dell’enogastronomia emiliano-romagnola partecipando a degustazioni e incontri con produttori e grandi cuochi tra Palazzo re Enzo, enoteche, ristoranti e osterie del capoluogo, in un vero e proprio trionfo di gusto.

Il meglio dell’enogastronomia emiliano-romagnola partecipando a degustazioni e incontri con produttori e grandi cuochi tra Palazzo re Enzo, enoteche, ristoranti e osterie del capoluogo, in un vero e proprio trionfo di gusto

La kermesse ha ricevuto il patrocinio di Expo Milano 2015 ed è entrata a far parte dei progetti di Enoteca regionale Emilia-Romagna. La diciassettesima edizione segue la novità cominciata lo scorso anno, quando l’evento da Fano si è spostato nel centro del capoluogo regionale. Quest’anno, grazie alla collaborazione con Ascom Confcommercio e Bologna Welcome, prodotti e produttori usciranno anche dalle sale di Palazzo Re Enzo, coinvolgendo spazi e luoghi della città, in un calendario fitto di iniziative. “Abbiamo deciso di portare la manifestazione non in un polo fieristico, ma nel centro di una città per una scelta precisa, perché insieme al vino e al cibo, anche le città e il paesaggio dell’Emilia Romagna fanno parte del racconto – ha spiegato Giorgio Melandri, grande firma del giornalismo enogastronomico italiano che per la settima volta cura la rassegna – Dobbiamo essere i primi testimoni dei nostri valori e della nostra cultura. Enologica è una comunità che ha saputo parlare alla gente della sua terra e ora, con questo nuovo corso bolognese, comincia a parlare al mondo di una filiera che non ha eguali. Enologica è prima di tutto una comunità che si racconta”.
Novità di questa edizione è il viaggio sulla via Emilia alla scoperta dei personaggi che hanno fatto grande la storia del vino e del cibo emiliano da trent’anni a questa parte, che ha preceduto l’evento con appuntamenti pubblicati su Facebook che hanno raggiunto le 170mila visualizzazioni. Un viaggio che continuerà anche negli incontri in programma nel fitto calendario della tre giorni bolognese.

13 grandi prodotti della regione, dallo squacquerone alla mora romagnola, dalle amarene brusche di Modena al pomodoro di Piacenza, trasformati in imbottiture per 13 differenti panini, accompagnati da altrettanti e differenti vini

Tornerà la tradizionale sezione di “Caravanserraglio”, con dibattiti curati da Marco Tonelli che vedranno giornalisti e critici tra cui Andrea Grignaffini, Enzo Vizzari, Leila Salimbeni, Arianna Gandolfi ripercorrere la storia dell’enogastronomia regionale attraverso i suoi protagonisti. Nel nuovo spazio “Genius Loci” in scena saranno invece 13 grandi prodotti della regione, dallo squacquerone alla mora romagnola, dalle amarene brusche di Modena al pomodoro di Piacenza, trasformati in imbottiture per 13 differenti panini, accompagnati da altrettanti e differenti vini. Spazio anche al progetto “Wines from the south of Europe – Mediterranean Wines”, cofinanziato da Unione Europea, Grecia, Italia e Repubblica di Bulgaria, che punta alla promozione della politica europea della qualità e presenterà un racconto del vino dai luoghi dove anticamente è nata la cultura del vino, prima di diventare un fenomeno globale.

Elezioni Regionali Emilia, 4 denunce per danni sede Pd. Sasso vs candidato Lega

Piazze blindate, aggressioni, cortei di protesta. La campagna elettorale per le regionali dell’Emilia Romagna è stata segnata da gravi momenti di tensione, che hanno interessato tutti i partiti e in particolare la Lega Nord. In questi anni nella terra di tradizione rossa, il Carroccio sembrava quasi sparito o in fase dormiente, ma la campagna elettorale messa in piedi dal segretario Matteo Salvini per riprendersi l’Emilia-Romagna è riuscita a riaccendere i riflettori sulla Lega dimenticata. Soprattutto dopo le aggressioni al campo nomadi di Bologna, che hanno trascinato il Carroccio nelle polemiche, ma anche riportato al centro del dibattito politico i temi cari alla Lega, come l’immigrazione e la sicurezza. Da allora è stato un crescendo di dissidi, tra minacce e provocazioni, tra il movimento guidato da Salvini e i gruppi di antagonisti, che in ogni città hanno fatto sentire la propria voce contro il partito, ma non solo. Dall’aggressione al campo nomadi la situazione generale sembra essere degenerata  e l’ultimo giorno di campagna elettorale non ha fatto eccezione: un sasso contro la casa del candidato della Lega Nord, quattro denunciati per i danni alla sede del Partito democratico e un camper elettorale di un consigliere di Forza Italia bruciato nella notte. Il clima alla vigilia delle regionali rimane tesissimo.

Quattro giovani attivisti del collettivo Hobo, di età compresa tra i 20 e i 26 anni, sono stati identificati dalla Digos di Bologna, individuati come presunti autori dell’assalto al circolo del Pd in piazza della Pioggia, sotto le Due Torri. L’assalto si era verificato in occasione della visita del premier Matteo Renzi per la chiusura della campagna elettorale di Stefano Bonaccini (Pd), quando un gruppo di antagonisti si era diretto verso la sede del partito infrangendo la bacheca per gli avvisi e lanciando uova contro la saracinesca chiusa. I giovani fermati sono tre ragazzi e una ragazza, tutti noti agli inquirenti e con alle spalle diverse denunce, a cui si aggiungono altri due su cui sono in corso verifiche. Dopo gli accertamenti, il fascicolo sarà inviato alla Procura con relativa denuncia, in cui si profila il reato di danneggiamento.

Anche la Lega è stata colpita. Nella mattinata di venerdì è stata segnalata un’aggressione al candidato Umberto Bosco. La sua casa, in zona Bolognina a Bologna, sarebbe stata colpita da una sassata. Secondo quanto denunciato dal Carroccio, la pietra era avvolta in un volantino elettorale del candidato, ricoperto di scritte rosse. “Un avvertimento in stile mafioso, dopo anni di politiche Pd Bologna è diventata proprietà della malavita. Ora scenda in campo l’esercito, questo schifo non può continuare”, ha detto il candidato alla presidenza della Regione, Alan Fabbri. Bosco durante la campagna elettorale aveva postato un video in cui diceva di noleggiare un immigrato, per poi lasciarlo “a pane e acqua”, ed era insieme a Salvini davanti al campo nomadi in via Erbosa, quando l’auto del segretario venne assalita dai collettivi.

A Parma invece la chiusura della campagna elettorale della Lega è stata celebrata in concomitanza a un corteo degli antagonisti e dei centri sociali organizzato proprio contro il Carroccio. Circa 200 persone hanno sfilato per le strade del centro storico, dal quartiere popolare dell’Oltretorrente alla volta della piazza del Comune, dove erano attesi Roberto Maroni e Roberto Calderoli. “Fuori i razzisti da Parma” si leggeva sugli striscioni sventolati per le vie del centro storico, seguiti da manifestanti incappucciati come i membri del Ku Klux Klan che tenevano in mano cartelli con su scritto “Salvini uno di noi”. La piazza però era blindata dalle forze dell’ordine e il corteo non è riuscito a raggiungere il comizio dei leghisti.

Allarme anche a Modena, dove il camper utilizzato per la campagna elettorale di Andrea Galli, candidato di Forza Italia alla Regionali e consigliere comunale, è stato distrutto nella notte di giovedì da un incendio, che secondo i primi accertamenti sarebbe doloso. L’episodio, avvenuto in città non lontano dal centro, non ha provocato feriti, ma conferma il generale clima di agitazione di questa corsa elettorale.

Ravenna, Provincia: “Abbattere 67 daini”. Industriale tedesca si offre di comparli

E’ corsa contro il tempo per salvare i 67 daini che la Provincia di Ravenna vuole abbattere. Eleonora Schonewald, una ricca industriale di origine tedesca, che tra Castiglione (Ra) e Piacenza possiede tre tenute zeppe di animali da compagnia, come del resto tigri, leoni e cavalli, ha fatto un appello agli organi istituzionali ravennati responsabili del controllo e selezione dei daini: “Li prendo io e pago ogni spesa”. La Provincia di Ravenna ha infatti deliberato pochi giorni fa il piano di abbattimento dei “bambi” ravennati in sovrannumero – 67 su 235 – presenti nella pineta di Classe. Motivo? I daini inseriti in località Fosso Ghiaia qualche decennio fa proprio dall’uomo si sarebbero riprodotti in notevole quantità, a poche centinaia di metri dalla spiaggia e dal mare, tanto che sarebbero diventati un pericolo per la popolazione, per i campi coltivati e gli automobilisti. Dopo aver sentito i pareri dell’Ente Parco del Delta del Po e l’Ispra (Istituto per la prevenzione e la tutela ambientale), la Provincia ha predisposto il piano di abbattimento che verrà effettuato da alcune decine di selezionati “selecontrollori” (cacciatori con apposito patentino per abbattere animali ndr) fino alla fine di febbraio 2015.

A nulla sembrano essere valse le proteste e le proposte degli animalisti locali tra cui Essere Animali: i metodi ecologici del controllo della fertilità mediante sterilizzazione chirurgica e/o la somministrazione di farmaci contraccettivi. Tempi troppo lunghi, il problema è adesso, hanno spiegato dalla Provincia: quindi nulla potrà fermare una battuta di caccia con tanto di postazioni alte quattro metri su cui posizionarsi per poter prendere la mira più comodamente al passaggio dei daini. Anche se poco prima della scadenza per la selezione dei selecontrollori è intervenuta con un’intervista al Resto del Carlino la signora Schonewald che ha ribadito la volontà di acquistare i 67 daini e caricarsi di tutte le spese di trasporto, coprendo e seguendo tutto le procedure e le spese veterinarie del caso. A lei si è aggiunto Osvaldo Paci, direttore del Parco Safari di Ravenna, disposto ad aiutare la donna a catturare in modo non cruento i daini per poi portarne alcuni all’interno dello zoo. “Gli sparano e poi li eviscerano sul posto, una sorta di rito satanico e barbaro, quasi fossimo in Africa”, spiega la donna al fattoquotidiano.it riferendosi all’abbattimento dei daini predisposto dalla provincia, “i cacciatori sono persone sessualmente impotenti; comodo per loro starsene lì appollaiati per massacrare i daini. Vorrei vederli mentre li uccidono a mani nude”.

Eleonora Schonewald è disposta a spendere quei 20mila euro che la Provincia ha sostenuto di non poter disporre, per poi inserire nelle sue tenute i daini salvati: “Già nel 1987 con la chiusura di un circo Orfei presi con me un leone, alcune tigri e un’orsa. Poi tra le mie tre tenute ho 30 cavalli completamente liberi, 45 cani e gatti. Le due tigri che hanno spesso dormito in camera mia hanno perfino sventato una rapina in casa”. La Schonewald è comproprietaria del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung e minaccia ritorsioni “editoriali”: “Farò pubblicare articoli su quello che hanno fatto qui a Ravenna, sul sangue dei “bambi” che scorre sulle spiagge dove tanti turisti tedeschi vengono in vacanza. In Germania sono sensibili a queste cose e risolverebbero per legge e in modo non cruento la questione che qui diventa una specie di massacro”. “Già un anno fa ci offrimmo per portare nel nostro Zoo Safari i daini in eccesso accollandoci le spese”, spiega Paci, “da noi possono vivere in libertà, ma la Provincia non vuole saperne”. Uno dei tanti aspetti tecnici su cui molte associazioni animaliste chiedono chiarezza è il metodo di controllo, visto che i daini non hanno collari e non sono stati numerati; ma soprattutto non è ancora chiaro come avverrà l’abbattimento. Domande a cui la Provincia di Ravenna, più volte contattata dal fattoquotidiano.it, ha risposto con una nota: “La legge prevede l’assegnazione a privati solo a determinate condizioni; privati che devono essere detentori di apposite autorizzazioni. A tutt’oggi nessun privato in possesso di tali autorizzazioni ha presentato domanda”.

Crisi Parmacotto, il tribunale concede il concordato preventivo all’azienda

Un colosso della Food Valley sull’orlo del precipizio. Parmacotto, storica azienda parmigiana che da quasi quarant’anni lavora nel settore della trasformazione e vendita prosciutti cotti e arrosti, è stata ammessa dal Tribunale di Parma al concordato preventivo. La crisi era nell’aria da tempo, tra tagli e razionalizzazioni dei costi, ma ora il piano di salvataggio per tenere in piedi l’azienda e ridurre il debito nei confronti dei creditori è messo nero su bianco nelle carte depositate dai legali. La richiesta di ricorso al concordato era stata presentata dal presidente Marco Rosi e dal Cda l’11 novembre scorso, e dieci giorni dopo il Tribunale fallimentare, con decreto del collegio di giudici presieduto da Roberto Piscopo, ha accettato l’istanza. Commissari giudiziali nell’operazione saranno Luca Orefici e Antonella Lunini, che seguiranno l’azienda fino al termine della procedura.

Parmacotto aveva avanzato domanda di ristrutturazione del debito con i propri fornitori e creditori finalizzato alla prosecuzione dell’attività, come prevede la legge fallimentare, o di un concordato in “continuità aziendale”, proprio per garantire che l’azienda non chiudesse i battenti. La società ha depositato la lista dei creditori con i relativi importi, di cui il tribunale ha preso atto, e visto che per ora non ci sono richieste di fallimento pendenti, la strada sarebbe proprio quella di un concordato in continuità, che permetterebbe alla società di proseguire dopo la ristrutturazione del debito. Entro il 23 febbraio 2015 l’azienda dovrà presentare il piano di rientro dal debito, che dovrà essere approvato dai creditori, mentre mensilmente dovrà depositare in tribunale la situazione finanziaria aggiornata, che sarà poi pubblicata nel registro delle imprese. Inoltre entro 15 giorni Parmacotto dovrà depositare alla cancelleria fallimentare 80mila euro come accantonamento per le spese di giustizia.

Parmacotto, che ha anche due ristoranti a New York e uno in centro a Parma, proprio pochi anni fa aveva inaugurato una nuova sede nella prima periferia della città ducale. Ora però il periodo d’oro sembra volgere al termine, complice anche la crisi generale dell’economia che ha pesato nei bilanci degli ultimi tre anni. I sindacati hanno espresso preoccupazione per lo stato di crisi in cui versa l’impresa, marchio simbolo di Parma e della Food Valley, che potrebbe avere ripercussioni negative sui 200 dipendenti. Nell’istanza si parla di un necessario utilizzo, a partire dal prossimo anno, di procedure di cassa integrazione per i dipendenti. Nella sede dell’Unione Parmense degli industriali un primo tavolo con le sigle sindacali ha però sancito l’impegno verso la tutela dei lavoratori e la prosecuzione dell’attività, e pare che per ora non siano previsti esuberi, ma solo trasferimenti.

Il “Politicamente scorretto” di Carlo Lucarelli festeggia 10 anni a Bologna

Antimafia, legalità, impegno civile. Ma anche letteratura noir e proiezioni cinematografiche. Il tutto, rigorosamente, all’insegna del “Politicamente scorretto”. Compie 10 anni la sfida culturale dello scrittore Carlo Lucarelli, che nel 2005 pensò di dare vita a un festival che doveva essere dedicato agli aspetti politici della letteratura noir, ma che poi negli anni si è trasformato in un momento di riflessione, dibattito e denuncia di “argomenti di alta civiltà, che spesso davvero – racconta Lucarelli stesso – sono politicamente scorretti”. E per celebrare una decima edizione in grande stile quest’anno a Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, dal 20 a l 29 novembre, si riuniranno oltre 40 ospiti provenienti dalla società civile, dal mondo del cinema e da quello della letteratura, ma anche magistrati, giornalisti e accademici, che prenderanno parte ai 20 appuntamenti organizzati alla Casa della conoscenza di piazza delle Culture: da don Luigi Ciotti, presidente di Libera contro le mafie, ai magistrati Alessandro Camassa e Gianrico Carofiglio, dall’attore Peppino Mazzotta alla scrittrice Petra Reski. Il tutto per ripercorrere i momenti salienti di questi ultimi 10 anni, “lanciando nuovi ponti di legalità coi linguaggi della letteratura, del teatro e dell’audiovisivo”.

“Politicamente Scorretto – spiega Lucarelli – è nato come un festival (ma non ci è mai piaciuto chiamarlo così e non l’abbiamo mai fatto) attorno agli aspetti politici del noir, ma non ricordo se immaginavamo che sarebbe diventato così importante: un momento di denuncia su argomenti di alta civiltà. Si è arricchito del contributo di entità e individui e ha coinvolto persone così dentro a quegli argomenti, così in prima linea su quelle battaglie, da portare ogni anno a Casalecchio anche un piccolo esercito di donne e uomini delle forze dell’ordine impegnati in servizi di tutela, perché il nostro è ancora un paese così sfortunato che molti dei suoi figli migliori devono essere protetti. Credo che la spiegazione della nostra longeva vitalità stia nel fatto che ce n’era bisogno, di una cosa come questa. E credo che continueremo ancora a lungo, perché purtroppo, di cose come questa, ce n’è bisogno ancora”.

Il nostro è ancora un paese così sfortunato che molti dei suoi figli migliori devono essere protetti

La rassegna, un mix di teatro, cinema, dibattiti e letteratura, partirà giovedì 20 novembre con una giornata dedicata ai più giovani: laboratori, spettacoli, e la settima edizione del “Primo piatto della legalità”, una serata culinaria a base di prodotti di Libera Terra, coltivati sui terreni confiscati alle mafie. Venerdì 21 novembre, invece, alle ore 15, alla Casa della Conoscenza di Casalecchio si svolgerà il workshop sugli osservatori territoriali a contrasto delle infiltrazioni mafiose promosso dalla Regione Emilia Romagna, che quest’anno ha sovvenzionato la Politicamente Scorretto con una donazione di 42.000 euro. Alle 21, poi, l’appuntamento è al Pubblico Teatro, sempre a Casalecchio, con lo spettacolo “Mutu” di Aldo Rapè, al termine del quale si terrà il dibattito “Nel nome delle mafie” sul rapporto tra chiesa e criminalità organizzata.

Sabato 22 novembre, quindi, sarà la giornata clou della rassegna culturale, che si aprirà con “La letteratura indaga i gialli della politica”. Dalle ore 15, infatti, Carlo Lucarelli farà il punto sull’evoluzione del noir italiano in questi ultimi dieci anni, con il magistrato Gianrico Carofiglio e gli scrittori Giancarlo De Cataldo, Marcello Fois, Valerio Varesi e Cristina Zagaria. Seguirà un incontro sui condizionamenti esercitati ancora oggi dalla ‘Ndrangheta nella vita quotidiana in Aspromonte, punto di partenza del film “Anime Nere” tratto dall’omonimo libro di Gioccahino Criaco, che sarà presente al dibattito insieme all’attore del film Peppino Mazzotta e al giornalista Toni Mira.

E sarà l’omaggio all’altra donna simbolo di questa edizione, Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa a Milano il 24 novembre del 2009, a chiudere la kermesse

La sera alle 21, quindi, sarà la volta dell’incontro “Le speranze di Rita Atria” organizzato in collaborazione con Coop Adriatica, che con 100.000 euro ha sostenuto la nascita della cooperativa di Libera Terra dedicata alla giovane siciliana che si ribellò alla mafia. All’appuntamento parteciperà anche il magistrato Alessandro Camassa, che assieme al giudice Paolo Borsellino raccolse le prime accuse della testimone di giustizia, morta suicida a una settimana dalla strage di via d’Amelio, il 26 luglio del 1992. E sarà l’omaggio all’altra donna simbolo di questa edizione, Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa a Milano il 24 novembre del 2009, a chiudere la kermesse. Il 29 novembre alla Casa della Conoscenza verrà proiettata l’intervista a sua figlia Denise, realizzata da Carlo Lucarelli per “La Tredicesima ora” (Rai Tre). Alla serata parteciperanno don Ciotti, Enza Rando, dell’ufficio legale di Libera, e la scrittrice e sceneggiatrice Monica  Zapelli.

Amianto a Ravenna, nuova indagine della Procura per sversamenti in laguna

Amianto e sostanze tossiche sotterrati per anni nella Pialassa della Baiona, una laguna salmastra che si estende per circa 11 chilometri quadrati nell’area compresa tra il corso del fiume Lamone e il porto canale Candiano, a pochi chilometri da Ravenna. La procura ha aperto un fascicolo sull’ipotizzato sversamento di scarti tossici e cancerogeni prodotti dal polo chimico ed eliminati con rischi potenzialmente molto alti. Secondo il Corriere di Romagna nel registro degli indagati sono già finiti i primi nomi.

Un fascicolo aperto dal procuratore Alessandro Mancini dopo dichiarazioni rilasciate due settimane fa, durante la terza udienza del maxiprocesso sulle morti da amianto a Ravenna, da un uomo che fu coibentatore del polo chimico dal ’71 all’88. Parlando con i giornalisti dei possibili effetti della sentenza della Cassazione sul processo ravennate, Mancini ha sottolineato che quest’ultimo “non è solo per disastro colposo, ma anche per omicidio e lesioni colpose. Si tratta di casi per i quali l’ipotetica prescrizione è ancora lontana e confidiamo di arrivare ad una sentenza di primo grado in tempi brevi”.

Il maxi processo è iniziato il 25 giugno scorso quando sono state ammesse una dozzina di parti civili oltre alla 70 circa già ammesse. Sono stati anche unificati il fascicolo principale per le morti e le malattie rilevate su 75 tra lavoratori del petrolchimico e loro familiari con un fascicolo bis aperto per ulteriori tre posizioni di lavoratori (un decesso e due malattie). E infine la richiesta della citazione quale responsabile civile di Syndial spa, società del gruppo Eni. Dei 21 rinviati a giudizio – dirigenti e responsabile di settore dell’epoca – sono venti quelli alla sbarra perché uno nel frattempo uno degli imputati è morto. I profili coinvolti nel fascicolo erano inizialmente 56, ma molti erano deceduti tanto che l’avviso di conclusione indagine era stato notificato a 25 persone, quattro di queste a sua volta morte prima dell’udienza preliminare. L’indagine abbraccia un arco di tempo compreso tra gli anni ’60 e la fine del 2012.

In una delle ultime udienze erano state ascoltate le testimonianze di alcuni ex operai. Tra loro anche chi ha spiegato che gli è stato diagnosticato il mesotelioma già da qualche mese e che è consapevole di non avere più di un anno di vita a disposizione. Alcuni dei testimoni avevano riferito di manipolazione di polveri di materiali contenenti amianto senza le dovute precauzioni. E in merito alle conseguenze, manifestate anche a distanza di tanti anni, uno dei lavoratori ha precisato di essere “quasi alla fine”. “Nessuno sapeva che era pericoloso. E solo dopo ho capito che lavorando con sistemi diversi e più consapevolezza si sarebbero potute contenere le dispersioni“.