È un po’ la Gianna Nannini dell’Alta Savoia. Nathalie Seybald, ex promessa di tennis e di sci, oggi è direttrice degli stage sul campo rosso di Courchevel. In perenne movimento, ha girato l’Italia in lungo e in largo. In moto, in sella da sola fino in Grecia e Turchia. E da sola, a 45 anni, quando l’orologio biologico  si è messo a correre più veloce della sua Yamaha 650, ha deciso di fare un figlio.

Nathalie, tempra coriacea e temperamento latino, non rinuncia a niente, a priori, per principio. Così, si è rivolta alla Clinica Eugin di Barcellona, specializzata in fertilità e riproduzione assistita. Chiamata anche la succursale dell’Eliseo, perchè – pare – lì la premiere dame Carlà e l’ex ministra degli esteri (Rachida Dati) si siano rivolte per assistenza. “Hanno la reputazione di essere i numero uno in materia. Sono molto all’avanguardia e sopratutto in Spagna consentono a una donna di procreare fino a 50 anni purché munita di un appropriato dossier medico.  In una clinica di Bruxelles, dove prima mi ero rivolta, autorizzano donne da sole e coppie, anche omo, sino a 43 anni. Dunque, per loro ero fuori  gioco da un punto di vista anagrafico”.

E in Francia come siete messi?
Ancora più intransigenti. È consentito fino a 43, ma con un uomo al fianco. E bisogna  dimostrare che si convive da almeno due anni.

In Spagna com’è andata?
Siccome ero single, mi hanno dato un solo embrione. Eticamente parlando, non consentono a una donna sola di correre il rischio di partorire gemelli.  Dunque avevo una chance su tre… Negli Stati Uniti  invece è come andare al supermercato, ti compri il numero di embrioni che vuoi.

Perché non ci ha pensato prima?
Perché non mi sentivo matura fino a 40 anni. Io ho un po’ la mentalità di un garçon, che voleva godersi la vita e poi mettere su famiglia. Ma attenzione, non sono lesbica. Solo che quando  ho incominciato a pensarci non ero con l’uomo giusto.

Lei ha dato a sua figlia il suo stesso nome.
Forse perché i figli sono sempre la proiezione del sé.

L’ha chiamata Nathalie Marie, infatti. È stato difficile fare tutto da sola?
No, basta sborsare 6 mila euro per la coppia di donatori. Con un solo donatore costerebbe la  metà.

Chi le ha consigliato Barcellona?
Sono stata consigliata a Bruxelles in tal senso. Poi, mi sono documentata su Internet.

Ci racconti tutte le tappe.
Riempio il formulario e un minuto dopo mi contattano. Richiedono un chek up completo, analisi del sangue, urinocultura, elettrocardiogramma… Ho impiegato circa un mese a completare  la mia cartella clinica. La spedisco e mi contattano per una visita. Mi visita un medico tedesco, molto serio, molto bello, 30 anni, tre lingue parlate perfettamente. Fa anche un po’ lo psicologo: vuole avere la certezza che io sia fortemente motivata. E lo sono. Se lo faccio, lo faccio subito. Altrimenti la vita mi scorre tra le mani. Nella seconda visita mi ‘scansionano’ fisiognomicamente, serve per scegliere la donatrice che mi assomiglia di più. Essendo io un tipo mediterraneo, non sono bionda, non ho occhi blu, ho antenati greci…
Mi hanno poi chiesto che tipo d’uomo desiderassi come donatore, per cercare il fenotipo più adatto alla mia figura. Ho chiesto Brad Pitt, ma non era più disponibile! Nessuno conosce le generalità dei donatori: possono essere spagnoli, italiani. Però dovevano essere compatibili con il mio gruppo sanguigno, O negativo.

Non le sembra di essere al supermarket della genetica?
Quando non c’è altro modo, va bene anche così. L’istinto materno prevale su tutto. Mi danno un foglio da riempire. Posso scegliere l’altezza del mio donatore e i colore degli occhi. Poi ho incominciato un trattamento di ormoni  per stimolare il processo per la nidifcazione del ovulo, affinchè  attecchisca meglio all’ utero. Ho preso ormoni per tre mesi.

Perché non ha provato con il suo ovulo?
I medici mi hanno detto che non avevo nessuna chance… Quando mi hanno chiamato, il 31 dicembre, per informarmi che ovulo e sperma dei donatori si erano combinati, sono partita da sola, in macchina alle 3 di notte, con i Pirenei bloccati per la neve. Un viaggio d’inferno. Dopo l’inserimento mi hanno prescritto due settimane di riposo assoluto. Ho avuto tre  mesi di nausee ed emicranie. Poi finalmente, il 16 agosto con  taglio cesareo, è nata Nathalie, di 3 chili e 90 grammi.

Quando Nathalie le chiederà di suo padre, cosa risponderà?
La verità.

di Januaria Piromallo