Il voto sulla manovra finisce come era cominciato, tra le polemiche. Con l’opposizione che tuona contro un testo che più di tanto non è riuscito a modificare e la cui approvazione più di tanto non poteva rallentare, per evitare sommovimenti nei mercati, già in fibrillazione nei giorni scorsi. Il voto di fiducia,va da sè, diventa una passeggiata per il governo, il tabellone si fissa a 602 presenti, 316 sì, 284 no. il voto finale sul testo poco sotto: 314 sì e 280 no. Tutto come previsto. Ma è il contorno che dà il senso della giornata.

A cominciare dal ritorno pubblico di Berlusconi, segnato – è proprio il caso di dirlo – dal bozzo rosso in testa causato da una caduta in bagno nel giorno in cui il dato sul deficit tocca i 1897,4 miliardi di euro. Un colosso inattaccabile, se si pensa ai 70 miliardi di manovra che trovano approvazione oggi. Ma Tremonti non sembra preoccuparsene. Le agenzie lo riportano “rilassato e sorridente” mentre “si concede una merenda alla buvette”. Assediato dai cronisti, scansa le domande sull’attualità, preferendo parlare – chissà perché –  di Georges Simenon. Tremonti ammette di non essere un lettore appassionato del commissario Maigret e di preferire il noir al giallo, però dice di amare particolarmente Tre camere a Manhattan e Il presidente.

Il primo, raccontano ancora le agenzie è una storia sull’amour fou per una donna non più giovane e fresca, ma seducente. Il secondo titolo, più politico, narra la storia di un uomo che è stato molto potente per tanti anni fino a sfiorare la carica di presidente della Repubblica. La storia di un politico vecchio e malato che si è ritirato in Normandia dopo la caduta del suo ultimo governo. E’ un uomo strettamente sorvegliato, arrivato in fondo alla vita, che tiene in pugno il fedele amico di una volta che sta per diventare premier. Come? Perché possiede documenti compromettenti su di lui… Tremonti gioca a fare l’oracolo o scherza sulle coincidenze?

Di certo, poi, non c’è da credere che il governo, dopo il non ostruzionismo offerto dall’opposizione, terrà in considerazione la richiesta di Bersani di dimissioni immediate. Berlusconi lo dice chiaramente: “Non hanno i numeri per un governo tecnico”. Così dai banchi del centrosinistra comincia la lista degli strali. “E’ l’ultima volta – dice Di Pietro – “per un sostegno bipartisan”. Antonio Di Pietro avverte Giorgio Napolitano, incassata la manovra il governo deve andarsene e non sono più possibili iniziative bipartisan. “Signor presidente della Repubblica – dice il leader dell’Idv – noi abbiamo accolto il suo appello alla coesione ma è l’ultima volta che lo facciamo”. Il segretario del Pd è sulla stessa linea: “L’abbiamo fatto per l’Italia aggredita dai mercati, per non aggiungere due settimane di confusione a una situazione già confusa, sapendo che la confusione si scarica sui più deboli. Ma nei vostri confronti la nostra responsabilità finisce qui”. Bersani prosegue: “Siamo radicalmente contro la vostra politica economica, se mai ce n’è stata una, e siamo contro i contenuti ingiusti di questa manovra, spudoratamente classista, che colpisce la povera gente con tasse su tasse”.

Già, la manovra. Mandata in soffitta l’ipotesi di tagliare i privilegi del Palazzo, il testo si limita a tagliare in modo lineare tutte le agevolazioni fiscali, a tagliare su sanità, istruzione, spalmando il grosso dei sacrifici sugli anni a venire, quando a governare sarà probabilmente qualcun altro.

E se ieri la Cgil quantificava in 1800 euro a lavoratore il danno prodotto, oggi sono i consumatori a parlare di “macelleria sociale”. A farne le spese, dice la Cgia di Mestre, sarà paradossalmente “in particolar modo il Nord”.  Il presidente Giuseppe Bortolussi, assieme al suo ufficio studi ha stimato gli effetti del provvedimento approvato definitivamente oggi dalla Camera, attraverso l’analisi di tre dei principali capitoli che interesseranno direttamente le tasche dei cittadini italiani: i ticket sulle visite mediche specialistiche; il taglio delle agevolazioni fiscali sull’Irpef; la mancata rivalutazione delle pensioni sopra i 2.337 euro mensili. “Sommando gli effetti di queste tre misure – spiega Bortolussi – i cittadini del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia e della Liguria subiranno gli effetti negativi più pesanti. I primi, si troveranno con un aggravio di 300,7 euro pro capite, i secondi, di 296,7 euro ed i terzi, di 293,3 euro”.

Senza contare i tagli che anche Regioni ed Enti locali dovranno apportare. E’ chiaro – dice Bortolussi-  che la “sforbiciata” di 9,6 miliardi avrà delle ripercussioni non indifferenti sui bilanci delle famiglie italiane.