“Chiediamo a tutti i nostri concittadini che la pensano come noi di esprimersi attraverso un piccolo gesto simbolico ma eloquente. Basterà indossare un nastrino arancione per dire: ‘Io desidero che il governo si dimetta’”. E’ questa la proposta dell’Appello arancione (clicca qui per sottoscriverlo) per chiedere la fine di questo esecutivo. L’obiettivo è quello di “colorare l’Italia di arancione”, simbolo anche della fortunata campagna elettorale di Giuliano Pisapia perché, scrivono i firmatari, “siamo convinti che l’attuale governo non corrisponda più alla maggioranza degli elettori del nostro Paese” e che pertanto “debba rimettere quanto prima il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica”. Un’iniziativa che raccoglie consensi nell’opposizione, ma anche tra chi non è incasellabile nel centrosinistra come Antonio Pennacchi, Filippo Rossi e Antonello Venditti.

“A fronte della vergogna che proviamo all’estero, dove ci accusano di essere un popolo di berlusconiani incapace di cambiare rotta, abbiamo pensato a un segnale democratico ma visibile”, spiega Daria Colombo, scrittrice tra i fondatori dei Girotondi. “Insieme ad alcuni amici, tra cui Gianfranco Mascia del Popolo Viola, Stefano Corradino di Articolo 21 e Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia, abbiamo voluto cavalcare l’immagine del nastrino rosso contro l’Aids e creare un omologo arancione per chiedere la fine di questa maggioranza”. Nella lista dei firmatari sono tanti i nomi noti noti, da Salvatore Veca a Giulio Giorello, passando per Neri Marcorè e Dacia Maraini. Ma anche studenti, operai e casalinghe.

“I partiti devono cambiare strategia, operare sul territorio e dialogare coi cittadini. Il caso di Pisapia, che in campagna elettorale ha fatto sosta in tutti i quartieri milanesi, lo ha dimostrato”, aggiunge la Colombo. “Non siamo per l’antipolitica, ma il governo che oggi ci rappresenta non raccoglie più il consenso della maggioranza nel paese”. Infatti, come dimostrato dalle ultime amministrative e dai referendum, “il vento è cambiato” e i cittadini hanno riscoperto la mobilitazione. “In principio sono nati i Girotondi, poi il Popolo Viola. Lo scorso febbraio, inoltre, sono scese le donne in piazza con “Se non ora quando” e oggi assistiamo a un rinnovato spirito civico che non cede più il passo alla rassegnazione. E il disagio nei confronti della maggioranza – conclude- si respira anche negli ambienti di centrodestra”.

Anche secondo Gianfranco Mascia del Popolo Viola stiamo assistendo al risveglio della partecipazione e l’appello è un altro segnale in questa direzione. “Per aderire basta una spilletta, un laccetto al polso o una bandiera sul balcone. Basta che siano arancioni”, spiega. “Ci stiamo preparando a un autunno caldo e lo facciamo con questo evento e grazie al tam tam della rete, con l’hashtag bastacasta che circola su twitter”. Mascia è convinto che le iniziative degli ultimi anni, dal Bday alle donne scese in piazza a Siena, siano il banco di prova per la politica tradizionale che deve interpretare e comprendere le esigenze degli elettori. “Se passata l’era Berlusconi il Palazzo non recepirà le istanze espresse dall’Appello arancione e dalle altre iniziative, allora si troverà a fare i conti con milioni di elettori stanchi della partitocrazia”. Che presenteranno il conto alla prossima tornata elettorale.