Nel 2009 fu la guerra tra finiani e berlusconiani, oggi le lotte fratricide tra giovani ex An ed ex Forza Italia e le intromissioni di ministri e parlamentari. E poi c’è l a storia di via Craxi, le “docce fredde” e i militari contro le baby gang. Di tutto di più. Il quartiere Santo Stefano di Bologna, la roccaforte del centrodestra dove oggi il Pdl non riesce a eleggere il suo presidente e rischia di mandare i cittadini a elezioni anticipate, è, ormai da due anni, un vero e proprio caso politico nazionale. Un caso che ha visto spesso mobilitarsi i vertici romani, e che rispecchia in pieno l’anarchia che regna nel Pdl locale, incapace, alle ultime elezioni comunali, perfino di esprimere un candidato sindaco, lasciando la corsa al leghista Manes Bernardini.

Tutto comincia nell’estate 2009, quando il centrodestra riconquista la sua fortezza bolognese. Nel 2004, infatti, il ciclone Cofferati non aveva lasciato nessuna circoscrizione all’opposizione. Ma, vinte le elezioni, subito gli auspici non furono dei migliori per il Santo Stefano, il quartiere “bene” del capoluogo emiliano. Siccome il Pdl, guidato dal deputato Fabio Garagnani, coordinatore cittadino, non aveva designato un presidente prima delle elezioni, una volta vinto il quartiere, i galli nel pollaio iniziarono a beccarsi.

E qui entra in gioco la politica nazionale. Nell’estate 2009 erano già evidenti le prime crepe tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi. A Bologna i loro omologhi si chiamavano (e si chiamano), rispettivamente, Enzo Raisi e Fabio Garagnani, e i loro rapporti non sono certo migliori rispetto a quelli tra i capi. Così, alla prima seduta del consiglio di quartiere, si consumò l’inatteso dramma per il povero Garagnani, che poco prima della seduta aveva designato il più votato dai cittadini, il giovane Mario De Dominicis (tenete a mente questo nome, ritornerà nel 2011, ndr).

Al momento del voto, infatti, i due consiglieri vicini a Raisi, Leone Morigi e Vittorio De Lorenzi si astennero. Garagnani si infuriò e puntò il dito contro Raisi, il traditore, colpevole di non aver rispettato un impegno pre-elettorale. La replica di Raisi è entrata nei manuali del bon ton politico cittadino: “Suggerisco a Garagnani di fare, come ho fatto io, una doccia fredda”.

Anche il senatore Filippo Berselli, numero uno del Pdl in Emilia Romagna, iniziò ad agitarsi: “Se non votate De Dominicis si torna alle urne e mi candido io come presidente”. Sarebbe stato curioso vedere Berselli, il presidente della Commissione giustizia al Senato, a guidare una circoscrizione comunale alle prese con la gestione degli assistenti sociali e dei circoli per gli anziani. Ma così non è stato, le elezioni anticipate non ci furono e a spuntarla fu invece il terzo incomodo. Giuseppe Maria Mioni, classe 1939.

Mioni mise tutti d’accordo e Garagnani con Berselli furono costretti a ingoiare il rospo. Ma il presidente durò in carica poco, visto che i quartieri furono sciolti insieme al consiglio comunale dopo lo scandalo Cinziagate che travolse il sindaco di Bologna, Flavio Delbono. Mioni ebbe tuttavia il tempo per alcune proposte: per esempio, quella di portare i soldati nel quartiere, per affiancare i vigili urbani e sgominare le baby gang. Progetto sfumato.

Passa un anno. Alla vigilia delle ultime elezioni del maggio 2011, Garagnani prova a designare un candidato forte per il Santo Stefano, memore degli errori del passato. La scelta cade su Ilaria Giorgetti, ex consigliera comunale. Su di lei due curiosità: è una craxiana di ferro, tanto che nel 2010 parte in pellegrinaggio per Hammamet sulla tomba dell’ex segretario del Psi e contestualmente propone l’intitolazione di una Via Bettino Craxi a Bologna. Giorgetti è anche la cognata del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi e questo non l’aiuterà per il quartiere.

Tutti d’accordo su di lei? Tutti, tranne uno: ancora Beppe Mioni, che poco prima delle elezioni si ribella e si auto-candida. Garagnani, dalle pagine de ilfattoquotidiano.it, lo espelle virtualmente. Ma per poco. Conquistato inaspettatamente il Santo Stefano, i vertici cittadini mettono una sordina sui dissensi con Mioni e la Giorgetti comincia a rilasciare interviste come presidente, senza contare che ancora deve essere eletta e che la terra le frana sotto i piedi.

Alla prima seduta, il 17 giugno scorso, alle ore 17 (la data e l’ora le ha scelte il presidente uscente Mioni, ndr), seduta che doveva sancire l’elezione della presidente, oltre a quello di Mioni arriva infatti il niet di due consiglieri di maggioranza fino ad allora a lei favorevoli: Marco Alcione e Mario De Dominicis. De Dominicis, proprio colui che nel 2009 era stato tradito dai dissidenti di Raisi, diventa “traditore”. I due dissidenti sono vicini a Lorenzo Tomassini, ex Forza Italia, consigliere comunale, secondo più votato del suo partito alle ultime elezioni comunali, deciso a prendersi la sua vendetta sul Pdl, per essere stato escluso da alcune cariche importanti in consiglio comunale.

Così dopo la prima seduta andata a vuoto e la seconda figuraccia in due anni, il copione non cambia. La Giorgetti non arretra, il partito le fa quadrato intorno, e da Roma iniziano le pressioni. La più importante, denunciata alla pagina locale de l’Unità, è la telefonata di Sacconi, il quale, tramite il senatore Giampaolo Bettamio, invita Tomassini e i due dissidenti ad allinearsi alle direttive e votare per sua cognata, pena l’espulsione. Niente da fare. Martedì scorso la seconda seduta e la seconda bocciatura per la Giorgetti.

Ora, entro il 18 luglio, o si trova un nome che abbia almeno 10 voti su 18 o si va a elezioni anticipate. Mioni inizia a muoversi, fiutando la possibilità di spuntarla come nel 2009. “Ho inviato una lettera a tutti i consiglieri di maggioranza. Entro la prossima settimana dobbiamo chiuderci in una stanza e uscire con un nome condiviso da tutti”. Facile prevedere che proverà in tutti i modi a farsi eleggere. Tomassini intanto non ha ancora ricevuto risposte alle sue richieste per il consiglio comunale, e le elezioni anticipate, se il veto dei suoi uomini rimane, saranno inevitabili.

La candidatura di Ilaria Giorgetti non sembra avere futuro e così i cittadini del quartiere Santo Stefano dovranno rinunciare a via Craxi. Chissà se sarebbe stata gradita, magari, visto che la zona è quella, con vista sui colli bolognesi.