Non aiutava solo gli amici a raggiungere posizioni di vertice. L’ex piduista Luigi Bisignani si dava anche da fare per cacciare chi non gli andava più a genio. Come Alessandro Profumo, defenestrato da Unicredit lo scorso 21 settembre. Dietro le dimissioni dell’ex amministratore delegato, secondo il settimanale Espresso, c’è infatti mister P4. Dalle carte dell’inchiesta di Napoli spunta una nuova macchinazione di Bisignani. Che si aggiunge all’intervento a favore della nomina di Daniela Santanché a sottosegretario. All’aiuto dato a Paolo Scaroni per conquistare la committenza politica di Gianni Letta e salire al vertice di Eni. E al tentativo, poi fallito, di spingere Gianni Punzo, amico di Luca Cordero di Montezemolo, sulla poltrana di vice presidente di Confindustria Napoli.

Nel numero in edicola domani, l’Espresso pubblica alcune intercettazioni tra il lobbista e un dirigente di Unicredit, Luca De Dominicis. Un primo colloquio avviene il 10 settembre scorso, undici giorni prima delle dimissioni ufficiali.
De Dominicis: Ehi!
Bisignani: Ci vuole un vertice lunedì, perché si sente in pericolo (ride).
D: Sì? Aspetta un secondo… Ma perché sta succedendo un casino?
B: Eh, lo cacciamo.
D: No, perché a lui?.
B: No.
D: Alessandro?.
B: E certo!
D: Eh sì, perché ora sta tutto… ora ha finito di fare lo stronzo.

Un’altra telefonata è di domenica 19 settembre, quando alla riunione decisiva del cda mancano solo due giorni.
De Dominicis: Pronto?
Bisignani: Lo sbattiamo fuori giovedì, eh.
D: Cioè torno e non trovo più l’ad? Beh, ormai deve smetterla di gestirla come fosse casa sua.
B: Infatti, sbattuto fuori.
D: Ma veramente?
B: Ieri glielo abbiamo detto.
D: Gliel’avete detto ieri?
B: S’è preso mezza giornata per fare una cosa concordata… Ha chiesto silenzio stampa. Glielo facciamo, domani se dà una notizia vaga lo bastoniamo.
D: Ah, lo bastonate? Quindi come passerà, come dimissioni?
B: Sì. Volontarie, se vuole.

L’operazione riesce. E anche senza aspettare fino a giovedì, visto che le dimissioni arrivano già il martedì. Uno dei più apprezzati banchieri italiani a livello internazionale, Profumo è da giorni sotto attacco da parte di alcuni soci di Unicredit dopo le polemiche seguite alla salita dei libici al 7,5% del capitale. Fino ai colpi di scena del 21 settembre. In mattinata iniziano a circolare voci su una lettera di Profumo che annuncerebbe al consiglio di amministrazione l’intenzione di dimettersi. Ma l’esistenza della missiva viene smentita da Unicredit. Senza il passo indietro “spontaneo” dell’ad, tocca al consiglio votare a maggioranza di voltare pagina. Al termine di una giornata di cui le cronache raccontano le molte telefonate di sostegno e apprezzamento arrivate al banchiere. Compresa quella del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.