Il mistero sulle dimissioni di Alessandro Profumo si è protratto fino all’ultimo. Verso le 16.30  pareva che il balletto di dichiarazioni e smentite si fosse arrestato con l’annuncio della lettera di dimissioni dell’amministratore delegato di Unicredit. Sembrava raggiunto anche un accordo di massima dagli avvocati sulla buonuscita del banchiere. Poi il colpo di coda finale. Smentita la lettera, sull’uscita di Profumo è scoppiata la lite all’interno del cda straordinario convocato alle 18. La riunione è durata più di tre ore, durante le quali alcuni consiglieri si sono opposti alle dimissioni del manager. Il tentativo è però fallito e il cda ha effettivamente sfiduciato l’amministratore delegato, da 15 anni nel gruppo, affidando temporaneamente al presidente Dieter Rampl le deleghe e l’incarico di arrivare ad una risoluzione consensuale del rapporto con Profumo.

I rapporti gia’ tesi tra Profumo e i soci, specie con le Fondazioni, erano precipitati negli ultimi giorni. In particolare dopo le polemiche sulla quota di azioni in mano ai libici, salita al 7,5%. Oggi sembrava essere arrivata la svolta, con la annunciata lettera di dimissioni. Intanto, dalle prime ore di stamani, presso la sede della banca in piazza Cordusio a Milano si sono susseguiti gli incontri tra avvocati delle parti per definire l’uscita dell’amministratore delegato prima del cda straordinario. Anche la soluzione sembrava trovata, con una buona uscita stimata attorno ai 40 milioni di euro.

Il titolo in Borsa

Al di là del prossimo futuro dell’istituto di credito, le dimissioni di Profumo hanno decisamente movimentato l’andamento del titolo Unicredit in Borsa già nell’immediato. Più volte annunciate, le dimissioni dell’ad sono state oggetto di voci e di smentite a partire dalla tarda mattinata, a mercati aperti, e gli sbalzi si sono susseguiti nell’andamento del titolo a Piazza Affari. Nonostante l’alto volume di scambio, tuttavia, la Consob non ha ritenuto di dovere indicare a Borsa Italiana – cui spetta la decisione – motivi per la sospensione della compravendita del titolo perché, paradossalmente, l’incertezza “metteva in condizioni di parità informativa”.  Il titolo dopo avere aperto con un -3,2% ha recuperato fino a meno di un punto percentuale, chiudendo infine con un -2,11% a 1,899 euro.