Ancora una cattiva notizia per l’economia italiana. Anzi due. E’ di oggi l’allarme diffuso dalla Banca d’Italia che registra un nuovo record per lo stock del debito pubblico del Paese. Contemporaneamente anche l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico (Ocse) diffonde notizie poco positivo sullo stato di salute economica italiana. Basandosi su diversi indicatori, l’istituto francese riferisce di un rallentamento generalizzato nell’area Euro, guidato però da Francia e Italia.

Bankitalia, record d’aumento per il debito pubblico. Rispetto a marzo, quando il debito aveva segnato un decremento a 1868,2 miliardi, c’è stato un rimbalzo di oltre 22 miliardi. Ad aprile, in valori assoluti, lo stock italiano ha toccato quota 1890,6 miliardi di euro. E’ quanto emerge dai dati elaborati dalla Banca d’Italia e contenuti nel supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico dell’Istituto.

Buone notizie, invece, sul fronte dell’entrate fiscali. Il gettito, secondo i calcoli della Banca d’Italia al netto dei fondi speciali della riscossione, si è attestato a 111.056 milioni di euro, rispetto ai 104.794 milioni dello spesso periodo del 2010, con un incremento che sfiora il 6% (5,97%). Buono il risultato di aprile: l’incasso è stato di 27,5 miliardi contro i 25,1 miliardi dello stesso mese del 2010.

Indice Ocse, nell’Eurozona l’Italia rallenta più degli altri. L’Ocse indica per il mese di aprile un “leggero rallentamento della dinamica di crescita”: fissata dall’indice a 103 punti, stabile rispetto al mese precedente. Una “perdita di ritmo” che, scrive l’organizzazione parigina in una nota, riguarda tutta l’Eurozona, con una contrazione dello 0,3 per cento rispetto a marzo. A preoccupare di più sono però la Francia e l’Italia, che hanno registrato i cali maggiori in diversi indicatori economici. Quest’ultima è scesa dai 102.1 punti di marzo ai 101.6 di aprile, con una diminuzione dello 0,4 per cento su base mensile e di due punti percentuali all’anno. Fuori dall’Europa, continua l’Ocse, le più colpite sono le economie emergenti, specie Cina e Brasile, con una contrazione dello 0.6 per cento. In espansione invece si confermano gli Stati Uniti.