La notizia è di quelle che mandano in iperventilazione i fan più accaniti e che creano grande curiosità anche tra chi ha gusti musicali ben diversi: Lady Gaga chiuderà l’Europride che si svolgerà sabato prossimo a Roma. E il merito, a quanto pare, non è di un impresario musicale ma addirittura dell’ambasciatore americano in Italia David Thorne. Su segnalazione del comitato promotore del Gay Pride europeo, infatti, il rappresentante statunitense non ci ha pensato due volte e ha scritto una lettera accorata di invito alla pop star più famosa del mondo, sensibilizzandola sulla piattaforma politica dell’evento e stuzzicando la sua già spiccata sensibilità nei confronti delle tematiche Lgbt. Ed ecco, allora, che la già affollatissima parata per i diritti omosessuali si trasformerà in un happening senza precedenti, con una partecipazione che rischia di diventare strabordante.

L’impegno per la tutela di ogni differenza, a partire da quelle sessuali, non è certo una novità per Stefani Joanne Angelina Germanotta. Born this way, uno degli ultimissimi successi della cantante, è infatti un manifesto orgoglioso di tolleranza e rispetto reciproco: “Non essere un peso, sii solo una regina, se sei povero, o ricco, nero, bianco, beige oppure di stirpe chola, libanese o orientale. Anche se la vita ti ha ferito, emarginato, maltrattato o preso in giro, gioisci di te stesso ed amati, perché sei nato così. Non importa se gay, etero o bisessuale, lesbica o transessuale, sono sulla strada giusta, sono nato per sopravvivere”.

Che la si consideri un fenomeno da baraccone costruito a tavolino o una cantautrice rivoluzionaria e talentuosa, una cosa è certa: Gaga è l’icona del mondo contemporaneo. Non tanto, o non solo, perché ha venduto 16milioni di copie del suo primo album. Non tanto, o non solo, perché ha soppiantato Madonna e disintegrato Britney Spears e Christina Aguilera. Non tanto, o non solo, perché qualsiasi respiro della giovane italo-americana diventa notizia di culto, tendenza, vangelo per milioni di fans in giro per il mondo. Semplicemente Lady Gaga interpreta al meglio lo zeitgeist di questo inizio di terzo millennio. È la profetessa dell’individualità, la capofila dell’hic et nunc, la Regina di milioni di little monsters (così chiama i suoi fans). Milioni di persone che prima di riconoscere in Lady Gaga la loro leader erano disadattati, ai margini della società giovanile dei nostri tempi per una serie di motivi diversi: omosessuali, freaks, nerd. Schiere di teenagers americani che nella scalata verso la gloria di miss Germanotta si sono riconosciuti, hanno trovato uno spiraglio per le loro strampalate aspettative. È l’american dream, ancora una volta, a fare da leitmotiv all’epopea pop di Lady Gaga. Lo racconta lei stessa, ogni volta che ne ha l’opportunità: “Ero una ragazza cattiva, una disadattata. Scappavo da casa, prendevo droghe, avevo relazioni con uomini molto più grandi di me”. Ora è la regina del pop mondiale e tenta di utilizzare la fama anche per aiutare i suoi innumerevoli fan.

Lady Gaga esempio positivo per i giovani d’oggi, dunque? Nì, o almeno andiamoci piano. È vero che il suo impegno per i diritti civili (soprattutto per il matrimonio omosessuale in America) è encomiabile e coraggioso. Ma è altrettanto vero che che Gaga è una perfetta macchina da soldi, che fa leva sulle istanze più sentite tra i suoi fans per vendere ancora più dischi e riempire gli stadi. La ragazza sembra sincera quando si batte per il same sex marriage, quando ne parla accoratamente con Barack Obama, quando interviene da consumato leader politico alle manifestazioni organizzate dalle associazioni LGBT a stelle e strisce. Ma da un istrione come lei ci si può aspettare di tutto: anche che si tratti semplicemente di una “paraculata” senza ritegno a scopo commerciale.

E intanto, mentre ci si chiede se c’è o ci fa, mentre osserviamo attoniti e a volte disgustati il suo stile sempre sopra le righe e di cattivo gusto, tipico di una certa subcultura italoamericana che potremmo definire come la versione impegnata degli ultratamarri di Jersey Shore, lei se ne infischia e va dritta per la sua strada. Macina milioni di dollari, di dischi e di chilometri. Ha creato una religione pop che ha milioni di adepti sparsi in ogni angolo del globo, provoca benpensanti e baciapile con videoclip sempre sull’orlo della blasfemia (Judas è l’ultimo esempio). Piaccia o meno, è il fenomeno di pop culture più dirompente dai tempi di Madonna e Michael Jackson. Piaccia o meno, moltissimi giovani si riconoscono nel suo stile sfacciato e fintamente politicamente scorretto (quando invece predica uguaglianza di diritti e amore universale). Lady Gaga è tutto questo, e molto altro. Capiremo con il tempo se si tratta di un geniale talento o di un bluff senza precedenti. Nel frattempo, e non possiamo davvero fare altrimenti, canticchiamo di nascosto le sue canzoni (perché i radical chic ci giudicherebbero troppo commerciali) e attendiamo di capire chi è davvero Stefani Joanne Angelina Germanotta, monarca di questo mondo dominato dal pensiero debole.