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Le guerre che non vediamo. Grazie ai media

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La critica che viene mossa più frequentemente alla libera informazione in rete è che la notizia o l’opinione che proviene da fonti non ufficiali non sarebbe attendibile in quanto non “certificata”; come se la bontà di una notizia dipendesse esclusivamente dal nome della testata che la ospita. Gli esempi che smentiscono questa tesi sono tantissimi, ci sono centinaia di giornalisti indipendenti che lavorano (spesso gratis) per raccontare ciò che succede, da un punto di vista, appunto, indipendente, non embedded e quindi svincolato dagli interessi di chiunque altro che non siano i cittadini. E’ gente che, invece di adagiarsi comodamente sulle terrazze degli hotel di Baghdad o di Gerusalemme in attesa di ricopiare il mattinale dell’ambasciata e inviarlo alla redazione, scende in strada e cerca di capire cosa succede veramente.

In Italia tantissimi bravi giornalisti che riescono a parlare tutti i giorni in rete di mafie, corruzione, “casta”, morti sul lavoro, malapolitca, fino a qualche anno fa non avrebbero trovato un posto neanche per trascrivere gli annunci immobiliari. Molti hanno pagato con la vita il loro coraggio, vale sempre la pena di ricordarlo perchè è proprio questa la missione di chi fa informazione: cercare sempre la verità, mettere alla prova la versione ufficiale, essere i nostri occhi e orecchie sul mondo senza guinzagli e censure. In più, spesso i media ufficiali sembrano preoccupati di rispondere a un’agenda politica piuttosto che rispettare la loro responsabilità verso i cittadini, che a loro volta non sono abbastanza allenati a dubitare e a pretendere che i giornalisti facciano il loro dovere.

Uno dei nostri “occhi” preferiti è John Pilger, il cui ultimo documentario, The War You Don’t See, racconta il ruolo fondamentale dei media nello spacciare per giuste guerre devastanti e infondate. Pilger conclude la sua ottima inchiesta (che include fra l’altro una bella intervista a Julian Assange, fondatore di Wikileaks) con queste parole: “Noi giornalisti non dobbiamo per forza rischiare la vita per raccontare la verità, ma dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da sfidare coloro che cercano la nostra complicità nel vendervi la loro ultima sanguinosa avventura nel Paese di qualcun altro. Ciò significa mettere sempre in discussione la versione ufficiale, per quanto patriottica possa apparire. (…) In quest’epoca di infinite guerre imperialiste, la vita di innumerevoli uomini, donne e bambini dipende dalla verità; altrimenti, il loro sangue è sulle nostre mani.”

Non esiste una versione italiana, ma il film è disponibile in inglese sottotitolato in spagnolo.




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