Secondo l’ineffabile Bossi quel matto di Pisapia vuole trasformare Milano in una Zingaropoli. Certo, detto da uno che, in una trasmissione comica di qualche anno fa, veniva raffigurato, in modo esilarante e convincente, costretto in una camicia di forza alla Hannibal the Cannibal, un simile epiteto fa giustamente sorridere…


Ma c’è qualcosa di più sotto che va portato alla luce. Si tratta di quell’intuito politico” di cui il nostro, persona peraltro di non eccelsa levatura intellettuale, ha saputo sfruttare adeguatamente finora e che consiste in sostanza nel fare leva sui peggiori istinti della gente, il razzismo anzitutto.

Non è certo un’invenzione originale. Molti prima di lui hanno fatto ricorso a questa risorsa politica e ideologica, fra gli altri un imbianchino austriaco di nome Adolf Hitler che su questa base e su altre, come l’appoggio della grande industria e lo spirito revanscista tedesco dopo le umiliazioni della prima guerra mondiale, edificò le sue devastanti fortune mediante una resistibile ascesa…

Fra le categorie su cui il Führer diresse la rabbia popolare vi furono come è noto, oltre agli ebrei e agli omosessuali, proprio gli zingari. Si direbbe quindi che questi ultimi, per le loro caratteristiche particolari di diversità culturale, si prestino in modo egregio a rivestire il ruolo di capro espiatorio a beneficio delle destre razziste. E non solo di esse, se è vero che nel poco onorevole sport dell’attacco alle minoranze si è cimentato anche Beppe Grillo, un altro profeta del quale si vorrebbe volentieri fare a meno…

Il giochino di cui queste destre, con crescente successo nella decadente Europa degli ultimi anni, si rendono protagoniste è del resto noto ai sociologi e agli psicologi di massa: identificare una o più categorie da rendere responsabili per impedire alla gente di scavare più a fondo identificando le reali ragioni della crisi e del peggioramento delle condizioni di vita: zingari, immigrati, terroni, ecc. Tutto purché non si tocchino i manovratori e i reali responsabili della crisi: il capitale finanziario e le classi dominanti, che in Italia assumono le sembianze di cricche e magliari, con buone entrature presso le varie mafie, capeggiati da Berlusconi con il quale Bossi, superate le iniziali reticenze, ha concluso oramai da tempo un patto d’acciaio. Patto d’acciaio che sembra davvero intramontabile, con buona pace di qualche furbetto che a suo tempo ebbe addirittura a teorizzare la natura di “costola della sinistra” della Lega…

Si capisce quindi che, in un momento come l’attuale di seria difficoltà di questo blocco dominante, la destra ricorra al razzismo più becero come suo autentico cemento e ultima risorsa.

Il razzismo però, è bene ricordarlo anche e soprattutto in un Paese come l’Italia, è stato dichiarato fuori legge oramai da molti anni dalla comunità internazionale, che ad esso ha dedicato una serie importante di convenzioni, affermando la validità universale del principio di non discriminazione e dell’uguaglianza che dell’odioso razzismo sono al tempo stesso l’antitesi e il mezzo risolutore. Sarà il vento della storia a disperdere i razzisti che, nel frattempo, tentano disperatamente di tradurre il loro capitale politico basato sull’odio e la paura in un congruo numero di posti di amministrazione di banche, imprese pubbliche e sottogoverno in genere.