Dalla scomparsa dei fatti alla loro ricomparsa. Perché raccontarli “è più divertente che leccare culi dalla mattina alla sera”. Marco Travaglio ritorna di fronte al pubblico del Salone internazionale del Libro a Torino, la sua città, per parlare di giornalismo e politica. All’ultimo giorno della fiera e a spoglio elettorale in corso, il vicedirettore de il Fatto ha riempito ieri pomeriggio la Sala gialla, mentre fuori alcuni espositori già smontavano.

Travaglio inizia col caso del presidente del Fondo monetario internazionale Dominique Strauss-Kahn dopo l’arresto per violenza sessuale: “Il processo comincia con una domanda preliminare: ‘Si definisce colpevole o innocente?’. Se si dichiara colpevole se la cava con qualche anno di carcere, se si dichiara innocente va a processo e se viene condannato dovrà scontare più anni perché negli Stati Uniti mentire ai giudici è reato, in Italia no. Se lo conoscessi gli direi di trasferirsi qui. I fatti assumono un’altra piega, la sua violenza diventerebbe un dettaglio ininfluente”. In Italia, dopo i primi tempi dello scandalo del “bunga bunga”, si è cominciato a parlare altro: “Questi fatti sono stati messi da parte e si è cominciato a confondere le idee”. Una cosa resta chiara nell’attesa dell’esito giudiziario su B.: “C’è già stato un abuso di potere”.

Ora Strauss-Kahn è stato arrestato e Travaglio chiede: “Sono giustizialisti gli americani e i francesi? Sono normali. Se uno ha uno scandalo prima lo risolve, poi, se ne esce, torna”. “Berluskahn parlerebbe subito di manette facili, poliziotti rossi annidati nella polizia di New York, celeberrima per le sue deviazioni bolsceviche, della cameriera mandata apposta vestita da cameriera per incastrarlo. Poi si comincerebbe a sottilizzare, si ritoccherebbe il codice penale…”. In questi casi in Italia “Embe’” è la reazione più ricorrente, equivalente del “Qui rubiamo tutti” di Bettino Craxi, dice per poi chiedersi: “Perché mai dovremmo accettare di essere tutti dei ladri e dei maiali solo perché B. lo è?”. E non sono solo i politici a parlare così, ma anche gli intellettuali: “Pensate a come si è piegata la loro funzione, un servo del potere che dà sempre ragione al capo coprendosi di ridicolo”. E cita Piero Ostellino, Giuliano Ferrara, Alessandro Sallusti e Maurizio Belpietro, tra i tanti.

Poi passa a criticare la sinistra, per la quale i fatti di B. scompaiono sempre: “Da vent’anni replica che non bisogna rinfacciare a Berlusconi i suoi processi e i suoi reati”. Un piccolo elogio a Giuliano Pisapia, candidato sindaco a Milano: “Se uno sa di essere innocente rinuncia ad amnistia e prescrizione. Berlusconi invece le ha prese tutte, due volte una e sei volte l’altra”. E inoltre B. non si pone il problema di rinfacciare ai nemici politici scandali creati ad hoc: Telekom Serbia, dossier Mitrokhin, le false accuse ad Antonio Di Pietro negli anni Novanta. Il presidente Giorgio Napolitano ha recentemente ricordato che all’estero i politici si dimettono per molto meno? “Gli altri giornali l’hanno nascosto. Noi abbiamo fatto un elenchino parlando anche della prescrizione di Massimo D’Alema. Il suo ufficio stampa ci ha scritto che è falso, noi abbiamo controllato. I fatti sono accertati, ma c’è stata la prescrizione. Lo hanno scritto ‘Incredibile. Il Fatto non sa leggere gli atti giudiziari’ e noi abbiamo replicato ‘Incredibile. L’ufficio stampa di D’Alema non sa leggere’”.

E poi continua a parlare del Fatto, della curiosità suscitata presso i giornalisti stranieri, delle telefonate dei colleghi per passare notizie censurate e altro. “Altri giornali si chiedono perché noi abbiamo pubblicato certe notizie, che cosa ci sia dietro. Noi parliamo degli scandali B., D’Alema, anche di Di Pietro e di Nichi Vendola. Ci ispira la correttezza e il piacere di raccontare le cose. Fare il giornalista non è coraggioso, è divertente, più divertente che leccare culi dalla mattina alla sera”.