Dicono che coi bilanci in mano faccia miracoli. Dice di saper  leggere i conti economici meglio di qualunque altro giornalista al mondo, ha competenze che spaziano dall’economia globale all’ambiente: memorabile il suo articolo di fondo dopo il terremoto in Giappone uscito sul Messaggero, come ricorda Marco Travaglio nel suo ultimo spettacolo. “Il Giappone ha retto, le sue centrali sono così sicure da sopportare il peggiore dei terremoti”. Stampata la prima pagina del giornale era già iniziata l’evacuazione da Fukushima nell’arco di trenta chilometri.

Per non smentirsi, Oscar Giannino, l’economista di riferimento del centrodestra, arriva a Parma ed elogia la macchina amministrativa parmense, una delle più disastrate d’Italia, con 500 milioni di buco (destinati a crescere) e il rischio di dichiarare bancarotta. Ma Giannino questo non lo reputa importante: recrimina l’utilizzo della spesa pubblica per coltivare il consenso (invitando, al contrario, a seguire la scia del modello tedesco); spara contro la politica, incapace di riformarsi; ma si dichiara anche tifoso dell’esperienza politica dell’amministrazione guidata da Pietro Vignali (in quota Popolo delle libertà).

Un economista di fama nazionale, Giannino, con una preparazione, dice lui, da far invidia ai più accreditati studiosi, nell’elogiare il sistema Parma, dimentica nel modo più assoluto che la città emiliana corre sul filo della bancarotta. Sembra non essere informato Giannino nemmeno dei guai giudiziari che passa l’amministrazione comunale con assessori indagati, il pericolo imminente di chiusura della Banca del Monte, rea di aver sborsato troppi soldi alle partecipate del Comune senza vedere mai il rientro, e una serie di iniziative discutibili, come il finanziamente da parte delle casse pubbliche di un film girato in loco e che ancora non ha visto le sale cinematografiche. Un dettaglio, questo. Al procuratore della Repubblica, Gerardo Laguardia, che ha l’indagine, non interessa se esca o meno nelle sale, il problema è con quale pretesto il Comune ordini di dare soldi a una società di Rita Rusic per un film girato a Parma, protagonisti vigili urbani, quelli che pochi mesi prima avevano massacrato scambiandolo per un pusher un giovane immigrato ghanese, Emmanuel Bonsu.

“Sono tifoso della vostra esperienza politica – ha avuto modo di affermare Giannino a Parma – che spero si diffonda anche in altre città. Iniziative come il quoziente familiare meritano pieno supporto. Meno Stato più società è uno dei cavalli di battaglia del sindaco. E regole fiscali che vadano a premiare il terzo settore, il volontariato, perché l’ambito pubblico non è più in grado di rispondere da solo a bisogni sociali crescenti”.

E ancora: “Gli elettori – ha detto – di centro destra aspettano da diciassette anni che Berlusconi intervenga sul fisco”. Lo afferma davanti al patrone di casa, organizzatore dell’iniziativa, Vignali, pur sempre uomo di Berlusconi. A dover dare credito alle parole di Giannino, che parla di estensione del modello civico parmense anche in altre città della penisola, rischieremo di trovarci con le amministrazioni tutte a rischio di default.

Ma i guai giudiziari non finiscono qui per Parma. Non si dimentichi che sono ben sette gli iscritti nel registro degli indagati, tra i quali figura anche l’assessore all’urbanistica Francesco Manfredi, per l’area dell’ex scalo merci di Parma, dove si stava costruendo il nuovo polo pediatrico della città. Secondo il giudice per le indagini preliminari Alessandro Conti la società proprietaria dell’ex scalo merci, la Stu Stazione e il Comune, non hanno provveduto a bonificare l’area pur sapendo dei livelli di inquinamento fuori legge. Cadmio, piombo, zinco e in particolare “rilevanti quantità di mercurio” oltre i limiti fissati dalla legge, sono infatti, le sostanze tossiche trovate nell’area del cantiere dai periti incaricati dalla procura dei rilevamenti.

E ancora di poche settimane successive l’inchiesta sull’area del Botteghino 2, per la concessione edilizia rilasciata dal Comune all’imprenditore edile Alfonso Cappetta, già indagato per truffa.

Senza contare le cupe prospettive di Banca del Monte di Parma, il cui buco si è allargato di 15 milioni di euro rispetto allo scorso anno, raggiungendo quota 55 milioni. Tra le cause del tracollo, è opportuno ricordarlo, ci sarebbero una serie di finanziamenti a società private, ma anche un prestito di 14 milioni alla società Alfa, partecipata del comune di Parma, mai tornato indietro.