Si direbbe: rieccolo. E infatti, dopo tanti si dice, qualche rivendicazione interna al partito sostenuta con la voce un po’ forte e, infine, anche piccole minacce di consumare strappi lasciate cadere nell’emiciclo di Montecitorio per fare pressione sul Capo, ecco che finalmente Claudio Scajola è stato ufficialmente sdoganato da Berlusconi in persona. Sarà di nuovo ministro, quello delle Politiche Comunitarie, lasciato libero da Andrea Ronchi e non riassegnato fino ad oggi perché tenuto dal Caimano come “richiamo” per i possibili transfughi dagli altri gruppi verso il Pdl. Poi la crisi con la Lega ha fatto chiaramente capire al Cavaliere che Bossi non avrebbe accettato nessun “nuovo arrivato” su una poltrona di prima fila di governo e dunque tanto valeva riassegnarla a “sciaboletta” che, in fondo, secondo Berlusconi mai si sarebbe dovuto dimettere da ministro dello Sviluppo Economico.

Rieccolo, dunque. Per davvero. Via del Fagutale, quell’appartamento con vista Colosseo comprato da chissachì a sua insaputa è ancora sfitto, non si riesce proprio a trovare qualche estimatore di questo ventennio che ci voglia andare a vivere. E chissà che Scajola, presto di ritorno a Roma dopo lunghi mesi di esilio ligure nella natìa Imperia, non ci ributti un occhio sopra. Ma si vedrà. Intanto il suo ritorno è ormai stato pianificato. L’altra sera, parlando con alcuni fedelissimi ad Arcore, il Cavaliere ha svelato di aver chiamato Scajola subito dopo la notizia, arrivata da Perugia, che il suo coinvolgimento nell’inchiesta G8 era stato definitivamente messo nel cassetto. Poi, parlando con un fedele di Scajola, Roberto Cassinelli, si è lasciato sfuggire che “subito dopo le elezioni, metteremo su un’offensiva mediatica affinchè l’opinione pubblica si convinca che lui con l’inchiesta non c’entra veramente nulla; poi lo ripescheremo subito”.

Succederà, più o meno, così. Che dopo le elezioni il Cavaliere comincerà a tenere sempre più vicino a se Scajola e probabilmente utilizzerà la figura del proconsole ligure per attaccare ancora la magistratura, rea di aver “sottratto per lungo tempo alla politica una persona per bene infangandola con accuse che poi si sono dimostrate destituite da ogni fondamento”. Insomma, Scajola simbolo in carne ed ossa della mala giustizia che “ha pagato fino troppo per non aver commesso nulla”; per farla breve, un “martire”. L’opinione pubblica, che ancora oggi, secondo i sondaggi di Berlusconi, non vede di buon occhio Scajola, non potrà che cambiare idea. A qual punto basterà attendere il momento giusto – che sarà prima dei referendum perché il colpo mediatico contro la magistratura servirà in quel momento – e Scajola sarà di nuovo ministro.

Per scaramanzia i suoi fedelissimi l’altro giorno non hanno voluto svelare la data che avrebbe in testa il Cavaliere, “perché Claudio ha già sofferto troppo”, ma si parla di chiudere la questione entro giugno. Ignazio La Russa, non certo amico di Scajola, messo davanti all’eventualità di ritrovarselo accanto nel governo, avrebbe dato il suo placet; meglio lì che al suo posto come coordinatore unico del partito. E, in fondo, Scajola di nuovo ministro piace anche a Tremonti. I due l’altro giorno sono stati visti parlare a lungo insieme in aula, la mano di Scajola su quella del titolare dell’Economia in un atteggiamento che tradiva una complicità affettiva ben superiore alla semplice colleganza. Dal canto suo “Sciaboletta”, fiutata l’aria e ricevute le assicurazioni infomali del caso direttamente dal Capo nella telefonata di “congratulazioni” per l’avvenuto proscioglimento definitivo dalla vicenda G8, ha immediatamente rimesso nel cassetto tutte le sue bellicose idee di dar vita ad un gruppo parlamentare autonomo con un numero di parlamentari al seguito che, secondo stime interne al Pdl, potevano aggirarsi intorno a 25. Con la riesumazione di Scajola, Berlusconi poi si è messo al riparo da una possibile scissione interna che poteva essere molto più dolorosa di quella operata da Fini e fa contento pure Bossi evitando di vendere una nomina di primo piano come pagamento di una cambiale ad uno dei Responsabili rimasti a bocca asciutta nel rimpasto dell’altro giorno (casomai proprio Pionati). Insomma, un piano studiato nei dettagli; e Scajola è di nuovo tra noi.