L’idea è quella di immergere Nichi Vendola in mezzo alle persone che fanno la spesa. Mercato delle Erbe di via Ugo Bassi, dietro al bancone di un ex macellaio, con libri e riviste al posto di cosce di pollo e polpette di magro, il presidente della regione Puglia battezza i candidati, pardon le candidate, visto che gli ometti se ne stanno in disparte, di Sinistra Ecologia e Libertà al comune di Bologna.

In attesa del comizio serale Vendola stringe mani assortite. Molti ragazzi trentenni, qualche volto noto della sinistra Pd ora Sel, parecchie bonarie facce prestate alla politica a partire dalla capolista Amelia Frascaroli.

“A Bologna non valutiamo l’ipotesi del ballottaggio”, afferma Vendola parlando alla stampa che si accalca al bancone, “abbiamo i numeri e le credenziali per festeggiare la sera del 16 maggio”.

Per chi lo incalza su ipotetiche alleanze con Casini anche a livello locale, si percepisce un po’ di imbarazzo per l’amara medicina che si potrebbe mandar giù dal 17 maggio in poi, “non faccio appelli a nessuno per l’ipotetico secondo turno. Dico solo che in generale reputo essenziali tutte le sensibilità e le culture che possono discutere di un vero cambiamento politico a Bologna. Non immagino la politica come diritto di veto o come il gioco dei quattro cantoni come fa Casini. E’ un atteggiamento che mi mette l’ansia e che non permette mai di parlare dei problemi della città. Ad esempio a Casini chiedo: cos’ha arrecato più danno alle famiglie, l’Arcigay o le politiche economiche di Tremonti?”

Il fatto di ritrovarsi a parlare in piazza tra il comizio di Grillo e quello di Bossi suscita al leader di Sel qualche timido sorriso: “Prima ancora della competizione per guadagnare il voto di parecchi indecisi tra la lista grillina e Sel, credo che Grillo sollevi temi giusti e necessari, anche se non tutti lo sono. Ad esempio lo reputo parecchio assente sulla questione della libertà e dalla possibilità di dar voce alle donne, visto il suo linguaggio integralista e dai codici sessisti. Capisco la sua ansia di cambiamento ma non gradisco il potere magico della bestemmia. Già la destra ci ha fatto regredire in un terrificante e semplicistico primitivismo culturale. A noi tocca il compito di ricostruire la capacità analitica per capire e governare la cultura della complessità”.

Poi verso il ministro Maroni che ieri ha denunciato il declino della sinistra a Bologna citando il caso Delbono: “C’è differenza tra chi viola le leggi e diventa ministro e chi viola le leggi, sbaglia e se ne torna a casa. E visto che il ministro è così acuto nel leggere la situazione bolognese, perché non si guarda accanto quando è alle riunioni di palazzo Chigi per vedere in che compagnia si ritrova?”.

Infine un appello per il futuro del centrosinistra bolognese e non solo: “La sinistra non deve soltanto rimettersi insieme come ha fatto a Bologna, ma essere capace di rinnovarsi profondamente e rispondere alle domande di un mondo mutato. Con Sel a Bologna abbiamo tentato di darle una bussola per i sentieri dell’innovazione e del cambiamento che ci aspettano. Perché ciò che più conta oggi in politica sono la partecipazione e il controllo dei cittadini. Di certo non possiamo capire i comportamenti di ogni singola persona e il venticello della corruzione può entrare anche in casa nostra. Il punto è avere voglia di combattere questa deriva e produrre aria pulita”.