Si manifesta in tutta Italia per lo sciopero generale indetto dalla Cgil quattro mesi fa. Il primo per Susanna Camusso alla guida del sindacato di Corso Italia da meno di un anno e il quarto sotto il governo Berlusconi. Tanti cortei in diverse regioni italiane, locali regionali e territoriali perché spiegano gli organizzatori della Cgil: “La crisi è ovunque anche nelle piccole realtà del Paese”. Sembra dunque una scelta voluta, quella di non convogliare, come al solito, la protesta tutta a Roma che per l’occasione è stata comunque invasa da decine di migliaia di manifestanti e semiparalizzata a causa del blocco dei mezzi pubblici.

Le adesioni allo sciopero generale per ora parlano di una percentuale vicina al 58% su un campione pesato statisticamente di 500 aziende in tutta Italia. Il dato è della Cgil. Oltre 100 le piazze investite dalle manifestazioni nel Paese. A Milano il corteo formato da migliaia di persone è partito dai bastioni di Porta Venezia per dirigersi sotto il palazzo di giustizia per esprimere solidarietà ai magistrati milanesi dopo gli attacchi del premier Silvio Berlusconi. Dopo la sosta sotto il tribunale, i manifestanti hanno terminato il proprio corteo in piazza Duomo. “E’ una grandissima manifestazione” commenta il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati. “Non siamo interessati a inutili polemiche, i numeri li darà la Questura” e aggiunge “la nostra priorità sono i giovani”. Ci sono studenti, pensionati, moltissimi operai che stringono le bandiere rosse della Cgil. A Bologna sono circa 30mila le persone che si sono radunate quasi tutte in via Rizzoli.

La Camusso è a Napoli, a piazza dante sono in migliaia a seguire il suo comizio. “Dopo due anni di politiche sbagliate – dichiara il segretario generale – di deroghe ai diritti dei lavoratori, di divisione del sindacato, la vostra politica non ha prodotto alcun risultato”. Poi la Camusso lancia un appello a Confindustria: “A Confindustria dico: fermatevi e ripartiamo dal lavoro che, solo con forme certe, è un diritto. Il lavoro discontinuo invece da una vita discontinua, un lavoro cosi’ non dà cittadinanza”.

Mentre il segretario della Fiom, Maurizio Landini, parla a 10mila persona dal palco di Reggio Emilia. Landini cerca di spronare il centro-sinistra: “Anche le forze di opposizione devono rispondere con maggiore forza alle domande che queste piazze pongono. Se – continua – i problemi della gente non trovano delle risposte, si crea quello scollegamento che ha fatto forti Berlusconi e la Lega e si lascia così posto al populismo”.

Momenti di forte tensione, invece, a Torino, dove ci sono state anche delle cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine per respingere alcuni manifestanti che si erano staccati dal corteo principale della Cgil, che ha raccolto 35mila persone circa, per dirigersi verso la sede di Equitalia dove hanno lanciato gavettoni di vernice, uova e fumogeni. Un gruppo di persone ha provato anche forzare l’ingresso al grido di “usurai”. Sono stati ribaltati alcuni cassonetti e lanciate anche delle bombe carta. A Roma un centinaio di studenti hanno bloccato due binari della stazione Termini.

Nel corteo romano che sfila da piazza dell’Esquilino al Colosseo ci sono tutti: dal comparto della sanità ai metalmeccanici, ai pensionati, agli studenti universitari. Gridano slogan contro il governo che non fa abbastanza per i precari: “Da soli invisibili, insieme invincibili”. E oggi in questa situazione sembrano davvero trovarsi in tanti, alcuni dei manifestanti ricordano con striscioni e cartelli che il tasso di disoccupazione tra i giovani ha raggiunto 30% tra i giovani. Ma a protestare tante categorie diverse, perfino gli edili che non si vedevano nelle manifestazioni della Cgil da quasi 30 anni. “Sintomo questo di un Paese che sta andando oltre la deriva” dichiara il segretario della Cgil Lazio di Claudio Di Berardino che di fronte alle proteste dei giovani non ci sta a confermare il quasi immobilismo sindacale sul precariato: “Non è vero che la Cgil si è mossa tardi nei loro confronti, il sindacato cerca di tutelare tutti e nella maniera più corretta”. Gli replica un giovane lavoratore dell’Hp, l’azienda informatica: “La nostra, che è una società ricca e potrebbe permettersi anche di assumere continua a delocalizzare, ad affidare lavori fuori perché l’intenzione chiara è di chiudere e qui in Italia hanno 6 mila dipendenti“.

Non va certo meglio neanche per il terzo settore ci spiega Luca Giudici 31 anni, un laurea in tasca, che lavora da anni con i disabili: “La nostra situazione è critica, lavoriamo con persone che già hanno delle difficoltà importanti e non siamo più in grado di fornirgli servizi adeguati con strutture che chiudono, mense che non servono pasti, organici ridotti e stipendi da fame”.

Si srotola un grande striscione contro l’esecutivo, c’è scritto: “Voi pensate ai sottosegretari e noi moriamo di fame, Brunetta, Gelmini e Tremonti, il mistero della trinità, non vogliamo fare il bunga bunga per mangiare”. C’è chi denuncia situazioni al limite, è il caso di alcuni lavoratori delle Assicurazioni Generali, che con il contratto Ania a tempo indeterminato, avvallato dalla stessa Cgil, non riescono a portare a casa più di 500 euro al mese per otto ore di lavoro al giorno: “Tre euro l’ora, questo è quanto vale la nostra mano d’opera, neanche nel terzo mondo potremmo sopravvivere oggi”. Si continua a sfilare per le vie della Capitale a ritmo di Tutti i miei sbagli, la canzone dei Subsonica scelta per l’occasione perché per chi partecipa alla protesta “si può e si deve rimediare ai disastri di questo governo che sta conducendo l’Italia al baratro”.