Un gruppo di lavoratori della Croce rossa italiana, sostenuto dall’Unione sindacale di base, ha occupato per tre ore la sede del Comitato centrale della Cri in via Toscana a Roma, mentre era in corso una riunione. I dipendenti chiedono “un tavolo interministeriale” (la Croce rossa è controllata da quattro ministeri: Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Economia, Difesa) per affrontare i problemi dell’ente, soprattutto quello dei precari. In particolare, chiedono che il piano di riordino, che potrebbe mettere a rischio posti di lavoro, sia affrontato con la partecipazione delle delegazioni dei lavoratori. Al piano dovrebbe provvedere il commissario straordinario Francesco Rocca, la cui scadenza di mandato è già stata rinviata due volte. Il sindacato denuncia la “deriva di privatizzazione dell’ente, una mobilità selvaggia in violazione di accordi sindacali precedenti, e la mancata osservazione di norme e regole sindacali”.

Rocca ha lasciato la sala, sostenendo che il protocollo non prevede riunioni con delegazioni numerose e dicendo che avrebbe calendarizzato un ulteriore incontro. La delegazione dell’Usb, in un primo momento, ha deciso di non lasciare la sala. Dopo una trattativa con la Digos, i lavoratori sono usciti dal palazzo e hanno lasciato solo una delegazione che tenterà di portare a termine la trattativa con il commissario.

E’ una vera e propria bufera, quella che si sta abbattendo sulla Croce Rossa Italiana in questo periodo. Prima la notizia del 5×1000 assegnatole per anni nonostante le ombre sulla legittimità della sua presenza negli elenchi degli aventi diritto. Poi, le sospensioni di lavoratori e volontari che hanno parlato a Report per denunciare gli sprechi (da Anna Montanile a Daniele Tosoni, senza dimenticare la storia di Vincenzo Lo Zito). Infine, problemi in tutta Italia sulla questione precari, che sono 1.600. C’è il caso dei lavoratori pugliesi, in mobilità forzata, come Anna Sciannimanico, licenziata dopo aver rifiutato il trasferimento da Bari a Bolzano.

Al nord la situazione non è migliore. In Lombardia il contratto con l’Agenzia regionale per l’emergenza urgenza per 500 lavoratori doveva scadere a giugno. E’ stato prorogato per altri sei mesi, ma si attende ancora il piano di riassetto del servizio. Nel frattempo, a Bergamo si sono dimessi il commissario del Comitato provinciale Fernando Spada e il suo vice Gianmaria Domenghini, lamentando, come scrive L’Eco di Bergamo, di “non riuscire più a sostenere la mole di lavoro che comporta gestire una struttura così articolata e con così poche risorse”. Le loro dimissioni sono state seguite, il giorno successivo, da quelle del commissario del Comitato locale Andrea Francesco Raciti.

E i problemi non si limitano solo alla questione precari. In Veneto, ad esempio, qualche giorno fa si è scatenata un’aspra polemica attorno a un bando per l’assegnazione di una consulenza da 4mila euro al mese. Secondo le accuse, il commissario regionale Annamaria Stefanelli ha nascosto il bando agli altri partecipanti, tant’è che alla scadenza, l’unico nome pervenuto era il suo. Secondo quanto ha dichiarato Ruggero Scomparin, il commissario di Selvazzano in provincia di Padova, il bando non è stato pubblicato sul sito del comitato regionale per il tempo stabilito dalla normativa. Quando, dopo le segnalazioni di altri commissari, il bando è stato riaperto, ha presentato richiesta una decina di persone. In tutto questo, il direttore regionale Pierpaolo Cinque, dovrebbe essere sostituito a breve.

In Sicilia, il tribunale di Palermo ha notificato alla Croce rossa un decreto ingiuntivo in favore di Si.S.E. SpA. Il Commissario straordinario della Cri ha impugnato il decreto mediante ordinanza per evitare all’ente, per il momento, un esborso di quasi 50 milioni di euro.

Insomma, un periodo decisamente buio per la storia della Croce rossa che, viste le premesse, potrebbe durare a lungo.

di Debora Aru e Alberto Puliafito