“Un oltraggio all’Italia, non pagheremo le cure delle vittime di Crans Montana. La Svizzera ha una responsabilità morale pesantissima”: così l’ambasciatore Cornado
“È un oltraggio al nostro Paese. Non pagheremo le fatture per i feriti italiani, la Svizzera ha una responsabilità morale pesantissima“. È questa la ferma presa di posizione dell’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado. In una serie di dichiarazioni rilasciate a La Repubblica e all’agenzia LaPresse, il rappresentante del governo italiano ha ricostruito il duro scontro istituzionale in atto con le autorità elvetiche in merito alla gestione post-emergenziale della tragedia del locale Constellation di Crans-Montana, dove un incendio scoppiato la notte di Capodanno ha provocato 41 morti e 115 feriti gravi, tutti per lo più giovani o giovanissimi. Il casus belli è la decisione del Canton Vallese di addebitare all’Italia i costi delle cure mediche prestate ai connazionali sopravvissuti al rogo.
Le fatture per i ricoveri e la replica italiana
La crisi si è consumata durante un incontro tra Cornado e il presidente del Canton Vallese, Mathias Reynard, il quale ha anticipato l’inoltro delle richieste di rimborso: “Verrà richiesto il pagamento delle spese di cura e ricovero di quattro connazionali per un solo giorno di ricovero all’ospedale di Sion”, ha spiegato l’ambasciatore, esprimendo il forte timore che questa sia solo la prima tranche. Il rischio concreto è che vengano recapitate anche le fatture, dai costi definiti “esorbitanti”, per gli altri nove pazienti italiani trasferiti e assistiti nelle cliniche di Zurigo, Losanna e Berna. La posizione italiana, in attesa di un confronto ufficiale con il governo e il ministro degli Esteri Antonio Tajani, è irremovibile. Cornado si è rivolto direttamente ai parenti delle vittime: “Voglio rassicurare le famiglie che nulla è dovuto, che non sono in debito ma in credito, viste le responsabilità morali di una strage criminosa di giovani“. A Reynard, che ha giustificato la richiesta affermando di non disporre degli “strumenti normativi” per derogare ai pagamenti (potendosi fare carico solo di eventuali saldi residui), Cornado ha opposto il differente comportamento dell’Italia. “All’ospedale Niguarda di Milano – ha sottolineato l’ambasciatore – sono state curate per mesi vittime straniere, tra cui due cittadini svizzeri con costi di gran lunga superiori. Sono stati portati in elicottero da Sion perché il loro ospedale non era attrezzato per ustioni così gravi. Abbiamo salvato loro la vita e non chiederemo certo rimborsi spese, per carità”.
Le accuse di negligenza: “Una tragedia evitabile”
Il rifiuto di pagare poggia su una precisa accusa di negligenza sistemica. Cornado ha ribadito al presidente del Cantone che l’incendio del Constellation non è qualificabile come una fatalità, ma come “una tragedia evitabile dovuta all’inosservanza delle leggi”. Il diplomatico ha tracciato una catena di responsabilità ben definita: in primis i gestori del locale, accusati di aver sbarrato le uscite di sicurezza, allestito il soffitto con schiuma infiammabile e utilizzato candele libere; in secondo luogo il Comune di Crans-Montana, reo di non aver effettuato i controlli per sei anni; infine il Cantone stesso, venuto meno ai suoi doveri di vigilanza. “Al di là dell’aspetto penale, che vedremo, questa è una responsabilità morale pesantissima”, ha scandito Cornado, definendo “inaccettabili” le sofferenze patite dai feriti.
La risposta svizzera e gli indennizzi “insufficienti”
Di fronte alla forte carica accusatoria del diplomatico italiano, la reazione di Mathias Reynard è stata di chiusura formale. Rifiutando il concetto di “responsabilità morale”, il presidente del Cantone ha replicato: “Vedo che si vuole sostituire all’autorità giudiziaria”, specificando che le istituzioni svizzere pagheranno soltanto se e quando verrà riconosciuta una responsabilità penale a loro carico da parte dei tribunali. Infine, il capitolo dei risarcimenti proposti da Berna. Reynard ha illustrato a Cornado il piano di aiuti: 10 mila franchi di stanziamento immediato per le famiglie, ai quali se ne aggiungeranno 50 mila distribuiti da metà maggio. Sono previsti anche indennizzi morali variabili fino a un tetto massimo di 200 mila franchi (calcolati in base alla situazione finanziaria di ogni singola famiglia) e la creazione di una Fondazione dotata di un capitale di 20 milioni di franchi. Misure che l’ambasciatore ha respinto al mittente giudicandole inadeguate: “Ho risposto semplicemente che non è abbastanza, di fronte alla gravità dei fatti e alle responsabilità morali che loro hanno”.