Mentre a Roma il premier paragona la magistratura a una “associazione per delinquere a fini eversivi” (leggi l’articolo), a Milano la Digos si avvicina al committente dei manifesti apparsi ieri nel capoluogo lombardo, in cui i magistrati vengono accostati alle Br. E come spunta il primo indagato Il Giornale “smaschera” il presunto autore dell’iniziativa: Roberto Lassini che si prende tutta la responsabilità dell’iniziativa: “Solo una provocazione dice”. Inizialmente i vertici del Pdl hanno difeso Lassini, confermando che sarebbe comunque rimasto tra i candidati alle comunali ma a fine mattinata Lupi e altri esponenti nazionali del partito lo hanno invitato ad autosospendersi. Lassini ha accettato di ritirarsi.

Il  coordinatore lombardo del Pdl, Mario Mantovani, aveva inizialmente confermato la fiducia in Lassini: “Rimarrà in lista, giudicheranno gli elettori”. Lo stesso Mantovani che ieri aveva minimizzato sul testo dei manifesti. “Io non ne so nulla, non li ho neanche visti. Non c’entrano niente con noi. Le Br? Saranno le ‘brutte racchie'”, aveva detto.

Ma la vicenda non si chiuderà così semplicemente. C’è un’inchiesta per vilipendio dell’ordine giudiziario in cui già una persona appare iscritta tra gli indagati. Ieri  la Digos dopo aver individuato il tipografo dei manifesti, gli agenti sono risaliti alle società che ne curano la distribuzione e l’affissione: quattro dipendenti sono stati ascoltati, per capire chi ci sia dietro alla firma ‘Associazione dalla parte della Democrazia‘. All’interno di due magazzini perquisiti, gli uomini della Digos hanno trovato e sequestrato i manifesti su cui campeggia in bianco, su sfondo rosso, la scritta ‘Via le Br dalle procure‘, insieme ad altri firmati allo stesso modo. Già a febbraio, la stessa sigla aveva distribuito in città dei grandi cartelloni con la scritta ‘La sovranità popolare è sacra! Silvio resisti, salva la democrazia‘ o ancora ‘La giustizia politica uccide la libertà. Volete cacciare Berlusconi? Prima vincete le elezioni‘.

Stamani dalle pagine de Il Giornale è arrivata l’autodenuncia di Lassini. “Via le br dalle procure? Uno slogan esagerato, senza intenzioni offensive”, ha detto definendosi l’autore dei manifesti. Ex sindaco dc, in carcere per 42 giorni nel ’93 e assolto con formula piena dopo 5 anni di processi. Una storia personale che gli fa sentire vicina la battaglia di Berlusconi sulla giustizia, dice, ed è “per dare manforte al premier” che è stata creata, due mesi fa, l’associazione “Dalla parte della democrazia” della quale lui è il presidente. I manifesti, allora: “E’ stata una provocazione. Esagerata ma tale. Sono certo che l’obiettivo non fosse mancare di rispetto alle vittime del terrorismo”. Ora Lassini è candidato Pdl a Milano. E rimarrà tale.

“Sceglieranno i milanesi – ha detto Mantovani -se sia opportuno o meno votare e far eleggere Lassini. La sua mi sembra una provocazione forse eccessiva, ma leggendo le sue parole sul Giornale di questa mattina ho apprezzato il suo rispetto per la buona magistratura”, ha detto il coordinatore regionale del Pdl. “Noi condanniamo la lotta armata – ha aggiunto Mantovani – ma la lotta a colpi di avvisi di garanzia e di manette che certa magistratura utilizza non è certo da esaltare”.

Secca, invece, la bocciatura da parte di Maurizio Lupi. “Il manifesto affisso a Milano ha la ferma condanna mia personale, del partito nazionale e locale. Non c’è giustificazione né legittimazione”, ha detto il vicepresidente della Camera. Alla kermesse è presente anche Roberto Lassini, ideatore dei cartelli in cui si chiede di mettere fuori da palazzo di Giustizia le Br. Lassini è infatti nella lista del Pdl alle comunali di Milano, una presenza su cui “valuteremo” ha spiegato Lupi. “Le lista sono depositate – ha sottolineato – ma ci può essere un gesto personale. Può chiedere scusa, oppure ci può essere una autosospensione. Altrimenti valuteremo”. E a fine mattinata è arrivata l’autosospensione di Lassini.