Il Tg1 dedica la rubrica Media alla prescrizione di Travaglio. Il grandioso scoop era già stato anticipato in prima pagina il 23 febbraio sull’house organ di casa Arcore. Sotto il titolone “Il partito dell’odio” e altre amenità tipiche del Giornale (“I giudici lenti salvano Travaglio”, “E adesso il Fatto Quotidiano vuole bloccare il Parlamento”) campeggiava l’immagine minacciosa di Travaglio che simulava un tiro al bersaglio.

“Travaglio aveva citato un verbale di interrogatorio – si legge nell’articolo di Luca Fazzo – ma aveva ‘tagliato’ il pezzo in cui il testimone spiegava che in effetti, forse Previti quel giorno era passato nello studio di Taormina, ma per tutt’altre faccende, e senza partecipare alla riunione incriminata. «Una cesura arbitraria che ha modificato il senso della frase travisando il fatto».”

La news ha solleticato anche il palato del quotidiano gemellato, Libero, che nei giorni successivi ha proposto un articolo firmato da Filippo Facci. E all’appetibile banchetto non poteva non partecipare Minzolini, che, nell’edizione pomeridiana del Tg1 del 4 marzo, ha incentrato la rubrica Media proprio su Travaglio e sulla prescrizione a lui concessa per un reato di diffamazione nei confronti di Cesare Previti.

Il servizio di Media, curato da Mario Prignano e Francesca Oliva, ha un incipit non un granchè originale: “Chi di prescrizione ferisce, di prescrizione perisce”. E via con il j’accuse del Tg1, lo stesso che lo scorso anno annunciò l’assoluzione di David Mills, quando in realtà fu prescritto: “E così Marco Travaglio, dopo anni di veementi articoli e di invettive televisive, cade nella sua stessa rete”, sentenzia la voce fuori campo di Francesca Oliva, che spiega con ammirevole dovizia di dettagli i fatti. E prosegue: “Travaglio prescritto, dunque. La notizia fa il giro dei blog, meno sui giornali, anche se puntuale arriva la controffensiva di alcuni colleghi. Primo fra tutti, Filippo Facci”.

Scorrono nel frattempo le pagine e i titoli del Giornale, frasi del tenore di “Travaglio fatti processare, non fare come Andreotti, D’Alema e Berlusconi” o “Travaglio razzola male, anche lui salvato dalla prescrizione”.  Poco meno di due minuti di fango gettato generosamente nel ventilatore all’indirizzo di Travaglio e della magistratura (accusata di “lentezza”).

Su questo servizio scandaloso del Tg1, solo il capogruppo dell’Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi, ha espresso con veemenza il suo dissenso: “Il metro di paragone del Tg1 continua a essere deformato da un eccesso di disperazione: dopo il ridicolo accostamento tra la vicenda del presidente Leone e i torbidi scandali del premier, ora si mette in mezzo Marco Travaglio per nascondere il carattere ad personam della prescrizione inseguita da Berlusconi. Inutile gettare fumo negli occhi, è evidente che c’è una differenza abissale tra la normale applicazione di un istituto di legge e la creazione di una nuova norma su misura per i reati del presidente del Consiglio. Né è possibile dimenticare che la vantata serie di assoluzioni a favore del premier null’altro è che il prodotto delle leggi ad personam che si è fatto costruire dalla sua maggioranza in questi anni e che questo è l’unico motivo per cui è incensurato. Questo tentativo di voler a tutti i costi trovare dei simili alla rara specie del Caimano è un insulto alla linea editoriale pluralistica ed istituzionale che dovrebbe distinguere il Tg1″.

Il mio parere personale è che è vero che, per coerenza, Travaglio avrebbe dovuto rinunciare alla prescrizione soprattutto perchè lui stesso ha sempre accostato il termine prescritto a quello di colpevole (trovandomi assolutamente contrario in quanto non è automatico ma è necessario valutare caso per caso), ma non possiamo assolutamente fare paragoni con l’atteggiamento processuale di Berlusconi (o suoi amichetti) e metterli sullo stesso piano. Vediamo le differenze:
1) un reato di opinione contro i reati gravissimi di Berlusca & Co;
2) la pena inflitta erano 1.000 euro e non anni di carcere;
3) Travaglio non ha il potere di modificare leggi o termini di prescrizione.

Poi inutile ricordare che stiamo paragonando il comportamento di un presidente del Consiglio con quello di un giornalista, fate voi…