Il potere è spartito “tra Presidente della Repubblica, Parlamento e Corte Costituzionale. Al governo rimane soltanto il nome, la figura e l’immagine del potere. Vi assicuro che chi occupa la presidenza del Consiglio di potere non ne ha alcuno”. E’ quanto è tornato a dire oggi il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando agli Stati Generali di Roma capitale. Tutto diverso, quando l’attuale premier era imprenditore: “Ero guardato con attenzione e rispetto da molti protagonisti della politica”. In quel tempo, ricorda, da imprenditore “avevo potere, anche quello di licenziare, anche se non l’ho mai fatto”.

Berlusconi è tornato ad attaccare la Costituzione: “Senza riforme costituzionali non si legifera”, ha detto. Il premier ha poi spiegato di aver “tenuto l’Italia al riparo dalla crisi economica” e  ha “auspicato un nuovo codice di norme fiscali”. Ora, ha aggiunto, “possiamo dire che ci sono delle solide basi per la ripresa delle imprese e la crescita economica. Il nostro governo è stato il primo ad intervenire”.

Ma il Cavaliere si è anche preoccupato di rassicurare la Lega. “Il federalismo fiscale è una riforma chiave per la modernità dello Stato. Con queste riforme abbiamo corretto quelle precedenti, come il titolo V approvata con quattro voti di scarto alla Camera a fine legislatura. Si trattava di riforme zoppe”. E ha poi commentato il milleproroghe annunciando che “sta diventando un ippopotamo” e quindi “molto probabilmente c’è da fare un altro voto al Senato”.

Poi, rivolgendosi a Emma Marcegaglia, ha detto: “Ecco la nostra presidentessa, la mia presidente di Confindustria. Quella che noi a Milano – ha aggiunto – chiamiamo bella tosa”.

Infine Berlusconi è tornato a ribadire la necessità di attuare riforme istituzionali e di augurarsi la collaborazione dell’opposizione. Ma, osserva parlando agli Stati Generali di Roma Capitale, è difficile il confronto “con le opposizioni con cui ci troviamo a lavorare, è difficile la collaborazione. Non voglio essere polemico – aggiunge – ma il mio sogno più grande è una opposizione socialdemocratica, il che oggi davvero non c’è”.