Che dignità, che forza d’animo, che rigore morale…“, queste alcune delle parole che amici e avversari hanno dedicato a Totò Cuffaro, condannato dalla Corte di Cassazione a sette anni di carcere. Perché tanti elogi? Perché Cuffaro, dopo la pesante condanna, invece di minacciare i suoi giudici e di annunciare il colpo di stato, ha accettato la sentenza. Il coro di lodi che ha accolto la reazione dell’ex presidente della regione Sicilia, è la migliore conferma della gravissima anomalia che rischia di condurre a rapida estinzione l’ordinamento democratico, almeno nelle forme previste dalla Costituzione.

Cuffaro è stato condannato perché ha fornito delicate informazioni sulle inchieste della magistratura alla mafia e perché ha intrattenuto rapporti con alcuni dei clan più attivi nel controllo degli appalti e delle pubbliche istituzioni. Si tratta dunque di un reato gravissimo, simile all’alto tradimento in battaglia per un ufficiale.

Sarà appena il caso di ricordare che lo stesso Cuffaro puntò il dito indice contro tutte quelle associazioni e quei giornalisti che avevano osato dubitare della sua persona. La Rai di Berlusconi decretò persino, caso unico nella sua storia, una puntata di riparazione per riparare ad una bella e rigorosa inchiesta trasmessa da Report e curata da Maria Grazia Mazzola. Chissà se oggi qualcuno vorrà fare delle pubbliche scuse.

Santoro e i suoi collaboratori furono ricoperti di contumelie ed indicati come “i nemici della Sicilia, quelli che sporcano l’immagine della regione”, più o meno le stesse parole usate da Berlusconi e Dell’Utri al momento della sentenza che ha condannato per la seconda volta l’amico Marcello.

Come se non bastasse sarà appena il caso di ricordare le invettive scagliate contro Antonio Di Pietro, quando si era permesso di avanzare qualche dubbio sulla opportunità di candidare, nelle file dell’Udc, una persona sotto inchiesta per reati gravissimi e per di più, compiuti durante l’esercizio di un mandato istituzionale.

Eppure, nonostante tutto, i modi e i toni con i quali Cuffaro ha accolto la sua condanna in via definitiva hanno stupito quasi tutti. Questo stupore nasce dall’effetto differenza con gli atteggiamenti, le ingiurie, il livore che viene, in queste stesse ore, riservato ai giudici che stanno tentando di indagare sugli affari pubblici e privati del presidente del Consiglio.

Cuffaro va in galera, mentre Lele Mora si esibisce in tv quasi fosse l’erede dei fratelli Rosselli, mentre Emilio Fede ricorda le cene di Arcore con la stessa devozione con la quale gli apostoli narravano dell’ultima cena, in questo contesto nessuna meraviglia che Cuffaro possa sembrare quasi una felice eccezione, ma nello scrivere e nel dire queste parole dobbiamo sempre rammentare a noi stessi che siamo davvero nella m…