Non so voi, ma io per queste ragazze coinvolte nel bordello di Berlusconi e che ora vanno in giro incappucciate per difendere la loro dignità non provo nessuna pietà.

Men che meno per Nicole Minetti, che senza alcuna remora ha accettato il posto da consigliere regionale, di infangare quindi un’istituzione con il suo percorso “politico” squallido, come sempre più chiaramente sta emergendo dalle carte della procura.

Prima, infatti, parlava così“C’è gente per cui è l’occasione della vita, quindi ne vedi di ogni… Detto fuori dai denti, ci sono varie tipologie di persone: c’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo. E poi ci sono io che faccio quel che faccio, capito?” Anche lei ha avuto il suo momento, è così che funziona, ognuna ha avuto il suo momento” e non bisogna prendersela quando finisce, magari fra due settimane sarà Pinco Palla.

E oggi, invece, che “il suo momento” sembra essere finito, vorrebbe suscitare la mia compassione?
– E adesso come si sente?
– Penso che mi stanno rovinando la vita.
– Non pensa di essersela rovinata da sola?
A Nicole Minetti salgono le lacrime agli occhi. E rimane in silenzio.

C’è solo da sperare che non arrivi il momento di Pinco Palla. E cioè che l’indignazione che i cittadini dovrebbero provare di fronte a questi fatti finalmente emerga e che potremo così liberarci di questo letamaio. Con qualche vita rovinata, certo, ma con uno Stato salvo. Perché il pericolo che corriamo ora è che le responsabilità personali di questi individui ricadano sulle istituzioni che rappresentano e che hanno voluto occupare per rendere il sistema inattaccabile.

E l’unica possibilità di verità, l’unica che può fare luce sui fatti nel silenzio e nelle smentite di tutti questi servi e giullari che dipendono dagli emolumenti di Berlusconi, ma che allo stesso tempo lo tengono in pugno e lo deridono alle sue spalle, è l’indignazione dell’amica della Minetti, la riminese che con in tasca le sue lauree e con il futuro che dipende solo dalle sue forze, è rimasta schifata davanti alla stanza del bunga bunga e da tutto ciò che ha visto. E lo ha raccontato ai pm.

Spero che anche gli italiani possano leggere questi fatti con i suoi occhi e provare le stesse sensazioni, per accompagnare finalmente il paese all’uscita di questo bordello, per riprendersi le istituzioni in mano e il senso di uno Stato al servizio dei cittadini.