La bufera Alitalia torna ad abbattersi sul Governo. Anzi, sul suo capo. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Lecce per l’operazione di privatizzazione di Alitalia – controllata fino al 2008 dal Tesoro – e gli atti dell’inchiesta sarebbero già stati inviati, per competenza, alla Procura di Roma.

Le ipotesi di reato a carico del premier consistono nella violazione di norme previste dal TUIF, il testo unico in materia di intermediazione finanziaria. La notizia è stata diffusa nella serata di ieri da Giovanni D’Agata, componente del dipartimento tematico “Tutela del consumatore” dell’Idv e fondatore dello “Sportello dei diritti”. Secondo l’esponente del partito di Antonio Di Pietro, il premier sarebbe indagato con numero di registro generale 13360/2010 sin dal 17 dicembre scorso. Il tutto partirebbe da un dettagliato esposto presentato il 9 dicembre da un azionista di minoranza di Alitalia, l’avvocato leccese Francesco Toto, per denunciare – si legge nella nota – “la sciagurata operazione che aveva riguardato l’ex compagnia di Stato e la condotta tenuta dall’onorevole Berlusconi, allora candidato in pectore, e dal ministro dell’Economia e Finanze”. L’azione legale, spiega Toto, è nata per tutelare l’interesse suo (che tra il 2007 e il 2008 aveva acquistato 380.000 azione della compagni aerea di Stato e per quest’operazione al momento ha perso 500mila euro), degli altri azionisti di minoranza, degli obbligazionisti, dei creditori e di tutti quei soggetti danneggiati dalla vicenda Alitalia.

La teoria del legale salentino è chiara: nel 2008 Silvio Berlusconi avrebbe tenuto un comportamento che, facendo saltare l’accordo Alitalia-Air France, ha danneggiato fortemente chi nel frattempo, convinto prima dall’azione di risanamento del governo Prodi e poi dalla promessa dello stesso numero uno del Pdl sulla presenza di una nuova cordata tutta italiana in grado di migliorare l’offerta dei francesi, aveva investito il suo denaro acquistando le azioni della compagnia aerea nazionale. Un’intromissione indebita, insomma, a cui sarebbero seguite altre prese di posizione che avrebbero a loro volta peggiorato la situazione dei piccoli azionisti e dei creditori, il cui investimento è stato pressoché azzerato da una dichiarazione di B., che ha portato ad una dolorosa decisione della Consob.

Quest’ultima, si ricorderà, a metà 2008 sottrasse dalla contrattazione di borsa il titolo Alitalia, guarda caso dopo una esternazione pubblica del premier, che ad inizio aprile dichiarò testualmente: “Non avere tolto Alitalia dalla borsa è una cosa folle, un errore madornale”. La Consob fu costretta ad intervenire e da allora le azioni acquistate dagli azionisti di minoranza divennero carta straccia. In un sol colpo, ad esempio, l’avvocato Francesco Toto perse mezzo milione. Un danno non di poco conto per i risparmiatori che avevano investito in Alitalia, peraltro successivamente penalizzati da rimborsi esigui e tadivi. E tutto per un unico motivo, è la tesi: si sono fidati di Silvio Berlusconi, della sua statura imprenditoriale, della sua promessa di non regalare Alitalia ai francesi (che pure avevano presentato l’offerta migliore).

Da qui si dipana una matassa legale che per il premier potrebbe significare un nuovo processo. La storia, del resto, è partita agli inizi del novembre 2009, quando l’avvocato Francesco Toto ha presentato al Tribunale di Lecce un’azione civile di risarcimento a cui, in brevissimo tempo, avrebbero aderito tanti altri azionisti di minoranza della compagnia. Le cifre della causa in sede civile: in tutto si parla di oltre 30 azionisti, per un totale di 4milioni di euro di valore nominale. Il procedimento, però, a sentire l’avvocato Francesco D’Agata – che difende Toto – sarebbe proseguito in maniera anomala, con uno spacchettamento dello stesso e con l’estromissione degli altri azionisti di minoranza dal procedimento. Quest’ultimi, a loro volta, hanno fatto ricorso alla Corte d’Appello di Lecce e il giudizio è previsto addirittura nel 2012. Agli inizi di questo mese, tuttavia, Francesco Toto ha presentato un’azione penale contro l’allora candidato Silvio Berlusconi e contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Le accuse contenute nell’esposto di Francesco Toto sono pesantissime: si parla di insider trading, aggiotaggio, truffa e tutta un’altra serie di ipotesi di reato. Ieri la svolta, con la notizia dell’iscrizione di Berlusconi nel registro degli indagati diffusa da Giovanni D’Agata. Nella giornata di oggi, invece, l’esponente dell’Italia dei Valori ha confermato e precisato le ipotesi di reato che hanno portato all’iscrizione del Presidente del Consiglio nel registro degli indagati: su di lui, a quanto pare, peserebbero alcune violazioni di leggi previste dal TUIF, il testo unico in materia di intermediazione finanziaria.

Contattato sulla vicenda, il Procuratore Generale della Dda di Lecce, Cataldo Motta, si è limitato ad “no comment”. Per il legale del premier, Niccolò Ghedini, si tratta invece di notizia “totalmente infondata: se mai tale iscrizione dovesse esserci in conseguenza di una denuncia, sarebbe semmai a Roma o Milano e, soprattutto, sarebbe immediatamente archiviata”. Secondo Ghedini, infatti, “tutti i comportamenti del premier nella vicenda sono stati impeccabili, pubblici e conosciuti dal mondo della finanza, della politica e della stampa, che ha seguito con grandissima attenzione l’intera trattativa: è semplicemente ridicolo ipotizzare che il premier possa essere messo sotto accusa per aver salvato un’azienda italiana”. Durissimo, invece, Antonio Di Pietro: “Morale della favola: ancora una volta Berlusconi ha venduto lucciole per lanterne. Ha fatto credere che quello di Alitalia fosse un affare per il Paese, in realtà lo è stato sempre e solo per lui e per i suoi amici”.

da il Fatto Quotidiano del 31-12-2010, aggiornato alle 12:45