Del caso Assange-Wikileaks a me salta all’occhio un aspetto di gravità inaudita di cui però quasi nessuno sembra accorgersi, nell’oceano delle polemiche e delle diatribe. Si arresta un cittadino, per di più in base ad un mandato di cattura internazionale, per un’accusa di cui non si conosce il fondamento. Preservativo rotto? Stupro? Finora conosciamo solo illazioni, ricostruzioni, pettegolezzi, ipotesi, ma nessun documento ufficiale della Procura o indagine degli inquirenti. Nessuna comunicazione ufficiale spedita al diretto interessato. In compenso ci sono quasi 4 milioni di pagine web (solo in inglese) che vengono fuori da Google quando si fa una ricerca con i termini ”Assange  rape”.

Questo è il vero scandalo. La segretezza delle accuse e il rifiuto delle autorità svedesi di ascoltare Assange il quale aveva offerto di rispondere a tutte le domande rimanendo a tal scopo in Svezia per un mese dopo la diffusione della notizia (in questo link in inglese trovate la sequenza degli eventi). E tanto per aggiungere un altro carico, le autorità americane (il Paese della Statua della Libertà) lasciano trapelare che contro Assange sarà formulata nientemeno che l’accusa di “Tradimento”.

L’Articolo 6 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali approvata nel lontano 1950, e che sia la Svezia che il regno Unito sono tenuti ad applicare, stabilisce che ogni persona accusata di un crimine deve essere immediatamente informata in un linguaggio che si sia comprensibile della natura e delle cause dell’accusa contro di lui.

Oggi invece sbattiamo la faccia contro una realtà completamente diversa: ognuno di noi puo’ essere incarcerato (senza cauzione) e messo in cella di isolamento (ovviamente per la sua stessa sicurezza, secondo le Autorità) per un’accusa estremamente infamante, prima formulata, poi ritirata, poi reiterata, ma di cui nessuno sa niente di preciso, tantomeno l’accusato, se non per sentito dire, e di cui le autorità non si sentono in dovere di specificare alcunché ufficialmente e per iscritto. Aggiungete che in una tale situazione  i nostri conti correnti possono essere bloccati con motivazioni pretestuose, così non c’è nemmeno la possibilita’ di pagarsi un avvocato (o la cauzione). Insomma apprendiamo che se un governo decide di mettere sotto chiave un cittadino può farlo quando gli aggrada, ovunque si trovi, per un preservativo rotto o per un qualsiasi altro pretesto. Questo non nella Russia sovietica o nell’Iran teocratico, ma nell’Inghilterra, patria del costituzionalismo liberale, dove per ironia della sorte, il governo è retto da una coalizione composta anche da un partito sedicente liberale, che ha fatto dei diritti civili la sua bandiera.

Il caso Assange, al di là dei documenti pubblicati da Wikileaks, è cruciale per tutti noi e per il futuro della democrazia sostanziale, non quella delle parate e dei lustrini, dei principi vuoti e svuotabili ad ogni capriccio del Potere. Oggi, che ci piaccia o meno, che lo vogliamo capire o meno, siamo tutti un po’ Assange. E visto che su questo sito scrivono almeno tre deputati europei, potrebbero, per favore, informarsi da parte dei loro elettori se la sopracitata Convenzione Europea non fosse stata abrogata mentre eravamo distratti? E se l’habeas corpus  ha ancora un senso in Europa? Se una persona su cui si concentra l’attenzione mondiale può essere trattata con tanta spregevole arroganza, cosa può succedere a noi anonimi cittadini il giorno che dovessimo diventare invisi al Potere? Temo che non basterà munirsi di proservativi robusti.

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