Quando cadrà il Governo Berlusconi io metterò la bandiera italiana sul davanzale. Esporrò il tricolore della marineria, quello con lo scudetto delle quattro repubbliche in campo bianco, l’unico che ho. E lo farò per celebrare un giorno importante.

So bene che l’eventuale caduta di questo Governo non apre a nessun futuro particolarmente roseo. So bene che non è stata ancora partorita alcuna alternativa. So che, legittimanete, potrebbe nascere un altro governo mediocre, senza idee, incapace di amministrare bene le nostre cose. So anche che se tornassimo a votare non saprei cosa votare, oggi, e non avrei affatto la sensazione di poter contribuire a una concreta e duratura svolta per l’amministrazione del Paese.

Nonostante questo, con convinzione, metterò il Tricolore sul davanzale.

Lo esporrò perché questi anni, con molti responsabili ma con uno in particolare, sono stati contraddistinti più che mai dal culto del denaro, dal consumismo (vi ricordate “Grazie!”, la campagna di Berlsuconi che invitava a comprare, comprare, comprare…), dalla fuffa materialista e cialtrona, dai politici puttanieri e immuni, dal sentimento di impunità che spinge a varcare ogni limite della decenza. Io, che non sono né un santo né un bacchettone né un moralista, ma sono italiano, ho patito tutto questo.

Lo esporrò perché odio la mafia e i mafiosi, chi è colluso con loro, chi non li isola ma ha costruito la propria fortuna sul denaro riciclato, rubato con la violenza ai miei concittadini. Dunque a me.

Lo esporrò perché considererò auspicabilmente finito il tempo delle leggi ad uso personale, della prevalenza degli interessi particolari su quelli collettivi, dei tagli alla scuola, alla cultura, a ciò che, come ha detto esplicitamente Tremonti, “non si mangia”. Lo esporrò perché sia chiaro che io mangio anche quelle pietanze, e come me tanta gente. Ne ho bisogno per vivere.

Lo esporrò perché mentre il pensiero consumista e materialista berlusconiano si affermava e si radicava, il nostro Paese è stato dimenticato, violato nel territorio, nelle acque, lasciato privo di salvaguardia, tutela, restauro, privo di qualunque progetto di rinnovamento e difesa, e ogni giorno cade a pezzi per incuria e ignoranza.

Lo esporrò perché Bondi rappresenta Berlusconi, non l’enorme cultura del nostro Paese; perché Alfano rappresenta Berlusconi, non la nostra giustizia; perché la Gelmini rappresenta Berlusconi, non la scuola e l’università di cui hanno bisogno i giovani italiani.

Lo esporrò perché sono contrario al reato di immigrazione, contrario alla TAV, contrario al Ponte sullo Stretto, contrario ai tagli alla cultura, contrario al nucleare, contrario alla riforma Gelmini, contrario alle ronde in camicia verde, contrario al Lodo Alfano, contrario alla depenalizzazione del reato di banda armata proposto da Castelli, contrario a questa legge elettorale, contrario al conflitto d’interessi, e sono stato contrario alla depenalizzazione del reato di falso in bilancio, contrario ai tagli alla ricerca scientifica, contrario al decreto salva-ladri, contrario al rientro dei capitali con una multa simbolica, contrario a chi dice irrispettosamente che Barack Obama è abbronzato o fa le corna a un collega in una foto ufficiale mentre rappresenta il nostro Paese all’estero. Mentre rappresenta me.

Lo esporrò perché sono un uomo di mare, e quando guardo le coste del nostro Paese dal largo vedo da anni un Paese in decadenza, dove imperversano ignoranza, televisione d’accatto, informazione violata, consentite e sospinte dal laissez faire travestito da libertà propugnato dalla cultura berlusconiana.

Lo esporrò perché per anni sono andato all’estero e ho dovuto subire le ironie di colleghi, amici, semplici conoscenti che, sentendo che ero italiano, si sono sentiti autorizzati a sorridere, a fare battute, a costringermi ad abbozzare, o a motivare, o peggio: a ridere anche io. Di quel riso mio e altrui ho sofferto, ne ha sofferto il mio orgoglio, il mio amore per me stesso e per il nostro Paese. Di quel riso provo vergogna.

Lo esporrò perché non l’ho mai esposto, neanche quando abbiamo vinto i mondiali di calcio, ma stamattina ho pensato che lo farò, che serve farlo, e che se lo faranno anche altri potremo passeggiare per le nostre strade con la sensazione che in tanti vogliono un Paese con altri presupposti e altre basi sociali, culturali, politiche, amministrative. Esporrò la nostra bandiera per me, per la mia speranza, non certo per fiducia in un cambiamento che non vedo, che non c’è, che non è pronto, che non mi convince, che nessuno in questi anni ha ancora pensato.

Lo esporrò perché provo vergogna anche di questo.