Spesso si legge che il Brunello di Montalcino è un grande vino rosso, il vino italiano più famoso al mondo.  Altrettanto spesso si legge che, secondo disciplinare di produzione, il Brunello deve essere fatto soltanto col vitigno Sangiovese. Eppure di rado si legge che non pochi critici vinicoli hanno per anni premiato o magnificato anche Brunelli che non sapevano di Brunello, e che non erano fatti soltanto con Sangiovese: come hanno dimostrato indagini della Procura di Siena. Certe aziende vinicole hanno difatti per anni violato il disciplinare di produzione. Si sono rinvenute prove in vigne: la presenza illecita di vitigni francesi; prove in cantine: quali schede di assemblaggio fra Merlot e Sangiovese fin dagli anni ’80; prove in documentazioni: riportanti l’acquisto, da altre regioni italiane, di vino con cui “tagliare” Brunello per dargli colore.

A seguito di tali e diverse prove ci sono stati patteggiamenti di quasi tutte le aziende vinicole inquisite (leggi la prima parte). Quindi la Procura di Siena ha commissionato specifiche analisi o consulenze tecniche (con pieno valore legale e scientifico, come spiegatomi mesi fa dall’Università di Firenze, ne scriverò in futuro) per stabilire esattamente quali partite di vini dovessero andare in commercio come Brunello DOCG e quali dovessero essere invece declassate a vino IGT.

È stato scritto, o meglio favoleggiato, che la Procura di Siena abbia inquisito circa un centinaio di aziende vinicole. Ma ciò non corrisponde al vero, come ha confermato la stessa Procura. Buona parte delle aziende coinvolte nel cosiddetto “affare Brunello” è stata riportata in una circolare datata marzo 2010 dell’Alchol and Tobacco Tax Trade Bureau degli Stati Uniti d’America.

Riassumendo quanto ci è noto ad oggi:

– Hanno da tempo patteggiato con la Procura le seguenti aziende vinicole: Antinori, Banfi, Pian delle Vigne, Casanova di Neri e Agricola Centolani. Quest’ ultima ha pagato una multa per irregolarità riguardante il solo Rosso di Montalcino, come già riportato dal giornalista/blogger Franco Ziliani, più volte minacciato di querela nel comunicare notizie e commenti sull’affare Brunello.

– Ha patteggiato anche l’azienda Fattoria dei Barbi.

– Di recente hanno patteggiato anche le aziende dei Frescobaldi: Tenuta Castelgiocondo e Luce della Vite. Riporta un Ansa e il blog Intravino che Lamberto Frescobaldi, proprietario della cantina Castelgiocondo, ha patteggiato 3 mesi di carcere (convertiti in pena pecuniaria) mentre l’enologo dell’azienda, Nicolò D’Afflitto, ha patteggiato 1 mese.

– Il 1° di ottobre è stato invece rinviato a giudizio Giampiero Pazzaglia, legale rappresentante di Argiano. Riporta Winenews che Pazzaglia è accusato di frode in commercio continuata e vendita di prodotti con segni mendaci: la prima udienza è fissata per il 16 marzo 2011.

– Sono state indagate e prosciolte le aziende: Biondi Santi e Col D’Orcia.

– Qualche azienda di cui ignoro il nome, in quanto appartenente a un diverso filone d’indagini, ha patteggiato o sta per patteggiare.

– Un paio di piccole aziende sono ancora sotto indagine.

Quanto al Consorzio del Brunello: hanno da poco anche patteggiato alcuni  esponenti del Consorzio, primo fra tutti il direttore Campatelli: che ovviamente, giacché in Italia, non si è dimesso. La pena patteggiata è di 16 mesi. Mentre 12 mesi sono stati patteggiati dall’ex presidente Fanti. I fatti erano ovviamente già stati accertati. Bastava averli letti nel primo comunicato stampa della Procura:

«…gli ispettori del Consorzio nel corso delle attività di verifica hanno rilevato la coltivazione di vitigni non riconosciuti…dal disciplinare del Brunello e Rosso di Montalcino (100% sangiovese). Il Comitato di Certificazione in seno al Consorzio, nonostante le gravi irregolarità evidenziate nei verbali di ispezione ha comunque emesso “attestati di non conformità lievi” consentendo così ai produttori di rivendicare e commercializzare intere produzioni di Brunello e Rosso di Montalcino per le annualità dal 2003 al 2007, prive dei requisiti per fregiarsi delle citate denominazioni di origine… Il direttore del Consorzio del Brunello e due ispettori del Comitato di Certificazione hanno ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini preliminari per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio ed al falso ideologico in atti pubblici; sette imprese coinvolte, i cui responsabili (13 soggetti) hanno già patteggiato la pena oppure hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per i reati di frode in commercio e falso in atti, talora commessi in associazione; denunciata anche una persona per false informazioni al Pubblico Ministero».

Concludendo, attorno al cosiddetto “affare Brunello” è stata fatta non poca disinformazione. Anche da parte di chi, per mestiere, dovrebbe informare: ma evidentemente ha motivo di non farlo. C’è anche chi ha tentato, ma è stato impedito. O chi ha scritto di aver tentato, ma in modo palesemente goffo e inetto.  Tutti questi però, come secoli fa ha scritto Francesc Eiximenis a proposito degli Italiani, hanno bevuto e ribevuto: “esaminando e riesaminando il vino come fanno i medici con le urine”.

Del resto non sono tanti quei produttori di Brunello che hanno compiuto illeciti. Anche se posseggono tanti ettari vitati e hanno maggior potere nelle decisioni del Consorzio: infatti dal 1990 le aziende aderenti non hanno diritto a un singolo voto ciascuna. Bensì chi ha più ettari, ha più voti. E quindi decide.

Nonostante ciò, Il Brunello di Montalcino resta un vino delizioso e unico, prodotto lecitamente da molte aziende vinicole di qualità, soltanto con uva Sangiovese. Tale vitigno dà vini straordinari solo se piantato nelle aree vocate. Chi non possiede aree vocate ha avuto interesse a misconoscere le qualità del Sangiovese; per poterne trasfigurare bellamente, col sostegno (sapiente o insipiente) di non pochi critici, il profilo organolettico: il colore, gli aromi, i sapori. Finché non è intervenuta la Procura di Siena che, in tempi da primato per l’Italia, ha portato a compimento quasi tutte le indagini sull’affare Brunello.

Ps:  Mi rincresce ci sia chi ha disapprovato quel poco di informazione che ho tentato di fare (al prezzo di mesi di lavoro e viaggi e verifiche e telefonate e fallaci interviste e vari inconvenienti o fastidi), anziché disapprovare la tanta disinformazione (a prezzo ignoto) cui si è assoggettato da anni, ma in altezzoso silenzio.  Che dunque costui perseveri nell’essere gaiamente prono! E teorizzi pure libresche forme di inchiesta, ispirate a modelli di cui non ha esperienza.  Tanto finora, costui, ha prodotto soltanto chiacchiere. O al più, illuminanti note di degustazione…

Leggi la prima parte dell’articolo