Ce la farà la Fiom a sopravvivere all’accerchiamento che le è stato costruito attorno? I nemici che il sindacato di Maurizio Landini deve fronteggiare sono infatti molti e la loro convergenza, spesso motivata da interessi diversi, rischia di essere davvero fatale all’unico sindacato che finora non si è accomodato al nuovo tavolo concertativo apparecchiato dal ministro Sacconi con il sostegno di Bonanni e Confindustria.

La Fiom deve ovviamente fronteggiare l’attacco che le viene mosso dalla Confindustria e in particolare da Federmeccanica. Fin qui niente di strano, è stato lo stesso Cesare Romiti, storico manager Fiat, a ricordare che il la contrapposizione tra interessi diversi, “la lotta di classe”, non solo esiste ancora ma è bene che ci sia. E l’avversario naturale di un sindacato metalmeccanico non possono che essere le imprese metalmeccaniche. Solo che con la recessione dal contratto firmato nel 2008 Federmeccanica manda un messaggio di svolta assoluta nelle relazioni sindacali. Dire che il contratto nazionale deve poter essere derogato da norme di flessibilità e normative applicabili in maniera diversa a seconda delle esigenze produttive significa semplicemente dire al sindacato che si può fare a meno di lui. Il cuore del problema di Pomigliano è questo: siccome la Fiat investe e siccome deve fronteggiare una dura competizione internazionale, la filiera produttiva non deve avere ostacoli di sorta nemmeno se questi provengono dalle malattie degli operai, da vertenze in difesa di diritti ritenuti fondamentali, da limitazioni derivanti dalla salute sul posto di lavoro. Una sfera liscia che scorre libera lungo la linea di produzione: questa è la fabbrica del terzo millennio pensata da Marchionne e applicata da Federmeccanica.

Solo che questo disegno oggi è possibile in virtù di un sostegno che è garantito dagli altri due principali sindacati italiani, Cisl e Uil. L’evoluzione filo-padronale della Cisl è veramente impressionante. Il segretario della Cisl è stato protagonista di affermazioni durissime contro la Fiom – “esagitati, scalmanati, gente che non sa cosa sia la democrazia” e via discorrendo – spesso di rara violenza verbale. Dimenticando che la Fiom chiede da diversi anni una misura semplice semplice che risolverebbe di un colpo qualsiasi contenzioso: il voto dei lavoratori sugli accordi siglati dai sindacati. Una misura che poco tempo fa veniva esorcizzata dal Sole 24 Ore, il quotidiano confindustriale, con la motivazione che con una simile procedura le fabbriche non sarebbero più governabili. Quando si parla di democrazia!

In realtà Cisl e Uil vogliono la morte della Fiom che nella categoria è grande quanto loro due messi assieme; anche dopo l’aggressione subita alla festa del Pd a Torino – aggressione non utile ma nemmeno così devastante come è stata descritta – Bonanni è riuscito a rovesciare veleno quasi solo sul sindacato dei metalmeccanici Cgil.

A dare sponda alle insidie di Cisl e Uil, c’è ovviamente il governo. Il ministro Sacconi sembra che non abbia altro scopo nella vita che quello di delegittimare la Cgil, figuriamoci la Fiom. Ogni misura proposta dall’esecutivo sembra pensata per mettere in difficoltà il sindacato di Epifani e isolare, al suo interno, le anime più radicali. Il problema è che la Cgil le difficoltà riesce a procurarsele benissimo da sola. La linea approvata all’ultimo congresso – un processo di rientro al tavolo del nuovo modello contrattuale siglato da governo, Confindustria, Cisl, Uil e Ugl – è stata spazzata via dalle mosse di Marchionne e dalla decisione di Federmeccanica. Eppure, ad oggi, non si intravede nessuna presa d’atto della nuova situazione. Anzi, l’area che fa riferimento a Epifani, nell’ultimo comitato centrale della Fiom ha addirittura proposto di ricucire con Cisl e Uil e andare a nuove disponibilità nei confronti delle imprese. Paradossalmente questa impostazione è stata sostenuta anche da un settore della Cgil, Lavoro&Società, che mentre nel sindacato appoggia Epifani sul piano politico sta nella Federazione della Sinistra che dice di essere al fianco della Fiom. Un vero pasticcio.

La Fiom ha ormai capito che può uscire da questo imbuto contando solo sulle proprie forze e su un ritrovato rapporto con i lavoratori. Per questo ha convocato a Roma una manifestazione nazionale il 16 ottobre prossimo che dirà qualcosa sullo stato dell’arte e sulle prospettive di questo sindacato. Che vive forse la stagione più difficile della sua pur difficile storia.