Ecco i passaggi più significativi della deposizione di Gaspare Spatuzza ieri nell’aula del Tribunale di Torino per il processo a Marcello Dell’Utri.

“PER ADESSO io mi sto autoaccusando dell’attentato che riguarda la questione di via D’Amelio. Tutti gli attentati che sono stati compiuti al nord, parliamo dell’attentato di via Fauro in cui rimase coinvolto il dottor Costanzo; l’attentato di Firenze in cui hanno perso la vita 5 persone tra cui una bambina di pochi mesi, la piccola Nadia; l’attentato che riguarda Milano, via Palestro; il fallito attentato allo Stadio Olimpico di Roma contro i carabinieri; il fallito attentato al giudice Contorno e c’è qualche cosa d’altro che io non ricordo. (…) Nel luglio ’93 mi è stato dato da Giuseppe Graviano un incarico di fare un attentato nei confronti di patrimoni artistici, quindi noi ci troviamo prima di partire… Di compiere, quindi, questo attentato su Roma, quindi prima di partire per fare questo attentato mi sono state consegnate 5 lettere da imbucare la sera prima dell’attentato, e per me questa cosa già era un’anomalia, cioè il fatto che noi informavamo qualcuno di questi attentati, quindi questo mi ha fatto capire che c’era qualche cosa che si stava muovendo sul versante politico, se così possiamo dire.

Presidente
Queste lettere chi gliele ha date personalmente?

Spatuzza
Provengono da Giuseppe Graviano. (…) Io sono venuto a Roma per compiere gli attentati. Era il luglio ’93. (…) A fine ’94 avviene che Graviano ci spiega che dobbiamo uccidere un bel po’ di carabinieri e questo attentato si deve fare sul territorio romano, quindi c’è in previsione di fare questo attentato. Dissi a Giuseppe Graviano che per questa storia ci stavamo portando un po’ di morti che a noi non ci appartengono, sempre in riferimento ai 5 morti che erano avvenuti a Milano, i 5 morti che c’erano stati a Firenze, tra cui quella bellissima bambina, quindi era questo terrorismo era un qualche cosa che a noi ci apparteneva. Nell’immediatezza Giuseppe Graviano mi disse che era bene che ci portassimo un po’ di morti dietro, in modo che chi si deve muovere si dà una smossa. (…)

Procuratore generale
Ho capito, certi morti rientrano proprio – secondo quello che lei crede – nell’obiettivo di Cosa Nostra, questi altri erano un po’ diversi, ecco perché dice “morti che non ci appartengono”. Perché disse questo lei a Giuseppe Graviano?

Spatuzza
Perché c’è un’anomalia; (…) Giuseppe Graviano chiede a me e a Lonigro se capivamo qualche cosa di politica; sia io che Lonigro abbiamo detto di no; lui ci spiega che di questo è abbastanza preparato, quindi ci spiega e ci riempie di qualche cosa che se andrà a buon fine ne avremo tutti dei benefici, a partire dai carcerati. Questo incontro, quindi, si conclude con l’affidarci il progetto di questo attentato contro i Carabinieri, attentato che si doveva fare sul territorio di Roma.

LE BOMBE E LA SOLUZIONE FINALE

Procuratore generale
Ecco, prosegua: le dà l’incarico per l’attentato all’Olimpico. (…)

Spatuzza
Sì, noi siamo lì, per progettare e portare a termine questo attentato, quindi lì si mette in pratica in moto questa situazione dell’attentato contro i Carabinieri. (…) Si parla di potenziare l’attentato e stavamo usando una tecnica che fino ad adesso neanche i talebani hanno usato, cioè unitamente all’esplosivo abbiamo messo più di 50 chili di tondino di ferro e vengono date le coordinate per un incontro che deve avvenire su Roma con Giuseppe Graviano.

LA SVOLTA E I NUOVI REFERENTI DI FORZA ITALIA

Procuratore generale
Che cosa significa che le vengono date le coordinate e da chi le vengono date?

Spatuzza (…) Le coordinate consistono nel fatto che devo andare a prendere Giuseppe Graviano a Roma in Via Veneto al Bar Doney. (…) Effettivamente aveva un atteggiamento abbastanza gioioso, potrei dire come di uno che ha vinto l’Enalotto, o quello che sia, la nascita di un figlio. Mi riferisce che avevamo chiuso tutto ed ottenuto quello che cercavamo; questo grazie alla serietà di quelle persone che avevano portato avanti questa cosa, che non erano come quei quattro “castri” socialisti che avevano preso i voti nell’88-’89 e poi ci avevano fatto la guerra. Mi vengono fatti i nomi di due soggetti: di Berlusconi, ed io chiesi a Graviano se era quello di Canale 5 e Graviano mi disse che era quello di Canale 5, aggiungendo che c’era di mezzo un nostro compaesano, Dell’Utri. Grazie alla serietà di queste persone, ci avevano messo praticamente il Paese nelle mani.(…)Comunque Graviano disse “l’attentato contro i Carabinieri lo dobbiamo fare, gli dobbiamo dare il colpo di grazia!”. Il giorno prestabilito, che era di domenica, si compie questo attentato e nella mattina si inizia la fase per imbottire la macchina dell’esplosivo e quant’altro. Ci muoviamo con questa macchina che viene posteggiata allo Stadio Olimpico di Roma, perché l’attentato si doveva fare all’uscita dei Carabinieri, al termine della partita. (…) Ma il telecomando – fortunatamente – non funziona.

I SEGNALI CHE NON ARRIVANO

Procuratore generale
Noi siamo fermi all’attentato all’Olimpico, dopo questo che cosa succede, a parte il fatto che siete tornati a Palermo, poi Lei è stato processato, è stato condannato, è stato detenuto e si ritrova al carcere di Tolmezzo?

Spatuzza
Questo avviene nel ’99. Grazie a Dio mi trovo ad incontrare le persone che io reputavo miei padri, se possiamo dirlo, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano. Questo avviene nel carcere di Tolmezzo. Io mi ero un po’ dissociato da Cosa Nostra, avevo preso le distanze chiedendo anche l’isolamento. Mentre sono isolato arriva Pippo Calò e mi aspetto che ci sia qualche dissociazione, quindi sono interessato perché già avevo cominciato un bellissimo percorso di ravvedimento, per me la dissociazione era qualche cosa di molto importante. (…) Quando termino l’isolamento diurno, ho la possibilità di incontrare direttamente Filippo Graviano e ci ritroviamo nello stesso gruppo, per cui chiedo notizie in merito a questa dissociazione. (…) Filippo Graviano stava malissimo, quindi l’ho visto un po’all’angolo ed ho cercato di sferrare un attacco più decisivo nel convincerlo, soprattutto perché in quegli anni abbiamo parlato tanto dei nostri figli per levarli da quel contesto, di non far loro vivere quello che avevamo vissuto noi, insomma, cercare di strappare i nostri figli da quel contesto. Feci leva, dunque, su questa questione. Ho avuto la sensazione che Filippo stava crollando, perché stava malissimo. A quel punto egli mi disse: “È bene far sapere a mio fratello Giuseppe che, se non arriva niente da dove deve arrivare qualche cosa, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati!”.

Procuratore generale
Da dove doveva arrivare? Su questa frase non chiese qualche spiegazione? “Se non arriva niente . . . ” da dove doveva arrivare lei lo sa dire?

Spatuzza
Io so da dove deve arrivare qualche cosa. È una confidenza che mi è stata fatta da GiuseppeGraviano,avevamochiusotuttograzie alla serietà di queste persone, nello specifico il Signor Berlusconi. . . Io non ho parlato con Filippo Graviano né del signor Berlusconi, né del signor Dell’Utri, ma io lo so perché nel ’93 mi è stata fatta questa confidenza. (…)

Procuratore generale
Lei è al corrente di interessi economici dei fratelli Graviano che li possano collegare o a Berlusconi o a Dell’Utri?

Spatuzza
Sul quartiere Brancaccio c’è una cosa importantissima: nel ‘90/91 è stata aperta una Standa, che poi è un affiliato Standa, però già la stessa parola Standa mi dice tutto oggi! Tra l’altro credo che sia l’unica a Palermo per quello che mi riguarda, proprio sul quartiere di Brancaccio.

Procuratore generale
Questa Standa come l’ha collegata?

Spatuzza
Visto, che questi soggetti, in particolare il signor Berlusconi è proprietario di una Standa, visto che è l’unica Standa a Palermo e guarda caso al Brancaccio, credo con molta probabilità in società con i fratelli Graviano, perché la gestiscono i fratelli Finocchio.

PENTIMENTO E TERRORE

Procuratore generale
Vorrei che il signor Spatuzza mi dicesse il perché della sua collaborazione, cioè per quale motivo lui si è pentito.

Spatuzza
Nel 2000, come ho detto poc’anzi, mi ero dissociato da Cosa Nostra. Questo avviene direttamente con i fratelli Graviano, quindi avevo iniziato un bellissimo percorso di isolamento, di ravvedimento personale, dietro vedevo solo macerie e distruzione. Nel 2006, trovandomi nel carcere di Ascoli Piceno, devo ringraziare un cappellano che mi ha accompagnato in questo bellissimo percorso e mi ha fatto soprattutto leggere le Sacre Scritture. (…) A quel punto mi trovavo in un bivio: o amare Dio e Mammone, dovevo scegliere chi amare, o Dio o Mammone, ho deciso di amare Dio, quindi di rinnegare pubblicamente Mammone, se così possiamo definire “cosa nostra”. (…) Nel Gennaio del 2008 decido di collaborare con i magistrati, però i problemi sono tanti per la tematica che andavo a toccare, però il passo lo doveva fare, anche se le paure erano tantissime. (…) Perché sono attentissimo? Perché in quel periodo c’era il governo Prodi che, se non era caduto, stava per cadere, e la persona che io dovevo tirare in ballo l’avrei trovata al 100% come premier. Se questo avveniva un mese prima, posso dire che non avrei fatto quel passo decisivo della collaborazione, ma siccome già mi ero lanciato… quindi avvengono i primi colloqui investigativi con il dottor Grasso che è stato bravo per rassicurarmi. (…)

Procuratore generale
Perché ha aspettato tanto prima di fare il nome di Berlusconi e di Dell’Utri?

Spatuzza
I miei timori erano e sono tanti, bisogna vedere le date, perché quando iniziano i primi colloqui con i magistrati io mi trovo – come Primo Ministro – Silvio Berlusconi e, come Ministro della Giustizia, un soggetto che curava i circoli di Forza Italia in Sicilia, quindi io vedevo questo Ministro della Giustizia come una persona, un Vice del Primo Ministro, se si può dire, e un Vice del signor Marcello Dell’Utri.

da Il Fatto Quotidiano del 5 dicembre 2009