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mercoledì 14/02/2018

Molestie, Brizzi e le accuse di abusi. Indagano i pm di Roma

A quattro mesi dalle prime testimonianze raccolte da “Le Iene” è stata depositata pochi giorni fa una denuncia contro il regista

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo dopo che è stata depositata, pochi giorni fa, una denuncia contro Fausto Brizzi, regista e produttore, travolto dalle polemiche dopo che le Iene avevano raccolto le testimonianze di alcune aspiranti attrici su presunte molestie.

Il caso era esploso nei mesi scorsi – sull’onda della vicenda di Harvey Weinsten che ha ribaltato Hollywood e scatenato il movimento #metoo – quando l’ex iena Dino Giarrusso (ora candidato M5S) intervistò alcune attrici e aspiranti che raccontavano di scene in parte simili, avvenute in un appartamento con una Jacuzzi in salone. Le ragazze, spiegava Giarrusso, “non si conoscono tra loro”. Inizialmente il nome di Brizzi non viene rivelato. In tv si parla genericamente di un “regista ultraquarantenne” con qualche particolare che sembrava indicarlo. Sono Il Corriere della Sera e Il Messaggero, l’11 novembre 2017, a parlare del regista, spiegando che “il suo nome era circolato sui social network poche ore dopo la denuncia pubblica di alcune attrici italiane”. La Warner Bros ha fatto sparire il nome del regista, per quanto possibile, dal film Poveri ma bellissimi uscito a Natale. E Brizzi è uscito da un’importante casa di produzione. Alcune ragazze sono apparse in tv a volto coperto e con la voce camuffata. Due invece ci hanno messo la faccia e non risulta che abbiano sporto formale denuncia. La fotomodella romana Alessandra Giulia Bassi alle Iene racconta: “Lui mi chiede di improvvisare, di nuovo, però questa volta erotico e sentimentale. E io gli chiedo: ‘Sempre recitato ovviamente’. E lui: ‘Eh no, perché se un regista è realista vuole vedere la vera scena di sesso’. Lui era di fronte a me, si è spogliato completamente nudo”. E ancora: “Era eccitato e aveva gli occhi a palla”. “Mi ha chiesto di toccarlo – aggiunge – e io gli ho detto no”. Su Facebook la fotomodella, il 12 dicembre 2017, scriveva: “Sono stata accusata di aver voluto cercare pubblicità per aver parlato alle Iene. Perché non ho denunciato prima e alle autorità competenti? Perché non mi avrebbero creduta. Da sola contro uno così non ti credono. In 10, 20, 100 si”.

Anche Clarissa Marchese, classe 1994, miss Italia 2014, racconta la sua esperienza a Repubblica.it dice: “Sono stata chiamata per fare un provino per Fausto Brizzi, scoprendo in un secondo momento che erano delle lezioni che lui si offriva di darmi. Ovviamente a 20 anni, senza esperienza, accettai quasi sentendomi lusingata dalla richiesta. Quindi andai in questa casa studio”.

Lì, racconta la modella, il regista “mi dava delle dritte, dei consigli. Mi diceva che avevo un buon potenziale ribadendomi il concetto che un regista si deve anche fidare delle attrici che sceglie non potendo rischiare che magari sul set un’attrice si rifiuti di fare la parte. A quel punto mi disse: ‘Ho bisogno di fidarmi di te, se ti devo dare una parte un po’ più sexy devo essere sicuro che tu sei disposta a fare determinate cose e quindi, anche adesso ti senti pronta a spogliarti totalmente di fronte a me?’ (…) Lì mi sono veramente stranita”. Clarissa dice di aver interrotto le lezioni. “Da quel momento – aggiunge – ho proprio abbandonato l’idea di continuare a dedicare il mio tempo a quella causa che era il cinema”. E ancora: “Dopo 3 anni mi ritrovo a sentire delle situazioni molto simili a quelle capitate a me, purtroppo molto più gravi. Io ho detto no”.

Fausto Brizzi sempre ha respinto le accuse: “Ho appreso – ha fatto sapere in una nota – con grande sconcerto dagli articoli apparsi su alcuni quotidiani dell’esistenza di ipotetiche segnalazioni di molestie fatte da persone di cui non viene precisata l’identità. Posso solo affermare, con serenità e sin da ora, che mai e poi mai nella mia vita ho avuto rapporti non consenzienti o condivisi”. E intervenuta anche la moglie: “Mi addolora – scriveva Claudia Zanella – ascoltare le accuse che sono state rivolte a Fausto in questi giorni perché non corrispondono in nessun modo alla persona che conosco, pur nutrendo il massimo rispetto per le donne che si sono sentite ferite. Mi spiace anche perché a prescindere dal fatto che l’imputato in questo tribunale mediatico sia mio marito, non trovo affatto corretto per nessuno essere descritto come il peggiore dei criminali”.

Mesi dopo la Procura di Roma ha ricevuto una denuncia. Brizzi non è indagato, gli accertamenti sono appena iniziati nel più stretto riserbo.

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Il raid di Luca Traini

Le chiamate al 112: “C’è uno che spara, un ragazzo è a terra”

“Carabinieri Macerata”. “Buongiorno, sono nel bar a Casette Verdini, hanno sparato due colpi, dalla strada. Sono nella strada per andare a Pollenza”.

La voce dell’uomo al telefono coi carabinieri è concitata. Pochi secondi prima Luca Traini, il 28enne di Tolentino, l’autore della sparatoria il 3 febbraio scorso tra Macerata e l’immediato hinterland, ha fermato la marcia della sua Alfa, abbassato il finestrino ed esploso tre colpi contro l’ingresso del bar H7. Da ieri, oltre alle immagini, ci sono anche le trascrizioni di alcune chiamate alla centrale operativa dei carabinieri di Macerata. Il carabiniere chiede se ci sono feriti: “No, grazie a Dio no, però c’era gente dentro al bar”. Da Casette Verdini al centro del capoluogo, corso Cairoli, luogo simbolo del raid razzista di Traini. Sono le 11 di mattina e la zona è molto frequentata: “Siamo in corso Cairoli – dice una voce femminile –, ci sono stati degli spari e c’è un ragazzo a terra. Il ragazzo è ferito, hanno già chiamato il 118, ma venga subito perché questo ragazzo…”, poi la telefonata si interrompe.

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Il delitto di Macerata

Omicidio di Pamela, la Procura cerca un altro complice

Torna il numero cinque nella ruota dell’omicidio e dello smembramento a cui è stato sottoposto il corpo di Pamela Mastropietro, la romana di 18 anni trovata a pezzi dentro due trolley il 30 gennaio scorso. Si tratta del numero delle persone più o meno coinvolte in questo giallo macabro. La Procura di Macerata mantiene il riserbo, ma è possibile che, oltre ai tre nigeriani già in carcere e in isolamento ad Ancona el quarto che dovrebbe aver avuto un ruolo secondario nell’omicidio della ragazza, ci sia un quinto sospetto. Scenario già emerso alla fine della settimana scorsa dopo i fermi dei due Lucky, Desmond e Awelima. Proprio i due nigeriani ieri dovevano incontrare il gip per le udienze di convalida dei fermi nel carcere anconetano di Montacuto, ma le stesse sono state rinviate a stamattina. Intanto la Procura ha depositato sul tavolo del Giudice per le indagini preliminari i primi risultati dell’autopsia bis sui resti di Pamela e i tabulati telefonici che proverebbero i numerosi contatti tra i nigeriani coinvolti.

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