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Dopo il ko al referendum la destra accelera sulla legge elettorale: via all’iter alla Camera. Crosetto insiste: “Ok il voto, ma i magistrati siano imparziali”

La riforma del sistema di voto in discussione dal 31 marzo. Boccia (Pd): "La maggioranza si fermi". Conte: "Nelle urne la sconfitta di Meloni"
Dopo il ko al referendum la destra accelera sulla legge elettorale: via all’iter alla Camera. Crosetto insiste: “Ok il voto, ma i magistrati siano imparziali”
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Nordio: “La riforma bocciata al referendum porta il mio nome e me ne assumo la responsabilità politica”

“Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei”. Così i ministro della Giustizia Carlo Nordio a Sky Tg24 in merito al risultato del referendum.

  • 13:04

    Poniz (Pm di Milano): “Travolti dirigenti avvocatura, impegnati in una campagna violenta per il Sì”

    “Cittadine e cittadini hanno detto No ad un chiaro disegno politico che mirava all’indebolimento della magistratura, ridisegnando ed alterando l’equilibrio del rapporto tra i poteri dello Stato. Il risultato è straordinario ed è il frutto di una caparbia, seria, rigorosa informazione che la magistratura è riuscita a fare, in condizioni impossibili”. Inizia così il post del magistrato milanese Luca Poniz, ex presidente dell’Anm, sull’esito del referendum della giustizia.
    “Esce, invece, travolta un’intera classe dirigente dell’avvocatura, impegnata in una irresponsabile campagna di violenta delegittimazione della magistratura , in ciò spesso alleata con le posizioni più estreme e non di rado volgari. Quale sia il destino dei dirigenti delle camere penali – ancora una volta battute su un tema che è diventato una ossessione e agitato come slogan, come esattamente compreso da chi ha detto No – è problema che riguarda loro” aggiunge. “In fondo si tratta di ulteriore conferma di una scarsa rappresentatività, con la clamorosa sconfitta di oggi ad aggiungersi alla già nota modesta rappresentatività numerica ( 4% dell’avvocatura). In fondo si tratta di associazioni che si sono mostrate per almeno 25 anni fortemente collaterali a posizioni politiche chiare, ed in questa campagna elettorale ciò è emerso con evidenza”.
    Per Poniz “è invece problema di tutti cosa sarà dell’avvocatura istituzionale, rappresentata a livello nazionale e locale da dirigenti che non hanno esitato a trascinare l’intero ceto forense da loro ‘rappresentatò in una campagna faziosa e non di rado violenta, anche in nome di avvocati che certo quel mandato non hanno mai conferito, come raccontano i tanti coraggiosi avvocati che si sono sottratti a un’operazione davvero sconcertante per l’insensibilità istituzionale che dimostrava”. Per l’ex presidente dell’Anm “Se esistesse anche un minimo di sensibilità istituzionale, domani stesso ci si attenderebbe dimissioni da parte di chi ha speso impropriamente ruoli di rappresentanza”.

  • 12:54

    Crosetto: “Magistratura deve essere e apparire supert partes”

    “Voglio però ribadire un concetto che è un pilastro di qualunque democrazia ed è insindacabile: la Magistratura deve essere terza, sopra tutte le parti. Esserlo ed essere percepita come tale. L’ordine giudiziario non può e non deve essere a fianco di una parte politica o contro una parte politica né diventare attore del confronto politico perché altrimenti viene meno le sua altissima funzione di equilibrio ed i poteri delegati ai magistrati possono diventare uno strumento di altro che non ha a che fare con la Giustizia”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, su X. “É un concetto che ho usato spesso in questi anni, anche scontentano alcuni della mia parte, quando ho ribadito la necessità dei rappresentanti delle Forze Armate di dover essere e di dover essere percepite come terze. Vale per la Magistratura ciò che vale per le Forze Armate e le Forze di Polizia: i loro poteri sono quelli su cui si basa la forza di uno Stato e la difesa della democrazia e quindi devono essere apolitici, apartitici e terzi perché altrimenti mettono a rischio ciò che sono nati per difendere. E la loro terzietà, la loro libertà deve essere sempre, come dice la Costituzione, preservata attraverso l’indipendenza. In questo equilibrio di poteri, indipendenza, responsabilità e terzietà si gioca un equilibrio più grande quello tra tutti i poteri della Stato, che è il fondamento di una democrazia sana, libera e salda. Questi sono convinzioni e concetti che non scrivo oggi ma che troverete in ogni mia parola pubblica e privata negli ultimi 40 anni. Perché ci credo”, conclude.

  • 12:49

    Parrini (Pd): “Nordio e Delmastro devono dimettersi”

    “A proposito di separazione delle carriere. Dopo il referendum sarebbe un atto di decenza separare subito le carriere di Nordio e Delmastro dal Ministero della Giustizia. Non possono rimanere al loro posto. Devono dimettersi. Delmastro per quello che ha combinato: cose non degne di un rappresentante del governo. Nordio anche per come lo ha difeso stamattina in tv: ‘non è che al ristorante puoi chiedere la carta d’identità al proprietario’. Ha detto così. Lo ha detto davvero. Ma per chi ci ha preso? Evidentemente nonostante la batosta subita nelle urne continua ad essere così arrogante da considerare gli italiani degli allocchi. Devono andare a casa. Immediatamente. Entrambi”. Così il senatore Pd Dario Parrini.

  • 12:42

    D’Attis (Forza Italia): “Avvocati per il Sì preoccupati per eventuali ripercussioni”

    “Noi accettiamo con rammarico, ma anche con serenità la volontà dei cittadini e ci auguriamo che, in un Paese democratico come il nostro, nessuno paghi il prezzo delle posizioni e delle idee che legittimamente ha portato avanti. Mi auguro, in particolare, che il post referendum sia gestito con equilibrio non solo nel rapporto tra politica e magistratura, ma soprattutto all’interno del sistema giustizia: tanti avvocati che hanno partecipato attivamente alla campagna per il Sì, sono molto preoccupati per eventuali ripercussioni”. Lo afferma il segretario regionale pugliese e deputato di Forza Italia, Mauro D’Attis, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia. “Un clima di timore – aggiunge – che affonda le radici anche nell’aggressività verbale con cui alcuni magistrati hanno irrorato il dibattito. E questo non è possibile: nessuno deve aver paura di difendere le proprie idee civilmente. L’auspicio, dunque – conclude D’Attis – è che questi timori non trovino riscontri e che ci sia il pieno rispetto delle libertà e dei diritti di tutti”.

  • 12:34

    Bergamini (Forza Italia): “13 milioni di Sì al referendum, manteniamo impegno garantista”

    “Il responso popolare sulla riforma della giustizia è stato esplicito. E’ un risultato che va rispettato nella certezza che l’esercizio del voto, con questo livello di affluenza, certifica l’ottimo stato di salute per la nostra democrazia. L’accettazione dell’esito, però, non esaurisce lo sforzo per promuovere e tutelare l’istanza di quei 13 milioni di elettori che hanno detto sì a una giustizia più giusta e che ringraziamo per questo. Siamo chiamati perciò a mantenere con convinzione il nostro impegno garantista. L’andamento della campagna elettorale suggerisce che, probabilmente, certi toni provenienti da una parte del blocco del sì non sono stati percepiti come adeguati dall’elettorato moderato. Questo può essere uno stimolo per la coalizione nel lavoro che serve compiere da qui a fine legislatura. In questo scenario, il ruolo di Forza Italia, con una propria postura rassicurante, e propositiva, può essere un importante elemento di stabilizzazione. L’analisi statistica delle motivazioni alla base della scelta referendaria, inoltre, suggerisce che una quota non indifferente ha utilizzato il voto referendario come strumento per esprimersi sulle politiche del governo. Questo ci chiama a rilanciare su un percorso di obiettivi immediati che guardino al tratto finale della legislatura, che abbraccino le materie percepite dai cittadini come più urgenti, dalla questione energetica al caro vita sino al nodo, ancora non risolto, della sicurezza urbana”. Lo scrive sui suoi profili social Deborah Bergamini, vice segretario nazionale di Forza Italia. 

  • 12:32

    Pietrella (FdI) a Conte: “Avviso di sfratto al governo? Loro difendono occupazioni abusive. Noi pienamente legittimi”

    “Sentir parlare di ‘avvisi di sfrattò dai paladini dell’ambiguità sulle occupazioni abusive è già di per sé la miglior carica per affrontare questo martedì”. Lo dichiara in una nota il deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Pietrella, commentando le parole di Giuseppe Conte all’indomani del referendum.” Il voto popolare è e resta sovrano, e come sempre va rispettato. Ma chi oggi parla di ‘sfrattì dimentica che questo governo è pienamente legittimato dal consenso degli italiani e continuerà a lavorare con serietà e responsabilità per il bene delle famiglie e delle imprese. C’è una differenza sostanziale che non può essere ignorata: noi siamo qui per diritto, non per occupazione degli spazi di potere, come troppo spesso è accaduto in passato con governi nati nei palazzi e non nelle urne. Il nostro impegno non cambia – conclude Pietrella – anzi si rafforza: avanti con determinazione, concentrati sulle priorità del Paese, per sostenere chi produce, creare lavoro e garantire stabilità. Gli italiani chiedono concretezza, e noi continueremo a dare risposte”.

  • 12:28

    Boccia (Pd): “Benissimo primarie di coalizione, campo progressista esiste già”

    “Il campo progressista esiste già ed è stato costruito giorno dopo giorno in Parlamento, con una larghissima convergenza sui voti tra le forze di opposizione”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, a “Ping Pong” su Rai Radio 1. “La coalizione nasce su temi condivisi, dai salari all’Europa, dalla sanità pubblica alla scuola”, ha spiegato, sottolineando che “nell’ultimo anno si lavorerà a un percorso comune sui programmi”. Sulla leadership, “il Pd ha nel suo Dna le primarie, quindi benissimo se si sceglierà quella come strada per individuare chi guiderà la coalizione”, ha concluso.
    Quanto al voto sul referendum, che nel Pd avrebbe registrato alcuni distinguo, Boccia ha precisato: “sui cosiddetti riformisti si sta facendo molta confusione: non è chiaro neanche a chi ci si riferisca. Deputati e senatori del Partito democratico hanno votato in maniera compatta e unitaria. Si tratta al massimo di posizioni di alcuni intellettuali o ex parlamentari, in molti casi nemmeno più iscritti al Pd, ai quali è stata attribuita questa etichetta. Nel partito è giusto che ci sia pluralismo, ma quando si assume una decisione si va avanti insieme”, ha concluso.

  • 12:24

    Istituto Cattaneo: se tutti i No andassero al Campo Largo maggioranza comunque risicata

    “E’ dubbio che si possa interpretare il risultato come un predittore del voto in occasione di future elezioni politiche. In ogni caso, se questo fosse vero, se cioè il Sì al referendum fosse un buon indicatore del consenso verso la linea politica del governo e il No un indicatore del consenso verso la linea politica delle opposizioni, le elezioni politiche porterebbero con larga probabilità alla coalizione vincente una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non solo ad una maggioranza relativa dei seggi”. Lo si legge nell’analisi dell’Istituto Cattaneo sul referendum.
    “Se si volessero usare i risultati del referendum come un ‘predittore del voto’ dovrebbero essere almeno corretti tenendo conto del diverso grado di partecipazione al voto dei vari elettorati”, si spiega. L’istituto, quindi, illustra una mappa in cui “riporta i risultati del referendum nei collegi uninominali della Camera, mostrando il distacco in punti percentuali tra il Sì (inteso come predittore del voto al centrodestra, dunque corretto assumendo una ripresa della partecipazione tra gli elettori di Centrodestra del 10%) e il No (come predittore del voto al Campo largo). I collegi che, sulla base di questo esercizio puramente illustrativo, vedrebbero prevalere il Campo largo con almeno 5 punti percentuali di distacco sarebbero 69; quelli in cui prevarrebbe il centrodestra con lo stesso margine sarebbero 49. Negli altri 29 il margine è così ridotto che, se anche il voto per il Sì e per il No fossero degli ottimi predittori, dovremmo considerarli contendibili. Con la confluenza degli elettorati di centrosinistra e M5s, la geografia del voto assumerebbe caratteristiche già intraviste nelle elezioni regionali, con la destra che prevale al Centro e al Nord e la sinistra che prevale al Sud, nella ex Zona Rossa e in generale nei grandi centri urbani”, conclude.

  • 12:16

    Romeo (Lega): “Governo va avanti con il tentativo di riformare la giustizia”

    “Conseguenze per il Governo e per la maggioranza non ce ne saranno. Abbiamo detto sin dall’inizio che saremmo andati avanti e ripartiremo con la volontà di cercare di riformare la giustizia, dai tre sì delle tre Regioni fondamentali per il nostro Paese che sono Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia”. Così il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo intervenendo a ‘L’Aria che tirà su La7. “Sono tre regioni, guarda caso, governate dalla Lega”, aggiunge.

  • 12:13

    Giani (presidente Regione Toscana): “Ci saranno effetti politici, ha pesato il servilismo di Meloni con Trump”

    Visto l’esito del voto “credo che dei riflessi politici ci saranno, perché questo ha messo in evidenza la debolezza del governo Meloni. E sono convinto che” nel risultato del voto ha pesato “l’eccessivo servilismo che la Meloni e gli esponenti del suo governo in questi anni hanno avuto nei confronti di Trump, oggi che ci si rende conto del pericolo della deriva verso la guerra che il presidente degli Stati Uniti, non gli Stati Uniti, hanno portato in questo mondo”. Lo ha detto Eugenio Giani, presidente della Toscana, a margine di un evento a Firenze, tornando sull’esito del referendum sulla riforma della giustizia.
    Per il governatore è stato “un grande successo per la democrazia in Italia, per il rispetto della Costituzione, per una scelta che ha portato a tutelare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”. Perché, spiega, “la controriforma del governo non era tanto e solo sul concetto di separazione delle carriere” che di fatto “ormai è una percentuale irrisoria con le modifiche legislative che già erano avvenute in questi anni. Si tendeva sostanzialmente al ritorno al clima del codice Rocco, dove il ministro della Giustizia controlla la magistratura nel suo complesso, attraverso l’indebolimento del Csm attraverso il fatto che i rappresentanti politici fossero eletti dal Parlamento, mentre quelli dei magistrati semplicemente sorteggiati”.