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Referendum giustizia, il No vince col 53%. Feste in tutta Italia, da piazza del Popolo al Duomo di Milano. Conte e Schlein: “Segnale politico”. Meloni: “Rispetto il voto”

I contrari alla riforma Nordio sono 2 milioni in più con un'affluenza che si avvicina al 60 per cento, il Sì si ferma al 47%. La premier in un video parla di "rammarico". Per i leader del centrosinistra "il Paese chiede un’alternativa” (e si apre la strada delle primarie). Esultano i magistrati, Gratteri: “La società civile è viva”. Nordio: "Prendo atto con rispetto della decisione del popolo"
Referendum giustizia, il No vince col 53%. Feste in tutta Italia, da piazza del Popolo al Duomo di Milano. Conte e Schlein: “Segnale politico”. Meloni: “Rispetto il voto”
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Una valanga di no: bloccata la riforma della giustizia

Una valanga di no, il 54 per cento, boccia la riforma della giustizia del governo Meloni. La Costituzione non verrà cambiata, anche se il 46 vota sì al referendum e il Paese di nuovo si spacca. Tornano alle urne i giovani e l’affluenza sfiora il 59 per cento. Ma è subito chiaro che la contesa è squisitamente politica. La vittoria del No priva la premier della sua aura di invincibilità e resta sullo sfondo il cuore tecnico della riforma: separazione delle carriere tra Pm e giudici, due Csm e un’Alta Corte per giudicare i magistrati. Il campo largo coglie al balzo la vittoria e si ricompatta lanciando le primarie.

Giorgia Meloni si è spesa con tutta se stessa. E oggi che la sconfitta le scopre un tallone d’Achille conferma quello che ha detto fin da subito: “Non me ne vado se perdo il referendum”. Come fece Matteo Renzi nel 2016. A un anno dalla fine della legislatura la premier si rammarica di una “occasione persa“, ma non arretra. “La sovranità popolare si rispetta”, si inchina con amarezza al verdetto. Come fanno anche i suoi vicepremier Antonio Tajani, leader di Fi (“Ma basta toni da guerra civile”) e Matteo Salvini, leader della Lega, tiepido nel sostenere una riforma pretesa soprattutto da Forza Italia e oggi anche fisicamente lontano (in missione in Ungheria a sostenere Orban). Ora si andrà avanti – certo con un altro spirito – senza abbandonare la giustizia, con il premierato e la legge elettorale, come dice il leader di Nm Maurizio Lupi

La premier dovrà occuparsi anche degli equilibri nella sua coalizione. Bocciata l’unica riforma costituzionale del governo (“Ne prendo atto”, dice il Guardasigilli Carlo Nordio) si pone un’ipoteca anche sul destino di esponenti del sottogoverno. Come il capo di gabinetto di Nordio Giusi Bartolozzi, che ha incendiato lo scontro politico dicendo “con la vittoria del sì ci togliamo di mezzo i magistrati”. O come il sottosegretario Andrea Delmastro, protagonista di uno spinoso caso di cronaca alla vigilia del voto. Scontri e veleni sono arrivati fin dentro ai seggi, in una consultazione arrivata nel bel mezzo del conflitto Usa/Israele e Iran. E di una crisi energetica che ha fatto impennare i prezzi di bollette e carburante.

Il campo largo recepisce immediatamente il secondo mandato politico celato in questo voto, oltre a quello primario che i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni riassumono così: “Gli italiani hanno respinto l’attacco alla Costituzione”. Prima il leader di Iv Matteo Renzi e immediatamente dopo quelli di M5S Giuseppe Conte e del Pd Elly Schlein lanciano le primarie per la leadership che ancora non c’è di un centrosinistra rimasto unito e premiato dal voto. “La riforma era dannosa e sbagliata. Ora la Meloni e il governo devono riflettere, ascoltare il Paese e le vere priorità. C’è già una maggioranza alternativa al governo. ..”, incalza la Schlein. “Interpreteremo questa nuova primavera del Paese. E’ un avviso di sfratto alla premier”, si impegna Conte aprendo alle primarie.
Mentre si dimette il leader della Anm Cesare Parodi, c’è gioia e soddisfazione tra i comitati del no. Quello civico sottolinea un “voto politico”. “Penso sia una vittoria come quella della lotta partigiana“, esulta il presidente Giovanni Bachelet. Mentre per Enrico Grosso, presidente del comitato per il No vicino all’Anm, “ha perso chi voleva affievolire l’indipendenza delle toghe”. Nel fronte del sì, invece, si parla di “battaglia persa“. “Ce l’abbiamo messa tutta, nessun rimpianto”, dice il presidente di Sì Riforma Nicolò Zanon.

I magistrati a Napoli brindano e cantano ‘Bella Ciaò mentre il leader della Cgil Maurizio Landini chiama la piazza a Roma. Intorno alla fontana del Tritone il campo largo, con Schlein e Conte, esplode di gioia. Urlano lo slogan ‘Viva l’Italia che resistè senza però chiedere le dimissioni di Meloni. Fatta eccezione per Renzi, che invece punge la premier: “Io mi sono dimesso, la parola del popolo si ascolta, ora abbia coraggio si dimetta lei, non faccia Don Abbondio”. Di certo il campo largo non mollerà la presa sulla prima vera sconfitta politica del governo. “Da oggi a Palazzo Chigi c’è un’anatra zoppa“, chiosa il senatore dem Filippo Sensi. E ad un anno dalle elezioni politiche, di fatto ha inizio la campagna elettorale. 

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      Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!”. Lo scrive sui social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

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      L’Emilia-Romagna si conferma la regione dove si è votato di più al referendum: la partecipazione è stata del 66,7%, quasi otto punti in più rispetto alla media nazionale del 58,9%. È di poco sopra alla Toscana, che ha registrato un’affluenza intorno al 66,3%. Il dato emiliano-romagnolo fa segnare 20 punti percentuali in più rispetto alle regionali di un anno e mezzo fa, quando l’affluenza finale fu del 46,4%. Le province in cui si è votato di più sono Bologna, con oltre il 70% di partecipazione degli elettori, seguita da Modena (67%), Reggio Emilia (66,9%), Ravenna (66,5%), Forlì-Cesena al 66%. Maglia ‘nera’ a Piacenza, che sfiora comunque il 63%.

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      I leader del campo largo seguono divisi lo spoglio per il referendum costituzionale sulla giustizia, che vede in vantaggio al momento il Mo. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, si trova al Nazareno con alcuni dirigenti dem, mentre il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, si trova nella sede di via di Campo Marzio assieme ai vicepresidenti Stefano Patuanelli, Ettore Licheri e Vittoria Baldino e il capogruppo alla Camera, Riccardo Ricciardi, mentre i due leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, assieme a Fiorella Zabatta, i capigruppo Peppe De Cristofaro e Luana Zanella seguono lo spoglio da Corso Rinascimento, nella loro sede.

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      Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, è arrivato alla sede del M5s, in via Campo Marzio a Roma, per seguire lo spoglio per il referendum insieme a diversi parlamentari e allo stato maggiore del partito. In base a quanto si apprende sono presenti i capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi e al Senato Luca Pirondini, i vicepresidenti Paola Taverna, Michele Gubitosa, Vittoria Baldino, Stefano Patuanelli, Mario Turco e Ettore Licheri.

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      Per Youtrend il No ha vinto

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      Il terzo Instant poll Swg per La7 stima il No al 51-55% mentre il Sì in una forchetta 45-49%. La copertura del campione è del 95%.

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      Seconda proiezione Opinio: No allunga al 53,9%

      Nella seconda proiezione Opinio-Rai, con una copertura del 37%, il No allunga e si attesta al 53,9%. Il invece arretra al 46,1%.

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      Malan: “Nulla da rimproverarci”

      “Noi non abbiamo nulla da rimproverarci, abbiamo mantenuto un impegno con gli elettori. Avevamo un programma dove c’era questo, c’è stata una campagna pesante dove sono state attribuite cose che non esistevano”, Lo afferma Lucio Malan, capogruppo di Fdi al Senato a Quarta Repubblica, commentando i dati che danno il no in vantaggio.

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      Scrutinio, primi dati: No al 54,3%, Sì al 45,7

      Con 12.861 sezioni scrutinate su 61.533 il No è avanti al 54,29%. Il sì, al momento, si ferma al 45,71%.

    PERCHÈ NO

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