Avila e Keshek portati in aula con catene a mani e piedi: saranno in carcere per altri due giorni. Israele: “Nessuna tortura”
L’autorità giudiziaria israeliana ha prolungato di due giorni lo stato di fermo nei confronti di Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Global Sumud Flotilla arrestati dopo l’intercettazione di oltre 20 imbarcazioni dell’iniziativa pro-Palestina in acque internazionali alcuni giorni fa: a riferirlo all’Afp è stata Miriam Azem, dell’ong israeliana per i diritti umani Adalah.
Entrambi gli attivisti intanto continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti e oggi sono comparsi in tribunale con catene alle mani e ai piedi. I due sono comparsi davanti a un tribunale nella città meridionale di Ashkelon e le immagini riprese dall’Afp hanno mostrato i due mentre venivano scortati in aula, con le mani di Avila ammanettate dietro la schiena e i piedi di Abu Keshek incatenati.
Durante l’udienza il pubblico ministero israeliano aveva richiesto una proroga della detenzione degli attivisti di quattro giorni, presentando un elenco di presunti reati, tra cui assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica. A renderlo noto successivamente è stata la Global Sumud Flotilla.
Gli avvocati di Adalah, Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, hanno sostenuto davanti al tribunale che l’intero procedimento legale è fondamentalmente viziato e privo di fondamenti giuridici. Hanno contestato – si legge in una nota – la giurisdizione dello Stato, affermando che non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali.
Adalah ha inoltre sottolineato che “non solo de Avila e il Abukeshek sono stati sequestrati in acque internazionali senza alcuna autorità giurisdizionale, ma hanno anche testimoniato di gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare”. Adalah ha precisato che non sono state avanzate accuse formali contro nessuno dei due attivisti e che saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma.
Intanto a distanza di giorni, il ministero degli Esteri israeliano ha replicato alle affermazioni degli attivisti della Flotilla, arrestati e trasferiti in Israele, secondo i quali sarebbero stati torturati e picchiati. “Contrariamente alle false e infondate affermazioni preparate in anticipo, Saif Abu Keshek e Thiago Avila non sono mai stati torturati. A seguito di un violento scontro fisico contro i membri dell’equipaggio israeliano, quest’ultimo è stato costretto a intervenire per fermare tali azioni”, si legge nella dichiarazione. “Durante il trasferimento dei passeggeri alle forze greche, alcuni passeggeri si sono rifiutati e hanno iniziato a protestare violentemente – ha aggiunto il ministero -. Per sedare la violenza e completare il trasferimento, un’unità di polizia a bordo di una nave delle Forze di Difesa Israeliane è stata costretta a usare la forza”.
Mentre ha fatto rientro in Italia Tony La Piccirella, uno degli attivisti italiani tenuto in isolamento sulla nave cargo che li ha trasportati in Grecia. Il suo volo è atterrato a ora di pranzo all’aeroporto di Fiumicino. “Noi continuiamo: ci stiamo riorganizzando – ha assicurato – Continuiamo finché i nostri governi non troveranno la loro spina dorsale e pongano fine a tutti gli accordi che abbiamo con Israele, per fare gli interessi del popolo palestinese, del popolo italiano e di tutti i popoli che vogliono vivere in pace, solidarietà e giustizia“.