Il grande accusatore dell’ex ministro Luca Lotti e dei vertici dei carabinieri nel caso Consip, cioè Luigi Marroni, non soltanto ha confermato le accuse sulla fuga di notizie a ogni interrogatorio, ma ora chiede i danni: l’ex amministratore delegato della Consip ha presentato una richiesta per risarcimento danni contro il ministero del Tesoro, suo azionista di riferimento in Consip, per 10 milioni di euro.

L’episodio che Marroni contesta risale al 17 giugno 2017, quando si dimettono insieme il presidente di Consip Luigi Ferrara e Marialaura Ferrigno facendo decadere così tutta la struttura di vertice, incluso lo stesso Marroni. Quella mossa disperata serviva a evitare che il Senato discutesse alcune mozioni che avrebbero messo in forte imbarazzo il Pd e il governo, all’epoca entrambi guidati da Matteo Renzi.

L’esecutivo avrebbe dovuto scegliere se proteggere il ministro Lotti, accusato da Marroni di essere responsabile della fuga di notizie che ha contribuito a compromettere l’inchiesta Consip che arrivava fino al padre di Renzi, oppure se difendere un dirigente – all’epoca di provata fede renziana – nominato al vertice della Centrale acquisti della Pubblica amministrazione soltanto un anno prima.

Il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, con il suo capo di gabinetto Roberto Garofoli (rimasto al suo posto col governo Conte), provano ad aggirare il problema e fanno dimettere Ferrara e Ferrigno, così da cancellare il problema Marroni.

Il manager, già assessore alla Sanità della Regione Toscana, ha poi provato a trovare altri lavori, nel pubblico come nel privato, ma non ci è riuscito. Difficile trovare opportunità quando si hanno come nemici Renzi e tutto il Giglio magico e dopo aver parlato con i pubblici ministeri da accusatore.

Luigi Ferrara invece è rimasto al suo posto, anche ora che è indagato dalla Procura di Roma per false informazioni ai pm: è tuttora dirigente del ministero del Tesoro, dove ricopre l’incarico di capo del dipartimento Affari generali, quello a cui risponde la Consip.

Quando era ancora presidente di Consip, nella sua veste di capo dipartimento, aveva anche favorito la promozione di una funzionaria incaricata proprio di vigilare sulla Consip, Susanna La Cecilia, con un bando apposito. Tutto regolare per il Tesoro e la Corte dei Conti, ma la nomina è stata contestata dal sindacato interno Uil-Pa. La propensione di Ferrara per il doppio ruolo però è rimasta anche dopo aver lasciato la presidenza Consip. A difendere il ministero del Tesoro dalla denuncia milionaria di Marroni sarà, come sempre in questi casi, l’avvocatura dello Stato. Che però si rivolge all’amministrazione di competenza per essere supportata nel preparare la difesa.

L’avvocatura ha quindi chiesto al ministero chi si deve occupare di stabilire se le dimissioni di Luigi Ferrara e di Marialaura Ferrigno nel 2017 sono state una scelta legittima del ministro Padoan o una mossa politica che aveva il solo scopo di danneggiare Marroni. E il Tesoro ha risposto con il nome del dirigente che seguirà la questione: il solito Luigi Ferrara, in quanto capo del dipartimento competente su Consip. Chissà cosa pensa il nuovo ministro dell’Economia Giovanni Tria, di tutta questa vicenda. Pare che ancora il dossier del caso non sia arrivato sul suo tavolo. Tra le decisioni che spettano a Tria in questi giorni c’è anche quella che riguarda la conferma di Ferrara nel suo ruolo di capo dipartimento.

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