Il “casino” Consip ha investito il plenum del Csm. Ieri, infatti, c’è stato un fuori programma che ha messo nero su bianco come il verbale della procuratrice di Modena Lucia Musti sia uscito ad arte per dare manforte ai complottisti renziani. È stato il consigliere laico di Fi Pierantonio Zanettin ad aprire un dibattito al vetriolo: “Se è stata desecretata Consip, allora è opportuno desecretare tutte le pratiche politicamente sensibili, compresa quella sul pm Roberto Rossi di Arezzo per l’indagine su Banca Etruria (vedi papà Boschi, ndr) altrimenti vuol dire che le pratiche vengono desecretate a seconda del gradimento del governo di turno”.

Delle “strumentalizzazioni politiche” del verbale Musti e delle responsabilità del Consiglio parlano i togati di Area (sinistra) Piergiorgio Morosini e Antonello Ardituro, ex pm di Napoli. “So per certo che non è stata la Procura di Roma a dare alla stampa il verbale” ha detto Ardituro. “La scorsa settimana è stata imbarazzante, sono rimasto in attesa, sperando che qualcuno sottolineasse il fatto gravissimo” che sia uscito su alcuni quotidiani. E analizza: “La pubblicazione di questo verbale ha destato perplessità e confusione mettendo il Csm al centro dell’agone politico”. Morosini finisce di mettere il dito nella piaga: “È venuta fuori l’idea di desecretazione mentre si mandavano gli atti alla Procura di Roma. Bisogna stare molto attenti al momento di ostensibilità di certi atti perché quando vanno in mano alla stampa, in particolare solo a una parte”, come nel caso Musti, “possono esporre a campagne di stampa magistrati impegnati in inchieste importanti”. Morosini scende nel particolare: “Diverse testate hanno fatto credere la responsabilità di pm sulla fuga di notizie dell’intercettazione Renzi-Adinolfi (contenuta nel fascicolo Cpl-Concordia, ndr) ma abbiamo sentito dai lavori della Prima Commissione che è radicalmente da escludere la responsabilità del pm Woodcock”. Gli ha risposto visibilmente risentito Luca Palamara, togato di Unicost (centrista) e relatore, insieme ad Aldo Morgigni della pratica: “Non è rispettoso del lavoro della Prima annunciare l’esito sulla divulgazione delle intercettazioni”, come se non fosse già noto che Il Fatto quell’intercettazione, pubblicata il 10 luglio 2015, l’ha avuta dal mondo forense.

Sulla difensiva il presidente della Prima che ha proposto la desecretazione degli atti e l’invio alla Procura di Roma, con decisione, però, unanime. Giuseppe Fanfani, laico renziano della prima ora, nega ogni responsabilità sull’uscita del verbale Musti: “Abbiamo ritenuto opportuno desecretare circa 30 pratiche per l’ampia conoscenza che c’era già stata da parte della stampa e con il sereno convincimento del fatto che questo non incidesse sul dovere di riservatezza dei consiglieri che, sono certo, è stato rispettato da tutti”. Fanfani, poi, rivendica la scelta di aver trasmesso il verbale Musti alla Procura di Roma pur non essendoci elementi penalmente rilevanti e pur andando contro la prassi secondo la quale gli atti si mandano alla fine dell’istruttoria. “L’obbligo non c’era perché non c’erano notizie di reato, ma abbiamo ritenuto utile far conoscere quelle carte ai pubblici ministeri che indagano sull’ipotesi di scorrettezze da parte degli ufficiali che si sono occupati di Consip (il riferimento è al maggiore Giampaolo Scafarto, indagato per falso, ndr)”.

Proprio Fanfani, in un momento dell’audizione della Musti, dopo che un consigliere aveva fatto un riferimento sbagliato, ha messo insieme Cpl-Concordia e Consip: “De Caprio ha detto ‘Ha una bomba in mano’. Scafarto: ‘Succederà un casino, arriveremo a Renzi’”. Di Caprio aveva parlato con la Musti nel 2015 dell’inchiesta Cpl contro le coop rosse e il mondo dalemiano e Scafarto, improvvidamente, nel 2016, con la Musti aveva fatto un riferimento all’inchiesta Consip in cui era coinvolto Tiziano Renzi. Sono due cose diverse.

Ha parlato anche il vicepresidente Giovanni Legnini: “Non condanno la desecretazione degli atti ma bene ha fatto la Procura di Roma ad aprire un’indagine per violazione del segreto istruttorio”. Un colpo al cerchio e uno alla botte.

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