La politica, la rabbia dei giovani e le manganellate - 3/3
Il rifiuto della delega lo porta a respingere sdegnato l’invito a “pensare solo a cantare”: “Dove cazzo è andata a finire la passione di diventare le altre cose, di entrare nelle vite degli altri, di prendersi le responsabilità? Mi fanno piangere le persone che dicono ‘Smettila di fare politica, fai il cantante’, ma vattene affanculo”.
Un impegno che si concretizza nella difesa generazionale di fronte alle recenti tensioni di piazza. Analizzando la rabbia sociale, Gio Evan punta il dito contro le istituzioni: “Ci aspettiamo che nessuno sbrocchi? I giovani si sentono soli, gli abbiamo fottuto non il futuro, il presente, gli abbiamo rubato tutto, non riescono a campare. Le persone non vivono, perché con quelle poche centinaia di euro che prendono per fare degli stage non ci vivi”.
La chiosa è una durissima metafora sulla repressione del dissenso da parte dello Stato: “La vetrina non è una forma di violenza, è un sintomo, il tuo popolo ti sta dicendo che sta male. E noi cosa facciamo? È come se hai mal di pancia e per fartelo passare ti do una manganellata in testa, così poi ti fa male la testa, ‘Però – dici – non gli fa male più la pancia’, ‘Grazie al cazzo! Mi hai spaccato la testa!'”.