"E.R. – Medici in prima linea" e "The Pitt", ospedali e dottori al centro - 4/4
E.R. – Medici in prima linea
La serie nasce dall’esperienza di Michael Crichton, laureato in medicina a Harvard prima di diventare il romanziere di “Jurassic Park” e “Westworld”. La sceneggiatura del pilota risale agli anni Settanta ed è rimasta a lungo nel cassetto. Solo nel 1994, con il sostegno della società di Steven Spielberg, la NBC la trasforma in una serie. Il debutto, il 19 settembre 1994, cambia il linguaggio del medical drama: macchina da presa in continuo movimento, dialoghi sovrapposti, termini tecnici lanciati a raffica, pazienti che arrivano uno dopo l’altro. Il County General di Chicago diventa un’icona. Il cast lancia George Clooney, Anthony Edwards, Julianna Margulies ed Eriq La Salle. In Italia lo show è arrivato con il titolo “E.R. – Medici in prima linea”. Dopo quindici stagioni e oltre trecento episodi, il sipario è calato nel 2009.
Tra i volti di quella lunga stagione c’era Noah Wyle, nel ruolo di John Carter. Arrivato come studente di medicina impacciato, Carter cresce anno dopo anno fino a diventare uno dei pilastri del reparto. Il personaggio accompagna la serie quasi dall’inizio alla fine.
The Pitt
Sedici anni dopo, Wyle torna al camice, stavolta dall’altra parte della barricata. Nella serie, in onda su HBO Max dal gennaio 2025 e creata da R. Scott Gemmill, interpreta il dottor Michael “Robby” Robinavitch, primario di un pronto soccorso di Pittsburgh. Ogni stagione racconta un turno di quindici ore, una puntata per ogni ora, con l’afflusso continuo di casi e di emergenze. Lo show è diventato un fenomeno critico e di pubblico. Ha vinto l’Emmy come miglior serie drammatica e Wyle ha ricevuto il premio come miglior attore protagonista. Oggi il suo successo si intreccia con la battaglia legale nata dal suo passato.