"Mi chiedono di rifare il Ciclone da trent'anni ma no, è storia chiusa" - 2/2
Che poi, proprio come nella trama del film, precisa: “Resto però convinto che ci siano tante cose che invidia a noi umani”. E fa degli esempi, come “la goduria di grattarsi in mezzo alle spalle, oppure di ritrovare 50 euro nella tasca di un cappotto?”. Non solo: all’intelligenza artificiale manca anche “il gusto della malinconia”. Per il regista, è “qualcosa di simile alla favola di Pinocchio, con il burattino che vorrebbe essere un bambino vero”. Non manca un passaggio sul ritorno di alcuni attori de Il ciclone, il suo più grande successo, come Tosca D’Aquino, Paolo Hendel e Massimo Ceccherini: “È una cosa che mi piaceva fare, anche perché sono trent’anni che mi dicono di fare il seguito del Ciclone… ma no, quella è una storia chiusa, bellina proprio per questo“.
E quando gli viene chiesto se utilizzerebbe mai attori creati con l’intelligenza artificiale, Pieraccioni risponde prima seriamente: “È ridicolo, avranno le voci con l’autotune, risulteranno sempre finti. I baci, le carezze e i ragionamenti belli sono quelli analogici, quelli che hanno qualche virgola o addirittura qualche congiuntivo sbagliato, ma arrivano dal cuore”. Poi scherza: “Molto meglio Ceccherini rispetto a un attore fatto con l’intelligenza artificiale, certo. Lui lo sostituirei piuttosto con un cinghiale: gli levi tutto il pelo, lo metti in piedi ed è fatta”.