L’Everest sta conoscendo in questi giorni un vistoso sovraffolamento e le immagini presenti sui social lo documentano. Sul sentiero, infatti, che porta al suo campo base si stanno creando delle code tra i trekker e questo improvvisa concentrazione di turisti si lega a un effetto “collo di bottiglia” che si è creato in seguito alle piogge di fine ottobre, che hanno fatto attardare chi già si trovava lì per aspettare un miglioramento metereologico.
L’attuale periodo rappresenta comunque da sempre un periodo particolarmente denso di turismo per l’Himalaya: con la fine del monsone, infatti, il clima si stabilizza e inizia così il periodo di bel tempo che consente con maggior facilità le escursioni. L’altra situazione che sta creando allarme sulle stesse vette del Nepal è l’inquinamento che si trova soprattutto ad alta quota.
A documentare una situazione di particolare allarme è stato l’alpinista Gesman Tamang, che con un video pubblicato su Instagram ha mostrato la situazione del Campo IV, sommerso da materiali e rifiuti di ogni genere. Proprio per combattere l’inquinamento ad altra quota, il Nepal ha introdotto quest’anno l’obbligo per ogni alpinista che tenta la scalata dell’Everest di riportare a valle almeno 2 chili di rifiuti raccolti sopra il Campo II, dunque nelle aree dei Campi III e IV.
Si tratta di una misura nata per contrastare l’inquinamento, con l’intento di fare impegnare gli scalatori nella raccolta di rifiuti nelle zone più alte, evitando che questa attività di pulizia si concentri solo nelle zone più basse e accessibili.