“Baiardo calunniò Giletti per favorire Cosa nostra e Berlusconi”: la requisitoria del pm al processo contro l’ex gelataio
“Salvatore Baiardo ha fatto da megafono agli interessi di Cosa nostra e del suo principale referente, Giuseppe Graviano“. Lo ha detto il pm antimafia Lorenzo Gestri nella requisitoria, tutt’ora in corso, al processo di Firenze contro l’ex gelataio di Omegna (Novara) accusato di calunnia ai danni di Massimo Giletti nonchè di favoreggiamento personale, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, nei confronti di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Cosa nostra. L’oggetto del processo è una presunta fotografia risalente al 1992, che ritrae insieme un giovane Berlusconi, Graviano e il generale Francesco Delfino, allora dirigente dell’intelligence. Giletti ha riferito ai pm che lo scatto gli fu mostrato in un’occasione da Baiardo, già condannato in via definitiva per aver favorito la latitanza dei fratelli Graviano. L’ex gelataio, invece, ha sempre negato l’esistenza della foto: i pm non gli hanno creduto e lo hanno portato a processo per calunnia, in quanto, secondo i pm, ha accusato il conduttore di aver reso false dichiarazioni ai magistrati, pur sapendo che invece erano vere. Un comportamento, ha sostenuto il pm Gestri, “frutto di una scelta deliberata e consapevole di apportare un vantaggio a Cosa nostra, di cui proprio i fratelli Graviano rappresentano gli elementi di spicco, sottoposti al carcere duro perché ritenuti responsabili di aver organizzato le stragi commesse a Firenze, Roma e Milano tra il 1993 e 1994, e sui quali pendevano da tempo indagini sui mandanti esterni a carico anche di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi” (l’ultima inchiesta è stata archiviata a giugno).
Secondo il pm, Baiardo “ha scientemente negato l’esistenza della foto nella consapevolezza all’opposto di aver proceduto” a mostrarla a Giletti, “in modo che il conduttore vi potesse riconoscere le figure ritratte e l’ambiente”. L’ex gelataio quindi ha mentito “nonostante le sollecitazioni e le contestazioni che gli inquirenti gli avevano mosso, e anche a fronte di risultanze specifiche capaci di riscontrare la credibilità della versione di Massimo Giletti”. Baiardo, sostiene Gestri, sapeva “dei rapporti tra Giuseppe Graviano, Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, ritenuti una risorsa importante per Cosa nostra”: negare l’esistenza della foto quindi ha avuto lo scopo di “non accreditare le accuse nei confronti di Berlusconi e Dell’Utri, ancora funzionali all’organizzazione”. Mostrare lo scatto a Giletti, invece, “ha avuto l’effetto di veicolare all’esterno, attraverso la sua trasmissione, informazioni su fatti, episodi e incontri specifici che altrimenti sarebbero rimasti ignoti”. Il magistrato si sofferma inoltre sull’improvvisa chiusura di Non è L’Arena, il programma condotto da Giletti su La7, decisa “in un momento in cui risultava essere già stata realizzata una nuova puntata nel corso della quale si sarebbero trattati temi “sensibili” per il rapporto tra Cosa Nostra e Forza Italia e i temi riguardanti Berlusconi e Dell’Utri”: “consente di accreditare l’ipotesi per cui Baiardo abbia con le sue propalazioni svolto la funzione di megafono di Giuseppe Graviano, inducendo Urbano Cairo“, proprietario della rete, “a decidere la interruzione definitiva del programma di Giletti”.