Il mondo FQ

“Non dite ai bambini che il nonno è volato in cielo o si è addormentato”: Alberto Pellai spiega come parlare della morte ai più piccoli, perché non bisogna nascondere le lacrime e quando portarli al funerale

Come spiegare la morte ai bambini: i consigli dello psicologo Pellai e i libri per affrontare il lutto in famiglia
“Non dite ai bambini che il nonno è volato in cielo o si è addormentato”: Alberto Pellai spiega come parlare della morte ai più piccoli, perché non bisogna nascondere le lacrime e quando portarli al funerale
Icona dei commenti Commenti

“Un giorno mi hanno detto che non c’eri più. Allora ho chiesto dov’eri, e mi hanno risposto: “sempre con te”” scrive nel suo libro per bambini l’autrice Laura Romanazzi (Sempre con me, illustrazione di Kate Herbert, Edito da Sassi Editore). È giusto parlare della morte con i bambini? Come spiegare la morte a mio figlio? E, soprattutto, come aiutarlo ad affrontare e ad alleviare il dolore? Non sarebbe meglio proteggerlo, almeno quando è ancora piccolo, da un’esperienza così forte?

Sono domande che molti genitori si pongono di fronte alla perdita di una persona cara. Spesso gli adulti pensano che evitare di parlare della morte significhi proteggere i bambini da un dolore troppo grande. In realtà, non è necessariamente così.

Parlare della morte, inserendola nel ciclo della vita naturale, è importante. Gli esperti sottolineano infatti come sia fondamentale aiutare i bambini a comprendere ciò che accade intorno a loro, favorendo una maggiore consapevolezza, dando un significato alle emozioni che stanno vivendo e rafforzando il rapporto di fiducia con gli adulti di riferimento. Evitare l’argomento, al contrario, può far sentire il bambino escluso o lasciato solo di fronte ad emozioni che non riesce a comprendere e ad esprimere.

Affrontare questo tema non è semplice e richiede tanta sensibilità. È importante utilizzare un linguaggio semplice, chiaro e adeguato all’età del bambino, evitando, per quanto possibile, espressioni troppo vaghe o metaforiche che potrebbero generare confusione.

I libri sono uno strumento prezioso per accompagnare i bambini ad affrontare l’argomento della morte come la morte di un nonno, un genitore o una persona cara. Attraverso le storie, infatti, il bambino può riconoscere le proprie emozioni, immedesimandosi nel protagonista o nei personaggi del racconto, ritrovando vissuti e sentimenti comuni, sentendosi così meno solo.

Come Emilia, la protagonista dell’albo illustrato Tutto in una noce di Ammi-Joan Paquette, Illustratrice Felicita Sala, Traduttrice Chiara Carminati, Rizzoli Età di lettura: da 6 anni. Emilia rimane assorta dal racconto del viaggio di suo nonno che attraversò l’oceano in cerca di una nuova casa. Una semplice noce diventa il punto di partenza per una storia fatta di ricordi e famiglia. Mentre il seme cresce e diventa un albero, il nonno inizia lentamente a rallentare, come il naturale ciclo della vita

Per sempre nel mio cuore, per esempio, è un libro che ha l’obiettivo di aiutare, educatori e genitori, per affrontare il tema della morte, attraverso quattro storie illustrate. Il libro scritto da Barbara Franco, Editore Gribaudo, con età di lettura dai 3 anni, racconta con emozione e poesia il ciclo del lutto, ricordando la persona cara e facendola sentire più vicina.

Anche il momento e il contesto in cui se ne parla assume un connotato importante. È preferibile affrontare l’argomento in un momento di tranquillità, in un ambiente familiare e rassicurante, lontano da rumori e interruzioni. Il bambino deve sentirsi libero di fare domande, esprimere dubbi e manifestare le proprie emozioni, senza il timore di essere giudicato.

Ma come trovare le parole giuste? Come rispondere alle domande più difficili e accompagnare un bambino nell’elaborazione del lutto? A spiegarcelo è il dottor Alberto Pellai, psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva.

Alberto Pellai: “Non serve dire ‘è volato in cielo'”

Dottor Pellai, come è meglio parlare ai bambini della morte? Quali parole o frasi possono aiutare un genitore a introdurre questo argomento in modo chiaro e delicato? E quali espressioni, come “è successo all’improvviso, senza motivo”, “si è addormentata”, “è partita” o “è andata in cielo”, sarebbe invece preferibile evitare?

“Ai bambini bisogna parlare della morte in modo semplice, diretto, veritiero, con parole adatte alla loro comprensione. Non serve dire “è volato in cielo” oppure “è partita per un lungo viaggio”, “si è addormentata”, perché queste hanno parole che hanno un riscontro del principio di realtà che il bambino conosce e da cui si aspetta che i fatti concreti accadano realmente. Quindi è importante dire: “questa persona è morta” e la cosa che conta di più è che a dirlo sia l’adulto che funziona da base sicura nella vita di un bambino. Ossia quell’adulto che prenderà il bambino per mano e gli permetterà di sentirsi al sicuro anche di fronte ad un esperienza così dolorosa”.

Un viaggio possiamo dire quello della morte raccontato da Sebastiano Ruiz Mignone (vincitore di due Premi Andersen) in Nonno viaggia (illustrazioni di Michele Bosco, Editore Mimebù, età di lettura: da 5 anni). Ci sono viaggi speciali, come quello che Greta vive insieme a suo nonno. Prima di partire, i due fanno tanti preparativi e poi iniziano una bellissima avventura nella grande casa dei nonni.

Ogni oggetto che Greta trova nella casa racconta un ricordo e una storia del passato. Così, tra ricordi e racconti, il viaggio continua per diverse settimane. Fino a quando la mamma dice a Greta che il nonno è partito. La casa è ormai vuota, ma sul tavolino c’è una busta: bellissime fotografie che il nonno e Greta hanno scattato durante il loro ultimo viaggio insieme.

Un libro scritto proprio da Alberto Pellai sulla morte è Mi manchi già, con illustrazioni di Ilaria Zanellato, Editore De Agostini, età di lettura: da 3 anni. Un albo poetico che aiuta i più piccini ad affrontare il tema della perdita e della morte. Attraverso le parole di un papà al suo bambino e le illustrazioni, il libro racconta come, anche quando una persona o qualcosa che amiamo non è più fisicamente accanto a noi, il legame possa continuare a vivere nei ricordi e nel cuore.

Un racconto semplice e toccante che offre ai bambini uno spazio sicuro per dare un nome alle proprie emozioni. Anche il bambino, per quanto piccolo, ha necessità di conoscere e mostrare le proprie emozioni, specialmente quelle dolorose.

Alberto Pellai: “Gli adulti devono essere veri: non serve fingere le proprie emozioni”

Durante un’esperienza di lutto, è importante che gli adulti mostrino apertamente ai bambini i propri sentimenti, comprese la tristezza e le lacrime, oppure è preferibile proteggerli nascondendo le proprie emozioni?

“Gli adulti devono essere veri nei loro stati emotivi nell’accompagnare i bambini all’interno delle esperienze del lutto. Non serve fingere le proprie emozioni, perchè i bambni sono molto sensibili alla verità emotiva dell’adulto che sta al loro fianco. In qualche modo la sentono e la percepiscono al di là delle parole che vengono dette. Quindi è molto importante che il cosa si dice al bambino se è coorente con il come, con le tonalità emotive, con il linguaggio non verbale. Quello che serve al bambino non è l’adulto che non piange, ma l’adulto che piange in un modo che permette al bambino di condividere la tristezza, come se l’adulto facesse da specchio alle emozioni del bambino, perchè quella è l’emozione che accompagna il lutto. Mentre quello che non deve accadere è che l’adulto piange in un modo disperato, facendosi vedere frantumato dal bambino”.

Sostenere il bambino dopo la comunicazione richiede ascolto e impegno, per esempio svolgere attività come fare disegni, scrivere lettere, creare un album di ricordi. Un libro che funge da esempio è Cose da fare. Dritte per il nostro futuro insieme di Oliver Jeffers, Letterer Lucia Catellani, Editore Zoolibri, età di lettura: da 3 anni, dove un papà e la sua bambina mettono in tutti i progetti per costruire insieme un futuro nuovo.

Come avviene l’elaborazione del lutto nei bambini dott. Pellai e quali possono essere i modi concreti per sostenerlo durante questa elaborazione?

“L’elaborazione del lutto comporta sempre che il bambino che elabora il lutto non potendo più amare in presenza, impari ad amare in assenza. Fondamentalmente al dolore della tristezza della perdita, si deve sostituire la celeste nostalgia relativa alla persona che non c’è più, cioè una modalità per cui quella perdita rimane accesa nella memoria emotiva, ma non produce più un’ondata di dolore che disorganizza il funzionamento emotivo del bambino, ma quel dolore deve essere pensato, collegato a qualche immagini condivise insieme con la persona che sta al fianco e quella memoria può essere bella e confortante. Una buona attività da fare con i bambini per elaborare un lutto è realizzare un album di fotografie, dei momenti condivisi insieme con la persona che non c’è più e magari scrivere piccole didascalie o narrazioni dei ricordi condivisi in quegli istanti. Un’altra buona modalità è piantare un albero, un seme nella terra per una pianta oppure un fiore e averne cura nel tempo, simbolizzando con la nascita o con la crescita del fiore il ricordo che nasce e che cresce in noi della persona amata che non c’è più”.

Molti genitori si chiedono, con dubbi e perplessità, se sia giusto permettere al bambino di vedere per l’ultima volta il corpo del defunto e accompagnarlo al funerale e alla sepoltura, oppure se sia preferibile proteggerlo da questi momenti dolorosi. Qual è la scelta più adeguata per aiutarlo a comprendere e affrontare la realtà della morte?

“Molti genitori temono che portare un bambino ad un funerale si espone ad un dolore che lui non sia in grado di affrontare. Invece, molto fondamentale è raccontare ad un bambino che cos’è un funerale, essendo il momento in cui tutti danno l’ultimo saluto sulla terra ad una persona che in realtà è morta, in cui non avremo più un contatto diretto, ma che potremmo comunque andare a visitare al cimitero portando un fiore. Spiegando proprio che il funerale è una celebrazione di commiato, in cui le persone le danno l’ultimo saluto, condividono la tristezza della perdita, la bellezza del ricordo, la nostalgia per qualcuno che non c’è piu. Per cui è bene chiedere al bambino se lui ha voglia di partecipare a questa cerimonia di ultimo saluto e spesso gli adulti restano molto colpiti nello scoprire che in realtà l’adulto teme, a cui non vorrebbe esporre al bambino, invece il bambino la sceglie e decide di farne parte“.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione